giovedì, 8 dicembre 2016
Facebook Spazio Twitter Spazio RSS Spazio
Opinioni e commenti
 

Il neocentralismo è l’incongruenza
non un Senato federale
Pubblicato il 19-08-2015


Non condivido quanti criticano il Senato federale della riforma costituzionale, in discussione in Parlamento per la seconda lettura, perché non elettivo.
Una delle motivazioni principali che usano è che il combinato disposto con l’Italicum limita molto la democrazia rappresentativa.
A dire il vero quando hanno trasformato le Province in enti di secondo livello ad elezione indiretta non li ho visti stracciarsi le vesti.
Da anni parliamo di eliminare il bicameralismo e adesso che si arriva al punto ci sono molti mal di pancia.
Quando fu approvato il Titolo V della Costituzione si disse che mancavano due gambe a quella riforma, il federalismo fiscale e il senato delle Regioni, che bisognava approvare successivamente. Sono passati quindici anni da quel giorno e forse si è già perso molto tempo.
Oltre tutto c’è l’esigenza di avere un luogo istituzionale dove le Regioni possano confrontarsi con lo Stato alla pari anche per evitare l’enorme contenzioso davanti alla Corte Costituzionale che è diventata in questi anni il vero legislatore.
E d’altra parte il sistema delle conferenze appare ormai datato e va superato.
In ogni caso in tutti i sistemi federalisti c’è una seconda Camera di rappresentanza delle autonomie locali. La Germania, per esempio, ha il Bundesrat dove ci sono i rappresentanti dei Lander.

Che il Senato non sia elettivo ma composto da rappresentanti, Consiglieri Regionali, eletti dai rispettivi Consigli ha la sua ragion d’essere nel fatto che i senatori devono portare nel Senato le istanze delle loro Regioni e rappresentare quelle istituzioni. Mentre se fossero eletti direttamente dai cittadini risponderebbero agli elettori in genere ma non alla istituzione Regione.

Caso mai una delle incongruenze è il fatto che è previsto che facciano parte del Senato sindaci, eletti per di più dai consigli regionali e non dalle assemblee dei sindaci, quando i Comuni non hanno il potere legislativo.

Così come un’altra incongruenza è il fatto che non facciano parte di diritto del senato federale i Presidenti delle Regioni che, eletti direttamente dai cittadini, hanno la rappresentanza del loro territorio.

Considero poi un vero e proprio pasticcio la mediazione avanzata da alcune parti del PD che consiste nella proposta del cosiddetto listino da presentare in occasione delle elezioni regionali per la elezione dei membri del Senato in contemporanea alla elezione dei consiglieri Regionali.
Sia perché si potrebbero avere degli eletti al Senato che non vengono eletti al Consiglio Regionale, e questo provocherebbe un conflitto istituzionale permanente, sia perché se eletti dai cittadini non risponderebbero al Consiglio ma ai propri elettori.
Quello che mi fa specie è che a fare queste proposte siano alcuni esponenti politici che nel passato, anche recente, si sono battuti per un sistema federale.

La vera incongruenza della Riforma Costituzionale non è rappresentata dal Senato Federale, ma da un disegno neocentralista da parte dello Stato e dal fatto che non disegna una nuova forma di Stato e la Repubblica resta parlamentare, cosa che contrasta con l’Italicum che disegna in qualche modo una specie di presidenzialismo con il premio alla lista, i capilista bloccati e i collegi piccoli.

Donato Robilotta

bce Berlusconi bersani camera CGIL crisi elezioni Enrico Buemi europa Forza Italia Francia Germania governo Grecia Grillo Inps ISIS ISTAT italia italicum lavoro Lega M5S Marco Di Lello Matteo Renzi Nencini Onu Oreste Pastorelli pd pensioni Pia Locatelli pil psi Renzi Riccardo Nencini roma Russia Sel senato socialisti Spagna UE UIL Unione europea USA



Commenti all'articolo

Lascia un commento