venerdì, 9 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Il piccolo passo
Pubblicato il 03-08-2015


L’uscita di Di Lello spiace, ovviamente, e colpisce. Non solo perché il partito perde un deputato e un protagonista di vertice della vita interna. È una scelta che colpisce perché Di Lello è dirigente politico, più di altri, figlio purosangue di questi anni.
Siamo stati abituati, infatti, a salutare le giravolte di chi, evidentemente per il portato della propria storia, non riusciva ad adattarsi ai nuovi tempi e ad un partito che non era più il Psi di una volta. Così come, più volte, abbiamo riscontrato la difficoltà a trattenere classi più giovani a fronte di una situazione che a fatica poteva sostenerne seri e credibili spazi di crescita, agibilità e visibilità.
Non così è stato mai per Di Lello, la cui vicenda nasce e cresce interamente nel partito post 1992/1994 e che sin da quando egli fu, dal 1994 appunto, tra i rifondatori del movimento giovanile, poi assessore regionale, quindi coordinatore nazionale del Partito e dal 2013 deputato, è stata una storia passata ai vertici del socialismo organizzato degli ultimi venti anni.
Ecco perché, in questa prospettiva, la sua rottura risulta particolarmente significativa, perché il mondo che lascia era più suo e della sua generazione che non di altri.
Come non cogliere anche in questo passaggio, allora, il segnale sempre più inequivocabile che la legislatura in corso sta sancendo irreversibilmente la fine di un ciclo storico politico e salutando l’incubazione del ciclo a venire?
Se questo è il segnale, allora, deve interessare poco e giova ancora a meno liquidare l’episodio in accuse di tradimento o critiche di opportunismo (e tralasciamo il folclore di chi ha approfittato anche di questo passaggio per attaccare il segretario, sempre gli stessi, peraltro, che, in nome di una linea troppo appiattita sul Pd, intendevano opporgli, all’ultimo congresso, proprio lo stesso Di Lello…).

Il rilancio da operare deve essere quello della solidità di una prospettiva collettiva, ben sapendo che tale solidità si costruisce solo conformando definitivamente la missione del partito a quella di un movimento modernizzatore e riformatore fieramente alternativo e distinto ad ogni forma di reazione radicale e stabilendo una volta per tutte quale forma dare ad una autonomia politica oggi inadeguatamente chiusa in quella di un partito tradizionale e a vocazione identitaria.
Se questo è davvero il segnale, tuttavia, l’iniziativa individuale di Di Lello, al quale rivolgiamo tanti auguri, non può non apparire quantomeno inadeguata e insufficiente, sia per i contenuti espressi che per le modalità adottate. Quello mosso, insomma, rischia di rimanere un grande passo per Marco, ma un piccolo, piccolissimo passo per il socialismo italiano.

Federico Parea
Segreteria Nazionale Psi 

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