martedì, 6 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Dopo gli addii la nostra resistenza
Pubblicato il 01-08-2015


Condivido l’idea secondo la quale, dopo l’annuncio di abbandono di Di Lello e di Lello (Di Gioia), non possiamo far finta di niente. Anche perché queste fughe si sommano a quelle del cosiddetto Risorgimento socialista che pensa di risorgere con Vendola e Fassina. Inutile minimizzare. È in atto una piccola incursione per toglierci di mezzo. Non siamo così decisivi sul piano parlamentare e neppure siamo stati particolarmente incisivi e pericolosi sul piano politico. Eppure rappresentiamo una storia ambita e un’identità oggi assunta da altri con ritardo e contraddizioni. Penso che dobbiamo prepararci alla sfida e sapere subito con chiarezza su chi possiamo contare e per fare cosa.

Innanzitutto, visto che ci aspettano giorni duri, occorre che coloro che intendono restare siano davvero disposti a combattere. È finito il tempo delle mele, e anche quello delle melasse. Gruppi di compagni che antepongono il loro particolare interesse a quello della nostra piccola comunità cambino subito atteggiamento. I delusi delle ultime elezioni si tolgano le ambasce e vengano al fronte a combattere con noi, con elmetto e fucile. I cultori dei post su Facebook la smettano di seminare discordia e pessimismo. Si accomodino e vengano a lavorare con noi. O si crogiolino da soli nel loro disfattismo.

Noi stiamo lavorando per preparare una conferenza programmatica e un congresso. Ho proposto personalmente quattro capitoli di un programma con diverse idee concrete che possono diventare iniziative parlamentari. Il Psi deve oggi rilanciare un progetto di socialismo liberale e le proposte ho tentato di metterle coi piedi per terra: reddito minimo di cittadinanza, cogestione sul modello tedesco, abolizione dell’Irap, immediata riforma dell’Italicum con premio di coalizione e non di lista, una sessione parlamentare sull’Europa politica, affermazione dello “ius soli” per i figli di immigrati nati in Italia, stessi diritti per cittadini stanziali e non, senza sopraffazioni ma anche senza assurdi privilegi, una difesa ad oltranza della nostra civiltà liberale dalle incursioni dell’integralismo islamico, che va combattuto anche militarmente con una vasta coalizione, il lancio immediato di una nuova stagione di diritti civili, con testamento biologico, unioni civili, fecondazione eterologa, una riforma della giustizia con separazione delle carriere e doppio Csm.

Su questo e altro dobbiamo sfidare la nostra insufficiente visibilità. E lavorare per presentare alle comunali delle grandi città e poi alle politiche una lista riformista, alleata col Pd, se la legge elettorale subirà il mutamento prima richiamato. Per quest’ultimo obiettivo dobbiamo utilizzare anche le nostre residue forze, che al Senato restano invariate. E in accordo col partito di Alfano pretendere il premio di coalizione per votare a favore della legge costituzionale. I nostri parlamentari devono diventare una sorta di drappello di mischia, per sfondare il muro di silenzio e di ostracismo che si è creato attorno a noi.

Se questo sapremo fare subito allora l’addio di uno o due parlamentari ci avrà fatto anche bene. Ci avrà svegliato da qualche sonno di troppo. Ci avrà convinto che per vivere non basta sopravvivere. Nessuno deve illudersi che possa tornare l’era del cinghiale bianco e mi stupisco che dopo più di vent’anni ancora qualcuno speri che possa prendere piede un Psi più o meno come l’abbiamo conosciuto. Non so quanti anni servano ancora per dimostrare che il sistema è cambiato e che i vecchi partiti in Italia sono spariti. Noi siamo una piccola comunità, come in fondo quella radicale, che ha il compito di affermare la validità di una storia non ereditata da nessuno (quella del socialismo riformista e liberale, non la storia del socialismo, dove è maturato di tutto). Ma siamo una piccola comunità che pensa di avere una sua specifica identità da affermare nel presente, legando, i soli, alle grandi battaglie di equità, quella per la laicità e i diritti delle persone. Socialisti e liberali, dunque, altro che. Oggi è in gioco la nostra esistenza. Occorre reagire. Per farlo, c’è bisogno di unità, di consapevolezza e di chiarezza, di coraggio e di generosità, di tanta, tantissima generosità.

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Commenti all'articolo
  1. Cominciamo a precisare che “il cosiddetto Risorgimento Socialista” non ha alcuna intenzione di passare da un vassallaggio ad un valvasssorato, o tanto meno essere valvassino di Vendola, Fassina, Civati o quant’altro..
    C’è la necessità di ribadire una opposizione seria ad un governo che si ostina a governare con forze politiche del tutto eterogenee e senza un vero programma innovativo.
    Non vedo alcun accenno alla scuola, al ridimensionamento del job act che, come da recenti statistiche, non ha affatto incrementato i posti di lavoro, o alla necessità di introdurre le preferenze in una legge elettorale che, per come si presenta oggi, con il premio ad un partito e non ad una alleanza, è più fascista della legge Acerbo.
    Il profondo dissenso di coloro che vogliono un Risorgimento Socialista è tutto qui: nel non accettare che un centrosinistra possa chiamarsi tale, con l’apporto di un partito che si chiama Nuovo Centrodestra e con l’aiuto delle truppe cammellate verdiniane. E per di più con la velleità del “non disturbare il manovratore”.
    E’ del tutto evidente e anche comprensibile, d’altro canto, il fatto che certuni, e crediamo in futuro sempre di più, nell’alternativa di restare sopra un ruotino di scorta del PD, o di saltarci direttamente sopra, scelgano quest’ultima, specialmente sapendo che le liste future saranno solo di nominati..anche da certa “gratitudine”.

  2. Tanto gli abbandoni verso il PD, quanto gli allontanamenti verso la Sinistra, da parte dei nostri compagni, hanno un’unica origine: la nostra indistinguibilità sostanziale dal classico, per noi e per l’attuale società ANTICO, Liberalsocialismo del Partito di Renzi.
    In tali senso le proposte del Direttore dell’avanti per “la nostra resistenza” sono puro AUTOLESIONISMO, non la cura ma la causa della malattia.

    • Non capisco, quindi i socialisti italiani che credono nelle riforme liberali dovrebbero abbracciare il partito democratico in toto? Oppure aumentare la propria “distinguibilità”? E se questo è il caso, in che modo? A me sembra che il modo sia proprio quello dei quattro punti programmatici esposti dal Direttore dell’ Avanti!
      Mario Mosca.

  3. Sono d’accordo. L’abbandono di Di Lello può servire per farci capire che non si può ripetere l’esperienza disastrosa di Boselli. Occorre umiltà e resistenza. Già Nenni evitò la liquidazione del PSI sotto costo. Personalmente proporrò di coinvolgere Claudio Martelli nella rifondazione socialista. E’ l’unica personalità che ancora ha una sua visibilità e che ci è rimasta. Facciamo che sia lui a tirarsi fuori; non noi a fare finta che non ci sia.

  4. Continuo a non sapere chi sia questo personaggio che si cela sotto la sigla carlo_u. Mi copre da un po’ di accuse insensate. Io sopporto e lascio giudicare gli altri. Ho tentato anche un dialogo ma non è servito. Vive di supponenze, poveretto. Capita.

    • Lasci stare, Direttore, non vale la pena.
      Complimenti per l’articolo. Spero che la Dirigenza tenga duro, che i socialisti facciano quadrato e difendano il Partito depositario del vero Socialismo liberale e riformista.
      Cordiali saluti, Mario Mosca.

    • Da pugliese, espressi il mio profondo stupore per la indicazione di Lello Di Gioia a deputato da parte di Nencini. Di Gioia aveva già votato, alle prime primarie regionali, contro le scelte e gli accordi di Partito, privilegiando Vendola a Boccia. E di tanto aveva menato vanto pubblicamente, a risultato acquisito. A Vendola aveva consentito che si consegnasse il Consigliere regionale eletto nel collegio di Foggia, impedendo al PSI di costituirsi in gruppo nel Consiglio Regionale. Cosa abbia indotto Nencini a preferirlo a Bobo , a Mauro del Bue, a Intini, a Cefisi, a Gerardo, a Roberto e a tanti altri, rimane un mistero. Volete dunque che il responsabile di queste indicazioni rimanga ancora ai vetici del Partito?

  5. Invito, chi ha tempo da perdere, a raccogliere le mie critiche al signor Del Bue nei vari commenti ai suoi “fondi”.
    In tal modo sarà possibile verificare se si è trattato di accuse ed, oltretutto, infondate.
    Tutte critiche in verità politiche, come in quest’ultimo caso, ad una linea che conduce ad abbandoni verso il PD e ad allontanamenti verso la sinistra.
    In realtà la presunzione, da moltissimi riconosciuta, del signor Del Bue, lo conduce all’assoluta insofferenza per le critiche, portandolo a rispondere con ironia e con sufficienza e mai, dico mai, ad aprirsi alle tesi altrui.
    La supponenza è la sua, come tutti sanno, pur non potendosela permettere sotto tutti i profili, fino al punto da definirmi, nella totale tempesta emotiva del proprio affanno argomentativo, un “poveretto”.
    Peccato che l’unica dimensione di povertà si individui nei suoi contenuti.

  6. Giusto la generosità.
    Chi la mette in pratica tutti i giorni, molto spesso viene attestata per merce di scambio per raggiungere posizioni di potere nel Partito.
    ” Quale potere?”
    Purtroppo anche a livello periferico riemerge il male di sempre.
    Qualcuno è convinto che affermare : io sono socialista”e molto spesso l’atteggiamento, l’operare quotidiano è in contraddizione con l’essere Socialisti, sia la verità. (la loro verità)
    Condivido direttore, pienamente il tuo ragionamento.
    Prepariamoci ad affrontare gli appuntamenti programmati con senso di responsabilità, convinti che possiamo se uniti, svolgere ancora una funzione positiva con le proposte da te preannunciate, in questa Società.
    Di Lello, Di Gioia.
    Non mi sorprende il loro gesto. Forse è un bene, che se ne vadano dal Partito, per chi rimane e per chi dobbiamo fare entrare.
    BUON LAVORO!

  7. E’ del tutto ovvio che non si può far finta di nulla. Credo pure che più si avvicineremo alle elezioni politiche e più si accentuerà il fenomeno di “compravendita” e di offerte “sotto-costo”. Come è chiaro che il nostro rapporto con il PD sarà comunque lo spartiacque per il nostro futuro. Se sarà subalterno sarà la fine! e gli “animali” politici alla Di Lello, annusano prima e si “sistemano” per il proprio tornaconto . Hanno paura di arrivare alla ghigliottina dei pochi posti offerti dal “datore di lavoro” il PD. Se invece proviamo a scegliere, con coraggio ed altrettanto rischio, una autonoma posizione, forse e dico forse, possiamo sperare di vivere una nuova stagione politica. Con chi? qui ci vuole più coraggio è meno inutile tatticismo. Non possiamo vedere nemici dappertutto. Limitarci al recinto liberlal-socialista, che tradotto significa solo l’area socialista- radicale, credo sia rimasta ben poca cosa. O torniamo alle nostre radici, dove siamo nati, nel mondo del lavoro o dei lavori se vogliamo, oppure il nostro destino è segnato definitivamente.

  8. Considerazioni serie e approfondite completamente da condividere quelle de nostro direttore Mauro Del Bue. Ma se per vivere non basta sopravvivere, il Partito deve, da subito, dire chiaramente cosa vuole fare nei confronti della politica nazionale ed europea sia nei rapporti con Renzi e sia nei rapporti con il PSE che sembra si sia smarrito nella difesa dei valori del socialismo democratico

  9. C’è davvero molto di vero in ciò che Mauro scrive; così tanto che mi sento di sostenere appieno il prcorso che lui propone, con senso di lealtà al Partito e a quei tanti Compagni, che della maggioranza e dall’opposizione lavorano per affermare valori e tradizioni che la storia ha dichiarato vincenti. E’ anche indubbio però che, oltre alla necessità di rilanciarsi sul piano propositivo e delle idee, serve anche fare un’analisi critica su diverse questioni e scelte oggetto di dibattito interno. lo faremo attraverso la Conferenza programmatica che Mauro richiama e con la scadenza congressuale che dovrà vederci impegnati non in una lotta alla poltrona, come mi piace chiamarla, ma in un confronto ideale e di proposte che recuperino credibilità verso quell’elettorato che può guardare a noi come depositari di principi e di visioni ampie ormai non più insite in altre formazioni. Lo dobbiamo fare per il nostro passato (che sono consapevole non potrà mai più tornare, perché la società mondiale è cambiata e con essa il concetto stesso dell’essere partito), ma soprattutto per il nostro futuro e per ciò che ancora è il nostro compito fondamentale, ossia dare voce ai “meno”, ed essere in grado di rispondere e soddisfare i bisogni delle nostre collettività, in un quadro nazionale ed internazionale completamente mutato. Non serve ricercare altrove i valori del socialismo di cui in troppi si ammantano, ma che difficilmente riescono a realizzare compiutamente: noi quei valori li conosciamo bene, fanno parte del nostro DNA ed abbiamo avuto prova, lo dico per esperienza diretta, che pur nella buona fede di tentare di trasferirli altrove, non hanno trovato terreno fertile dove svilupparsi e radicare. Siamo nel PSI e ci resteremo, con dignità, con coraggio, con spirito di servizio, non tacendo le cose che non ci piacciono, ma lavorando per affermare i nostri ideali che Mauro ha egregiamente rappresentato.

  10. Chi ha preso parte alla vita del vecchio PSI fatica a comprendere come un esponente di partito che ricopre ruoli e cariche importanti possa fare scelte politiche di questa portata, ossia passare ad altra forza politica, senza averne prima discusso all’interno del proprio partito, ma, come afferma il Direttore, occorre convincersi “che il sistema è cambiato e che i vecchi partiti in Italia sono spariti”, e, di riflesso, va preso atto che anche le “consuetudini” di allora sono tramontate.

    Tutto ciò riguarda comunque la “forma”, ma poi c’è anche la “sostanza”, e il trasferimento in questione, pur se mette davanti al “fatto compiuto”, almeno così sembra, porta comunque sul tavolo il rapporto col PD, e in ordine a questo delicato nodo mi pare, salvo un errore di interpretazione, che il Direttore proponga, rispetto ed in alternativa all’adesione diretta al PD, “una lista riformista, alleata col Pd”, sia alle elezioni comunali che alle politiche, nel secondo caso “se la legge elettorale subirà il mutamento prima richiamato” ovvero se ci sarà una “riforma dell’Italicum con premio di coalizione e non di lista”.

    In ogni caso, entrambe le soluzioni, ingresso o alleanza, ruotano intorno PD, e viene da chiedersi perché mai l’attuale PSI – se si arrivasse al premio di coalizione, che darebbe spazi di autonomia ai partiti “minori”, salvo il dover ovviamente superare la soglia di sbarramento – si debba “legare le mani” già in partenza, cioè a priori, non fosse altro perché oggi non si sa se col PD potrà attuarsi un programma di “socialismo liberale”.

    Se si deve cercar di cambiare la legge elettorale, quindi raccogliere le firme per potersi presentare, e poi ancora cercare il consenso per superare la soglia di sbarramento, perché, dopo tanto darsi da fare, non lasciarsi nel contempo un qualche margine di decisione quanto alle alleanze, anziché predeterminarle fin da adesso ?

    In buona sostanza, pur con il rispetto da riservare ad ogni idea e proposito, ci sarebbe da domandarsi se tutto questo sforzo “valga la candela”, e se le alleanze a senso unico non “ingabbino” e svuotino di fatto l’autonomia che, con non poca fatica, si vorrebbe mantenere, o raggiungere.

    Rimango poi dell’opinione che, al momento, per “sfidare la nostra insufficiente visibilità” si debba puntare molto sulle votazioni a livello locale, dove i socialisti possono verosimilmente ottenere una buona rappresentanza, anche sul piano numerico, e dove le tematiche da affrontarsi possono anche avvicinare i tronconi della “diaspora” socialista, mentre sulle questioni di rilevanza nazionale il discorso può presentarsi più complesso, così come il raggiungere di reciproche intese (sempre che interessino).

    Paolo B. 02.08.2015

  11. Condivido il commento di carlofel. L’articolo di Del Bue è da discutere. Si vuole per “realismo” entrare nella coalizione del pd sapendo bene che il pd ormai è un partito di centro DESTRA. Comunque come militante del PSI per un Risorgimento Socialista parteciperò a tutte le attività del PSI presenti e future spero insieme a quei compagni che si richiamano alle attività in essere dei “Risorgimento Socialista”.

  12. Riguardo al modo di firmare i propri commenti, non mi sento personalmente di dar torto a chi preferisce farlo con una sigla o un acronimo, piuttosto che col nome per esteso, a condizione ovviamente che il contenuto del testo non sia offensivo verso le persone, pur nell’eventuale durezza del confronto politico.
    Mi sembra infatti che in questo genere di note debba prevalere il contenuto, cioè le argomentazioni addotte, piuttosto che conoscerne l’autore, anche perché, per ragioni varie, potremmo essere prevenuti nei suoi confronti.

    A meno che, e sarebbe del tutto legittimo, nel sapere chi esprime l’una o l’altra posizione, ci si voglia fare un’idea di massima sugli orientamenti della base, vale a dire il corpo degli iscritti, o simpatizzanti, ma niente ovviamente impedisce che chi vuole “rivelarsi” in tal senso metta il proprio nome e cognome, così che possono convive i due sistemi di “firma”.

    Paolo B. 02.08.2015

  13. Io con Carluber non so più cosa fare. Alzo bandiera bianca. È incredibile come non si accorga di usare un linguaggio offensivo e si lamenti del mio. Va bene. sono arrogante, permaloso, arretrato, trapassato, superficiale, e anche poveretto. Però alzo bandiera bianca. Ha vinto lui. Mi consegno prigioniero. A patto di smetterla. E di parlare solo di politica.

  14. Ribadisco: le mie critiche, anche dure, risiedono esclusivamente sul terreno politico.
    La linea del vecchio liberalsocialismo, incarnata e promossa dal Direttore dell’Avanti, ci identifica sostanzialmente con il PD di Renzi.
    Tale condizione provoca tanto gli abbandoni di alcuni compagni verso il PD, quanto, in senso contrario, gli allontanamenti di altri compagni verso la Sinistra.
    Proprio in rapporto a ciò, da tempo ancorchè sinteticamente, propongo altre vie, in particolare quella ecosocialista.
    A fonte di ciò, da parte del Direttore dell’Avanti, si assume LA STRATEGIA DELLA CORTINA FUMOGENA DEL VITTIMISMO, CON IL CHIARO INTENTO DI DEPISTARE, IN RAPPORTO ALL’INSOSTENIBILITA’ DELLA PROPRIA POSIZIONE POLITICA.

  15. LUPI, CANI E PASTORI. Caro Mauro, vedo che tu, già capobranco, cerchi di assolvere con qualche dignità il ruolo che ti sei dato, nobilissimo intendiamoci, di cane pastore. Cercando di indirizzare come meglio puoi il gregge sempre più smilzo e sbandato delle pecorelle PSI e di difenderlo da lupi famelici che si aggirano nei dintorni: scissionisti filopiddini, pericolosi autonomisti, risorgimentali, più cani sciolti e cecchini, varie ed eventuali. Nel meritorio tentativo di “mettere una pezza” all’ennesimo abbandono, stavolta addirittura di due dei quattro parlamentari veramente scelti dal Segretario, come sai bene, con la certezza di essere eletti, rivolgi un appello a tutti a “indossare elmetto e fucile” e a unirsi come un sol’uomo alle indomite truppe combattenti di stanza a via di Santa Caterina. Evidentemente non ti hanno informato che la linea d’azione teorizzata e praticata laggiù, confermata in un “garbato” attacco al sottoscritto di un paio di giorni fa, rimane quella del “non faremo prigionieri”, del “fatevene ‘na ragione” e del “tutto va bene madama la marchesa”. Così è, caro Mauro, e prima o poi anche tu dovrai prendere atto che il problema non sono i lupi cattivi, bensì i pastori. E che se non si cambiano quelli, a cominciare dal number one, anche le tue interessanti proposte, ribadite in questo editoriale, rimarranno lettera morta, come sono rimaste lettera morta le tue interessanti posizioni sulla riforma costituzionale ed elettorale. Pertanto, e in conclusione, faresti bene a rivolgere il tuo appello a coerenza, generosità e coraggio al tuo stato maggiore: da quelle parti sono vocaboli sconosciuti. Se ne vedremo anche un’ombra, non mancheremo di riconoscerlo. Nel frattempo noialtri continueremo a crogiolarci. Ma, e qui sbagli, né disfattisti né da soli. Anzi costruttivi e ottimisti. E in numerosa, variopinta e divertente compagnia. Al nobilissimo cane pastore, intelligente e utile, continuiamo comunque a preferire il caro vecchio lupo col suo branco. Animale sicuramente meno utile, ma libero.

  16. Caro Gerardo, io non so se è il caso di cambiare i pastori, ma certo compito di un bravo capo branco è quello di evitare che i lupi si sbranino il gregge. Che è poi l’unico esistente. Ridotto, forse anche malconcio, ma tu ne vedi un altro?

  17. Il PSI, purtroppo non è più in grado di rappresentare il socialismo italiano, ed il caso Di Gioia prima e Di Lello dopo lo dimostrano benissimo. Inutile suonare la tromba chiamando i compagni alla carica quando i suoi parlamentari, quelli che dovrebbero battersi per difendere per difendere quella “una storia ambita e un’identità oggi assunta da altri” fanno spallucce e votano fiducie su fiducie ad un governo che tutto fa tranne difendere quella storia e quella cultura che noi diciamo di rappresentare. Si caro Mauro diciamo di rappresentare, perché in questi anni abbiamo scelto sempre il male minore, abbiamo scelto l’oblio dalla scena non difendendo la storia del nostro Partito dopo le tragiche vicende di tangentopoli con tutta una classe dirigente che ha cercato “casa” in altri schieramenti politici siano essi di destra che di sinistra rinnegando storia ed appartenenza.
    Abbiamo rinnegato la nostra storia quando per farci eleggere in Parlamento abbiamo accettato di essere eletti nelle liste di altri Partiti.
    Tutti noi, me compreso, ci siamo prodigati per far apparire una scelta sbagliata come strategica perché era l’unica che ci poteva far ritornare in Parlamento ben consapevoli che quella sarebbe stata la scelta della dissoluzione del Partito. Ed oggi questa classe Dirigente invece di rimettere il mandato, come succede in tutti i paesi democratici del mondo, prende la tromba e suona la carica per rinforzare le fila di un altro partito con la speranza di mantenere i posti in parlamento.
    Nel rugby la mischia ha un ruolo importante, chi è in mischia abbassa la testa e spinge per garantire ai compagni una palla da portare in meta, non cerca riflettori ma da la possibilità di successo all’intera squadra. Forse è questo che manca a questo PSI è il sentirsi squadra.
    È vero noi siamo una piccola comunità ma se vogliamo veramente cambiare dobbiamo vincere le paure che il cambiamento comporta e crederci e finché ci accontenteremo di scegliere il male minore allora non dobbiamo biasimare i vari Di Lello o Di Gioia che decidono di andare, in fondo i primi ad aver paura del cambiamento siamo stati noi.
    Se solo esiste un’alternativa va perseguita l’identità la si difende con la presenza nelle competizioni elettorali non con le ospitate.

  18. Il PSI, purtroppo non è più in grado di rappresentare il socialismo italiano, ed il caso Di Gioia prima e Di Lello dopo lo dimostrano benissimo. Inutile suonare la tromba chiamando i compagni alla carica quando i suoi parlamentari, quelli che dovrebbero battersi per difendere quella che tu definisci “una storia ambita e un’identità oggi assunta da altri” fanno spallucce e votano fiducie su fiducie ad un governo che tutto fa tranne che difendere quella storia e quella cultura che noi diciamo di rappresentare. In questi anni abbiamo scelto sempre il male minore, abbiamo scelto l’oblio dalla scena politica non difendendo la storia del nostro Partito dopo le tragiche vicende di tangentopoli con tutta una classe dirigente che ha cercato “casa” in altri schieramenti siano essi di destra che di sinistra rinnegando storia ed appartenenza.
    Abbiamo rinnegato la nostra storia quando per farci eleggere in Parlamento abbiamo accettato di essere eletti nelle liste di altri Partiti.
    Tutti noi, me compreso, ci siamo prodigati per far apparire una scelta sbagliata come strategica perché era l’unica che ci poteva far ritornare in Parlamento ben consapevoli che quella sarebbe stata la scelta della dissoluzione del Partito. Ed oggi questa classe Dirigente invece di rimettere il mandato, come succede in tutti i paesi democratici del mondo, prende la tromba e suona la carica per rinforzare le fila di un altro partito con la speranza di mantenere i posti in parlamento.
    Nel rugby la mischia ha un ruolo importante, chi è in mischia abbassa la testa e spinge per garantire ai compagni una palla da portare in meta, non cerca riflettori ma da la possibilità di successo all’intera squadra. Forse è questo che manca a questo PSI è il sentirsi squadra.
    È vero noi siamo una piccola comunità ma se vogliamo veramente cambiare dobbiamo vincere le paure che il cambiamento comporta e crederci e finché ci accontenteremo di scegliere il male minore allora non dobbiamo biasimare i vari Di Lello o Di Gioia che decidono di andare, in fondo i primi ad aver paura del cambiamento siamo stati noi.
    Se solo esiste un’alternativa va perseguita l’identità la si difende con la presenza nelle competizioni elettorali non con le ospitate.

  19. Non vedo scandalo, caro Mauro, nel fatto normale che chi viene inserito in una lista poi a quella lista risponda. Tutti i parlamentari PSI sono stati garantiti dal PD, senza distinzione di appartenenza, non avendo una propria lista. Quindi nessuna meraviglia:era scritto.
    Chi è socialista invece non fa l’opportunista. combatte la sua battaglia nella speranza di vederne i riusultati e fa gli accordi SOLO dopo il confronto elettorale.
    Risultati che dovremmo avere anche da questa partecipazione ad un governo dove il segretario PSI è impegnato direttamente. Spero proprio che sia servito.
    Non butterei anatemi invece caro Mauro verso il “risorgimento socialista” poca cosa a cui personalmente non ho aderito, ma dove trovo compagni che stimo. Cito Felice Besostri, che doveva essere utilizzato dal PSI, essendone un iscritto, per una battaglia giusta sui principi della Legge Elettorale. sulla quale ha condotto con altri professionisti una battaglia campale, vanificata da questo ridicolo “Italikum”.
    Non credo che persone come Besostri appunto abbiano voglia di andare con Vendola ed altri, ma come è stato per “rete socialista” lavorino convintamente per mettere assieme alcuni pezzi del mosaico del vecchio glorioso Partito. Io sono tra questi anche se la veneranda età mi pone nei “riservisti”. Per quello che può servire e, come dice un vecchio adagio veneto “, piuttosto che niente e meglio piuttosto”.
    Se ci crediamo tutti, compresa la direzione (che ha il coltello per il manico), forse possiamo farcela.
    Siamo in molti che sperano di rivedere il partito dei socialisti, nella sua autonomia, prima di morire.
    Naturalmente pensando all’avvenire dei nostri giovani e del nostro paese.
    Ciao e in bocca al lupo.

  20. Caro Mauro,
    la tua analisi dimostra sempre lungimiranza , fierezza di appartenenza al PSI e spiccato senso di servizio. Sono solidale con Te ed apprezzo con convinzione le tue analisi. Con affetto e stima
    Prof Alberto Franci
    Università di Urbino

  21. Caro Mauro,
    la tua analisi dimostra sempre lungimiranza , fierezza di appartenenza al PSI e spiccato senso di servizio. Sono solidale con Te ed apprezzo con convinzione le tue analisi. Con affetto e stima
    Prof Alberto Franci
    Università di Urbino

  22. Caro Mauro del Bue, il PSI, purtroppo non è più in grado di rappresentare il socialismo italiano, ed il caso Di Gioia prima e Di Lello dopo lo dimostrano benissimo. Inutile suonare la tromba chiamando i compagni alla carica quando i suoi parlamentari, quelli che dovrebbero battersi per difendere quella che tu definisci “una storia ambita e un’identità oggi assunta da altri” fanno spallucce e votano fiducie su fiducie ad un governo che tutto fa tranne che difendere quella storia e quella cultura che noi diciamo di rappresentare. Si caro Mauro diciamo di rappresentare, perché in questi anni abbiamo scelto sempre il male minore, abbiamo scelto l’oblio dalla scena politica non difendendo la storia del nostro Partito dopo le tragiche vicende di tangentopoli. Abbiamo avuto una classe dirigente, se cosi può essere chiamata, che ha cercato “casa” in altri schieramenti siano essi di destra che di sinistra rinnegando storia ed appartenenza.
    Abbiamo rinnegato la nostra storia quando per farci eleggere in Parlamento abbiamo accettato di essere eletti nelle liste di altri Partiti.
    Tutti noi, me compreso, ci siamo prodigati per far apparire una scelta sbagliata come strategica perché era l’unica che ci poteva far ritornare in Parlamento ben consapevoli che quella sarebbe stata la scelta della dissoluzione del Partito. Ed oggi questa classe Dirigente invece di rimettere il mandato, come succede in tutti i paesi democratici del mondo, prende la tromba e suona la carica per rinforzare le fila di un altro partito con la speranza di mantenere i posti in parlamento.
    Nel rugby la mischia ha un ruolo importante, chi è in mischia abbassa la testa e spinge per garantire ai compagni una palla da portare in meta, non cerca riflettori ma da la possibilità di successo all’intera squadra. Forse è questo che manca a questo PSI è il sentirsi squadra.
    È vero noi siamo una piccola comunità ma se vogliamo veramente cambiare dobbiamo vincere le paure che il cambiamento comporta e crederci e finché ci accontenteremo di scegliere il male minore allora non dobbiamo biasimare i vari Di Lello o Di Gioia che decidono di andare, in fondo i primi ad aver paura del cambiamento siamo stati noi.
    Se solo esiste un’alternativa va perseguita l’identità la si difende con la presenza nelle competizioni elettorali non con le ospitate.

  23. Compagni è ora di smetterla con i vari ma mi mo se si vuole fare qualcosa per l’idea socialista e senza interessi personali. Sono un semplice compagno e tanti come me, tutti quei vostri”ragionamenti” non li capiamo……qui in un modo o nell’altro è giunta l’ora di cominciare a fare sentire la nostra voce e idee. Basta nominiamo qui ..la…è ora di muoversi…chi ci sta bene…chi vuole andare..vada. Sul territorio possiamo raccogliere qualcosa però la gente ne raccogliamo se prendiamo pozisione su temi nazionali.

  24. Direttore molto sommessamente mi permetto anch’io di dire qualcosa sul futuro del Socialismo Riformista nel nostro paese. Non vi è dubbio che i Socialisti stanno attraverso un momento di grande difficoltà, ovviamente anche per colpa nostra. Quello che non riesco a capire è quando Lei dice ” il sistema è cambiato i vecchi partiti in Italia sono spariti” Io ribalterei la questione. Le idee del Socialismo Riformista sono ancora attuali o no ? La scuola e la sanità pubblica hanno ancora un senso per i Socialisti o no ? La distribuzione della ricchezza esiste o no ? Un francese Thomas Piketty ha scritto un libro Il capitale del XXI secolo nel quale mette in evidenza che nella società futura il problema più grosso non è tanto quello di produrre ricchezza ma quello di ridistribuirla. Vanno sicuramente bene le tre o quattro proposte da Lei fatte ma non bastano per uscire dall’anonimato in cui i Socialisti sono caduti. E’ ovvio che un programma del genere non lo si potrà portare avanti con Renzi , il quale ha portato il PD nel PSE per sua esclusiva convenienza ma di Socialismo Riformista quest’uomo non ha assolutamente nulla questo signore vuole costruire il partito della nazione. Quindi non avrebbe senso costruire una piccola comunità di Socialisti Liberali.

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