mercoledì, 7 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Gli americani e quel diritto
a possedere le armi
Pubblicato il 31-08-2015


armi america«Potrei rinunciare a tutto ma non al mio diritto di possedere un’arma». praticamente è la frase più ripetuta all’estero da un cittadino americano. Vi sarà capitato di chiederlo a qualche turista, io l’ho fatto in spiaggia, potrebbero parlarti di cinema e di storia, ma per gli americani doc il diritto alle armi è sancito nel dna. Di recente si è tornato a parlare della facilità con cui è possibile reperire armi negli Stati Uniti dopo la strage in Virginia dei due reporter mentre svolgevano il proprio lavoro «volevo vendicare la strage di Charleston» ha dichiarato Vester Lee Flanagan, il nuovo killer americano, in una lettera «sulle pallottole ho inciso il nome delle vittime afroamericane».

E’ una spirale senza uscita, iniziata forse con quella pallottola in testa al Presidente Lincoln nel lontano 1865. Ma il secondo emendamento parla chiaro, è un diritto di ogni americano possedere un’arma. A poco sono serviti i 23 ordini esecutivi emendati dalla Casa Bianca che impongono il background check, il sostegno a psicologi e psichiatri e il potenziamento di personale non armato nelle scuole. Ed Obama non è il primo a lanciare un segnale importante. L’aveva già fatto Bill Clinton con una legge nel 1995, qualcuno dirà poi che gli varrà la spallata di Al Gore alle primarie. E mentre Obama annaspa ecco il tweet di Jeb Bush «Perché non ti concentri sul togliere le armi nei Paesi dell’Isis invece che agli americani che rispettano la legge?»

Non toccate il diritto alle armi americano. Il tema è sempre lo stesso. Il secondo emendamento e il porto d’armi come diritto civile. Chi lo garantisce? Il ‘National Rifle Association’, la grossa lobby che da anni paga le campagne di tutti i politici da destra a sinistra. Il Leviatano americano permette in 43 Stati l’acquisto senza licenza e addirittura in Arizona, l’uso di armi a minori – purché non siano anche proprietari – portando al 40% la soglia di armi vendute attraverso mediatori privati. Il ‘National Rifle’ ha già redarguito Hillary Clinton in piena campagna elettorale «vatti a rileggere quanto ha scritto tuo marito Bill». La realtà supera la finzione, uno scenario simile si era visto nel serial-drama House of cards con alle porte del potere, le lobby petrolifere.

Numeri alla mano Obama è riuscito a diminuire in questi anni la spesa militare, ma non il business legato alle armi che ha portato, nel solo 2013, alla morte di ben 11 mila americani. Risulta difficile per un italiano, dato le restrizioni ancora più pesanti dopo un decreto legislativo del 2013, capire questa libertà paradossale. Eppure la morale dovrebbe essere al vetriolo, poiché noi italiani -e  non solo per effetto delle restrizioni – esportiamo il 90% delle nostre armi facendo del nostro Paese – di artisti poeti e navigatori – il primo produttore di armi in Europa per uso civile e sportivo. Sapevate che il miglior cecchino nel mondo – alla faccia dei compari di Clint Eastwood – appartiene al corpo delle forze speciali della Marina militare italiana?

Noi siamo anche tra i primi partner commerciali degli Stati Uniti. In tecnologie mediche? In impianti industriali? Macchè! Sempre e solo armi, sia a livello militare che civile/sportivo. Basti ricordare che il fucile col quale Oswald sparò a Kennedy era un Carcano, un vecchio fucile italiano ritirato per posta dall’Italia. Qualcuno dirà “non abbiamo esportato solo la mafia di Chicago” eh no. Ci abbiamo anche messo le pallottole e le armi. Ecco perché non possiamo giudicare la violenza americana, non possiamo interpretare la libertà civile del possesso d’armi da fuoco sancito dalla Costituzione statunitense e non possiamo neanche capire l’influenza della lobby armaiola sui politici di Washington. Carminati vi dice nulla? A ognuno il suo.

Santi Cautela

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