sabato, 3 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Giochi di palazzo:
sfida di “briganti”
Pubblicato il 24-08-2015


bancaLa Centrale Rischi nasce per consentire al sistema interbancario di ottenere tutte le informazioni possibili di un correntista, in modo da segnalare quelli che versino in stato di insolvenza e dunque non più meritevoli di fiducia.

Sono le stesse banche che fanno la “spia” alla loro casa madre: la Banca d’Italia. Appena il titolare del conto corrente sconfina di un tot, scatta l’informativa “con tanto di foto e impronte digitali” proprio alla Centrale Rischi: spesso anticamera del Gioco d’Azzardo e della disperazione!  

Nonostante le antiche istruzioni della Banca d’Italia (clicca e vedi il video integrale)  prevedano che lo stesso correntista debba essere preventivamente avvertito prima che l’istituto di credito effettui la comunicazione, e quindi lo stato di cattivo pagatore del cliente, le banche, per dirla alla Marchese del Grillo: “… perché io so io e voi non siete un c***o”, senza alcun rispetto del contraddittorio, spifferano il nome alla famigerata Centrale Rischi. Per obbligo? Macché, per strafottenza, per gioco: ricordate cosa è successo a Gasperino il carbonaro?!? Non parliamo poi del povero ebanista Aronne Piperno!

Sempre più frequentemente si incorre in madornali errori, dal momento che il segnalato non versa affatto in stato di insolvenza e la sua esposizione non può considerarsi un debito in sconfinamento, perché si tratta di una posizione contro legge, in quanto usuraria.

In questi casi, con grave dispendio, bisogna rivolgersi alla Magistratura per ottenere in via d’urgenza un provvedimento di cancellazione di cui comunque rimarrà sempre una cicatrice indelebile: come una foto sul web con la tua faccia sfregiata irrimediabilmente!

Avviene tuttavia che, pur ottenendo l’accoglimento del relativo ricorso, le banche comunque siano restie (per usare un eufemismo) a ripristinare il credito. Il correntista ormai rovinato sine die si trova nell’impossibilità di pagare le scadenze: entra nella lista nera e finisce all’Inferno! Non esiste nel nostro ordinamento nessuna legge che punisca una banca che erroneamente ha marchiato il cliente come inaffidabile.

La Centrale Banche di Rischio nasce anche per questo, ma soprattutto per denunciare l’arroganza bancaria che favorisce la “calata dei briganti”, quelli che fanno capo alle società di riscossione, quasi invisibili ed incubo dei debitori prostrati dal contagio della deflazione. Interessi Comuni ha già denunciato l’argomento in altro articolo, ma forse oggi con la nascita della sua Centrale Banche di Rischio è opportuno ricordare di nuovo che non è sempre ben chiaro a chi rispondono e dove tengono la cassaforte, tantomeno da dove originano questi “briganti”, e ancora, cosa coprono e fin dove si spingono, nel senso che dove indicano la loro sede sociale spesso c’è solo un recapito. Non li trovi sui campanelli dei palazzi degli uffici, e quando ti contattano per te sono solo una voce al telefono.

Pretendono, sprezzanti, il saldo di quanto tu dovevi alla banca. Tutto ciò a tua insaputa. Difatti la banca, nella maggior parte dei casi non ti ha avvisato che hanno venduto il tuo debito a queste atipiche società.

Mi risulta che molti istituti di credito siano loro stessi comproprietari delle “smacchiatrici” industriali di ultima generazione. Nella migliore tradizione della nostra ipocrisia borghese sembra non esistano documenti ufficiali delle banche che le colleghino direttamente a loro. Chissà perché?!?

Fatto è che un brutto giorno ti arriva un telegramma senza intestazione e riferimenti, con su indicato solamente un numero di cellulare che chiede di mettersi immediatamente in contatto per informazioni urgenti che ti riguardano. In questo telegramma non si fa cenno alla banca, non si fa cenno al motivo del perché dovresti chiamare, insomma, nulla di nulla. Tu brancoli nel buio, ti comincia a salire la pressione e pure ti viene la tachicardia, questo ancora prima di telefonare e scoprire di che cosa si tratta.

Quando poi decidi di chiamare ti fanno capire, prima in modo gentile (la voce è sempre quella di una donna) che sarebbe buona cosa se tu pagassi velocemente per evitare che qualcuno si presenti a casa. Le parole che vorresti dire si fermano in gola, ti sembra di impazzire, ed ecco che inizia una trattativa al telefono che si conclude con una possibilità di riduzione del valore del debito a fronte di un pagamento immediato, oppure una piccola, lunga, rateizzazione con interessi da capogiro.

A questo punto tu cominci a sudare freddo e cerchi di far capire a questa gentile signorina che i soldi per pagare non ce li hai. Allora il tono cambia. La signorina inizia a descriverti una serie di ipotesi possibili su quello che la loro società può fare, una sorta di catalogo dettagliato delle coercizioni. La più tenera di queste potrebbe essere lo sputtanamento con i vicini di casa, e pure sul luogo di lavoro tuo o di un familiare. In termini spiccioli ti avvisano che possono chiedere per te, o anche per lui, il sequestro del quinto dello stipendio. Poi per essere più convincenti ti avvisano che una volta ottenuto questo pignoramento di parte della retribuzione il titolare ed i colleghi, cominceranno a valutare la possibilità di evitarti perché persona non degna, puzzolente! L’ottenimento coatto della requisizione del quinto dello stipendio fa approdare l’uomo nell’isola della vergogna. Il titolare dell’impresa non può e non vuole entrare nel merito del perché un Giudice ha disposto il sequestro di una parte della retribuzione del suo collaboratore: però di fatto diventa una nota di demerito per la tua carriera! Tutto ciò accade perché queste società di riscossione sanno tutto di te, e della tua sfera familiare, grazie alla banca che gli ha girato come cadeau tutte le informazioni in suo possesso, questo in barba a qualunque diritto sulla tua privacy.

Tanto è vero che negli accordi scellerati di compravendita tra banca e agenzie di riscossione c’è la clausola che tutte le informazioni in possesso del venditore (l’istituto di credito) siano cedute all’acquirente (la società che acquista il credito), tra cui la tua vita privata sopra e pure sotto il letto. Merito di quel funzionario di banca che negli anni, fingendosi tuo amico, ti aveva strappato le informazioni che adesso regala a questi soggetti “pericolosi” per l’uso che possono farne. Ma lo fanno? Accidenti se lo fanno!

Tutta la tua vita è scritta nei dossier bancari e passa tout court alla società che rastrella i crediti incagliati. Tornando al catalogo iniziale delle azioni coercitive l’altra possibilità è quella del “mazziere”. Un individuo, di solito in pensione da un lavoro al servizio della sicurezza altrui, che, siccome tiene famiglia, si presta ad importunarti a casa tua e “minacciarti” affinché tu decida in qualsiasi modo a pagare. Sono personaggi che nella loro attività precedente hanno assistito spesso a tragedie, incidenti e disgrazie, violenze e soprusi. Si sono pertanto costruiti una crosta calcificata sulle umane tragedie, e poco o nulla li smuove dalla convinzione di essere dalla parte della ragione. Questi mazzieri sono nella bolla di Amplifon, non sentono, e neanche si fanno convincere dalla pubblicità per comperare gli apparecchi acustici all’ultima moda. Loro, gli spregiudicati, non vogliono sapere perché ti trovi in questa situazione, agiscono come mercenari al soldo delle agenzie di riscossione (complici le banche azioniste), piombano nella tua casa mentre tieni il bambino in braccio, e con l’indice alzato ti comunicano che hanno comprato il tuo credito: “se non vuoi grane è bene iniziare a versare gli interessi”! Ricordano tanto gli aguzzini medievali, quelli che chiedevano le tasse ed appartenevano al regno dei farisei e dei pubblicani. Intanto tua moglie è lì che piange mentre la suocera urla che sei un buono a nulla.

di Angelo Santoro e Biagio Riccio

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