giovedì, 8 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Dati Inps sulla CIG:
fuorivianti ed equivoci
Pubblicato il 19-08-2015


Scorrendo la pagina Facebook del Presidente del Consiglio, Renzi, si prende lettura dell’ennesimo annuncio. Qui di seguito riportato integralmente – “I dati INPS su cassa integrazione sono interessanti: -26,9% di ore autorizzate di cassa integrazione guadagni su base annua, -8,7% sul mese precedente. Chi rientra al lavoro pieno dopo anni di cassa integrazione rappresenta il segnale che finalmente le cose cambiano‪ #‎italiariparte‬”. Di mezzo c’è sempre l’Italia che riparte. Peccato che questi dati in un modo o nell’altro siano almeno equivoci. Fuorvianti la realtà. Artefatti.
E, per chi non è, per cosi dire, “dentro il problema” la cosa potrebbe anche far pensare che tutto sta procedendo bene. Cosi non è. Vediamo perché partendo da questi dati. “Nel mese di luglio 2015 sono state autorizzate 52,4 milioni di ore di cassa integrazione guadagni. Nello stesso periodo del 2014 ne erano state autorizzate 71,7 milioni.” Da qui, pare, la deduzione del calo pari al 26, 9%. Ciò detto, è bene ricordare che a seguito dell’entrata in vigore della legge n. 92 del 28 giugno 2012 (legge Fornero) l’articolo 2 – comma 64 della stessa prevedeva quanto di seguito: “64. Al fine di garantire la graduale transizione verso il regime delineato dalla riforma degli ammortizzatori sociali di cui alla presente legge, assicurando la gestione delle situazioni derivanti dal perdurare dello stato di debolezza dei livelli produttivi del Paese, per gli anni 2013-2016 il Ministro del Lavoro e delle politiche sociali, di concerto con il Ministro dell’Economia e delle Finanze può disporre – sulla base di specifici accordi governativi e per periodi non superiori a dodici mesi, in deroga alla normativa vigente – la concessione, anche senza soluzione di continuità, di trattamenti di integrazione salariale e di mobilità, anche con riferimento a settori produttivi e ad aree regionali, nei limiti delle risorse finanziarie a tal fine destinate nell’ambito del Fondo sociale per occupazione e formazione, di cui all’articolo 18, comma 1, lettera a), del decreto-legge 29 novembre 2008, n. 185, convertito, con modificazioni, dalla legge 28 gennaio 2009, n. 2,come rifinanziato dal comma 65 del presente articolo.”
Dal 2012 fino ad agosto del 2014 è accaduto che le regioni, su delega dei governi seguiti, hanno continuato a firmare i cosiddetti – “Verbali di accordo istituzionale per la prima concessione e proroga CIG e Mobilità in deroga” – con le OO.SS. (Nonostante le raccomandazioni a voler ridurre le stesse come suggerito della legge di cui sopra). Nel mese di agosto 2014, esattamente il 1° agosto, è firmato dai Ministri Padoan e Poletti il decreto interministeriale n. 83473 – Il decreto intende disciplinare “i criteri per la prima concessione e proroga di ammortizzatori sociali in deroga alla normativa vigente. L’articolo 2 del decreto disciplina, appunto, i criteri di concessione della cassa integrazione guadagni, ne fissa le concessioni e le proroghe e soprattutto la graduale cessazione entro il 31/12/2016, mentre l’articolo 3 dello stesso disciplina i criteri di concessione della mobilità in deroga, ne fissa le concessioni le proroghe e la graduale cessazione entro il 31/12/2016. Al decreto n. 83473 segue la circolare n. 19 del 11/09/2014. Inoltre, da sottolineare, a decorrere dal 1°settembre 2014 coloro che hanno usufruito per più di 36 mesi del beneficio della CIG e della Mobilità in deroga non hanno più diritto dal 2015 a formulare richiesta di proroga.
Ciò significa che migliaia di lavoratori dal 1°settembre 2014 sono fuori dal bacino degli ammortizzatori sociali in deroga (per esempio solo nella regione Sardegna su 17.300 lavoratori beneficiari di mobilità in deroga, ben 4.039 dal primo settembre 2014 sono fuori dal bacino ). L’altro aspetto del decreto riguarda, invece, le persone che non hanno diritto nemmeno a fare la richiesta di concessione. Infatti, risulta al comma 3 dell’articolo 2 del decreto che – “possono richiedere il trattamento di cui all’articolo 1 solo le imprese di cui all’articolo 2082 del codice civile” (in Sardegna ne sono esclusi almeno altri mille). Ancora risulta che, sempre dal decreto di cui sopra, non potranno inoltrare richiesta di prima concessione di indennità di mobilità in deroga coloro che nell’arco dell’anno precedente hanno usufruito di altre forme di sostegno al reddito quale, per esempio, l’Aspi e la mini Aspi (in Sardegna sono circa mille lavoratori).
Ne consegue, dunque, che i dati diramati dall’osservatorio INPS e dirammati dall’entourage del presidente Renzi nascono dall’applicazione piena della legge Fornero e dal successivo decreto e circolare esplicativa. A conti fatti, non c’è davvero proprio nulla da esultare. La situazione non è rosa e fiori. Migliaia di lavoratori sono di fatto disoccupati e privi di ogni altra forma di sostegno al reddito. L’osservatorio Inps, nel divulgare questi dati ha di fatto ommesso di specificare nei dettagli quanto sopra e il presidente del Consiglio ha colto la palla al balzo forte della disinformazione generale che ruota intorno all’argomento “ammortizzatori sociali”. In conclusione, questi dati non significano che le CIG sono diminuite perché sono aumentati i posti di lavoro. Semplicemente si va sempre più spediti verso la graduale cessazione entro il 31/12/2016 degli attuali ammortizzatori sociali.
Antonella Soddu
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