lunedì, 5 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Craxiani smemorati
e massimalisti impenitenti
Pubblicato il 17-08-2015


Senza identità non c’è partito. L’identità è fatta di passioni condivise e di posizioni politiche che si assumono nel tempo. Quelle decisioni tracciano il profilo di una storia politica. Dal dopoguerra, la posizione socialista in merito alla ‘seconda Camera’ non è mai cambiata. Riassumo.
1946. Il progetto costituzionale elaborato dai giuristi socialisti guidati da Massimo S. Giannini è chiaro: Senato rappresentativo delle Regioni. La sottocommissione della Costituente fa sua la proposta. Colpiti dalla ‘sindrome del tiranno’, Dc e Pci si orienteranno poi sul bicameralismo perfetto. Nelle stesse ore Calamandrei presenta la proposta per conferire maggiore autorevolezza al capo dell’esecutivo e al governo. Bocciata.
Trent’anni dopo, nel progetto per l’alternativa socialista, Amato rilancia: superare il bicameralismo perfetto e rafforzare l’esecutivo. La Grande Riforma è dietro l’angolo.

1982. Conferenza di Rimini.Nella seduta ‘Rinnovare le istituzioni’, il relatore Federico Mancini sostiene: ‘…abbandonare il bicameralismo
perfetto, puntare a una seconda camera diversificata, designare il leader in sede pre-elettorale e obbligare il Capo dello Stato a nominare Presidente del Consiglio il leader dell’alleanza maggioritaria’. Efficace. E subissato dagli applausi. Enzo Cheli, un’ora dopo, parlerà di una ‘Camera legislativa’ e di una ‘Camera del controllo’ diversificata nella selezione (sic!) del personale politico con presenza anche di tecnici.

Nel 1985 la Commissione Bozzi chiude i suoi lavori proponendo bicameralismo differenziato di stampo regionale, limiti al voto segreto, rafforzamento del ruolo del capo del governo. Il Pci, contrario, non partecipa alla votazione finale. Passano una quindicina d’anni e Boselli sottoscrive il programma dell’Ulivo: Camera delle Regioni (nello schema attuale!). La verità è noiosa, ma questa è la storia.
Doppia sottolineatura: in questi anni si è solo rafforzata l’esigenza di un approdo al bicameralismo strabico (lo abbiamo riproposto proprio noi nel congresso di Fiuggi) – decisioni più rapide, stabilità del governo, continuità delle decisioni; la riforma attuale va migliorata non per togliere forza alla maggioranza ma per dare più voce all’opposizione – dunque al controllo – e per rappresentare meglio gli istituti regionali e locali. Il modello cui stiamo lavorando con i nostri emendamenti è il Bundesrat. Un autunno vivo, insomma. Senza foglie morte.

Craxi cercava di bilanciare l’autorità dell’esecutivo con l’onnipotenza delle Camere. Oggi il problema non è più questo, ma restano tre nodi.
La tendenza a un tripolarismo che rende ardua la vita parlamentare.
Lo spappolamento dei partiti e la loro scomposizione in gruppi e sottogruppi nelle assemblee.
I governi europei, e non solo, spesso a rimorchio di altre istituzioni e di altri poteri.
Hic Rhodus, hic salta.

Riccardo Nencini

Riccardo Nencini

Riccardo Nencini

Segretario Psi - viceministro dei Trasporti

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Commenti all'articolo
  1. Egregio Segretario, poichè credo nell’idea di un Senato regionale e quindi finalmente distinto dalla Camera, mi permetto di chiederLe questo: se si realizzasse il progetto del “Bundesrat” quali dovrebbero essere, secondo il PSI, le sue funzioni, in modo da renderlo effettivamente diverso dall’altra camera?
    Ringrazio e porgo cordiali saluti, Mario Mosca.

  2. Caro Riccardo, il problema oggi per noi socialisti non mi pare sia bicameralismo si o bicameralismo no, ma piuttosto se il senato riformato nelle sue competenze e prerogative costituzionali debba essere un senato di eletti o un senato di nominati. Soltanto di questo si tratta e io da socialista sono per un senato di eletti rappresentanti del popolo e non dei dirigenti dei partiti.

    • Egregio Parisi, ma se l’auspicato Senato federale fosse un’assemblea eletta dal popolo, che cosa lo differenzierebbe dalla Camera dei deputati? Il punto sta proprio nel diversificare i ruoli e le funzioni, una Camera eletta dal popolo e un’altra di rappresentanti locali che svolga un compito di controllo a nome degli enti regionali.
      Cordiali saluti, Mosca.

  3. Se non ricordo male, il che è sempre possibile visto il tempo trascorso da allora, uno dei cardini della Grande Riforma delineata in epoca craxiana era il rafforzamento del Primo Ministro, il che mi sembra confermato pure in queste righe, laddove si dice “Craxi cercava di bilanciare l’autorità dell’esecutivo con l’onnipotenza delle Camere”, e non a caso si parlava anche di “presidenzialismo”..

    Non rammento se quel programma di Grande Riforma includesse anche il superamento del bicameralismo prefetto, ma mi sembra che non fosse comunque in predicato il sistema di elezione diretta in entrambi i rami del Parlamento, e altrettanto dicasi per le preferenze, sulle quali oggi i pareri non sono concordi (ma al di là di quanto si può pensare in merito non andrebbe dimenticato che valgono tuttora per il voto comunale, regionale ed europeo).

    Si può ritenere che l’esser passato attraverso le preferenze renda l’eletto più “forte” e “indipendente”, vuoi verso la rispettiva dirigenza politica vuoi anche nei confronti del Primo Ministro, segnatamente per gli eletti che gravitano nell’orbita della sua maggioranza, il che lo indebolirebbe anziché “irrobustirlo” come vorrebbero i sostenitori di questa tesi.

    Come fattore di contrappeso e riequilibrio, si potrebbe allora valutare di attribuire al Primo Ministro la prerogativa di poter sciogliere le Camere qualora la loro “onnipotenza” , per riprendere il termine di cui sopra, avesse a trasformarsi in una sorta di “interdizione” permanente o quasi, tale cioè da divenire incompatibile con l’azione di governo (lo dico da inesperto della materia, ossia da semplice interessato alle vicende politico-istituzionali) .

    Paolo B. 18.08.2015

  4. Non capisco il riferimento a craxiani e massimalisti, forse il Segretario avrà qualche problema con qualcuno all’interno del Partito. Nel merito credo che sia assolutamente inaccettabile che ci sia un Senato di nominati. Sappiamo benissimo, in Italia, come finiscono queste cose. Diventerebbe l’ennesimo cimitero di elefanti , più o meno trombati precedentemente alle elezioni. Il Senato deve essere elettivo e, per differirlo dagli eletti alla Camera e creare un vero Senato delle Regioni, i rappresentanti che spettano alle varie Regioni devono essere eletti nel corso delle elzioni Regionali. Non sarebbe un problema il fatto che non tutte le Regioni vanno al voto nello stesso anno, negli Stati Uniti i deputati e i senatori sono eletti con differimenti che non inficiano il lavoro del Congresso e del Senato.

    • Caro Sig.Parisi, la mia idea è gli italiani eleggono i propri rappresentanti locali al momento delle elezioni regionali. Tra questi rappresentanti regionali dovrebbe avvenire la nomina dei senatori per questa nuova camera. Inutile votare due volte per dei deputati regionali.
      Cordiali saluti, Mosca.

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