mercoledì, 7 dicembre 2016
Facebook Spazio Twitter Spazio RSS Spazio
Opinioni e commenti
 

Il Psi e la sua funzione ancora da esercitare
Pubblicato il 17-08-2015


Le dichiarazioni, i messaggi e i numerosi commenti pubblicati sui social in queste ultime settimane da molti compagni, insieme ad una immobilizzazione forzata a causa di una gamba ingessata, mi inducono a fare alcune riflessioni estive pubbliche. Non amo in genere prestare il fianco alle polemiche su ‘Facebook’ perché, da sindaco, mi sono accorta che è fin troppo facile per taluni, utilizzare tale strumento per diffamare o insultare le persone senza guardarle negli occhi. In genere preferisco il confronto diretto nei luoghi deputati, molto più produttivo. Per questa ragione invio queste mie brevi considerazioni all’Avanti!

Certamente lo scenario politico di questi anni non solo è mutato rispetto ad un recente passato, ma continua a cambiare profondamente sospinto da un vento di crisi economica e di ideali quasi senza precedenti per la nostra Repubblica. Sempre più spesso prevalgono il qualunquismo e la mancanza di fiducia, storicamente terreno fertile per gli estremismi. Chi, come la sottoscritta, insieme a tanti compagni, amministra la “cosa pubblica”, tocca quotidianamente con mano la rabbia e la disaffezione di molti cittadini a causa della mancanza di lavoro, il disagio sociale e quindi di una speranza per il futuro, soprattutto per i tanti giovani costretti ad andarsene. Non per questo abbandoniamo il campo, in attesa di un “Messia” che risolva i problemi, con la ferma convinzione che attraverso il nostro quotidiano impegno politico le cose possano cambiare.

Il nostro partito, seppure piccolo o nano – come taluni lo definiscono sui social, – in modo dispregiativo, non tenendo in alcun conto le migliaia di compagne e compagni amministratori e non, che in questi anni difficili hanno lavorato e continuano a farlo in nome di un ideale socialista – che non si rassegnano ad abbandonare, – ha ancora una funzione. Se vogliamo esercitarla.

Parlo di quelle compagne e compagni che non hanno abbandonato la nave che affondava dopo Tangentopoli, ma anche di quelli che – pur avendo fatto temporaneamente scelte diverse – sono rientrati mettendo a disposizione la loro esperienza, non certo di quelli che sono evaporati come la neve al sole, dopo aver goduto di tanti benefici e ancora oggi usano toni quasi sprezzanti nei nostri confronti.

Sono fermamente convinta che la dialettica interna ad un partito sia l’essenza stessa del partito, l’elemento di crescita che si basa su un confronto franco, ma rispettoso delle idee di ciascuno. Un diritto naturale e indiscutibile che però va esercitato nel rispetto di quelle regole di cui ci siamo dotati: gli organismi di partito e i congressi.

La sana competizione interna basata sulla capacità di dare gamba a idee e progetti per la ripresa del nostro Paese sui temi che da sempre ci hanno contraddistinto come il lavoro, i diritti civili, la scuola, la sicurezza o le riforme istituzionali, senza perdere di vista il tema delle alleanze politiche, è indubbiamente un fattore positivo, ma non può trasformarsi a mio avviso in una sorta di anarchia dove ciascuno si sente autorizzato a non rispettare le più elementari regole di democrazia o magari offendere chi la pensa diversamente.

Un partito non può, a mio giudizio, oggi più che mai, trascorrere la maggior parte del tempo in un dibattito tutto concentrato su tatticismi, déjàvu, e denigrazioni sui social, perché così è un partito dal destino segnato, ma forse è proprio questo “il male di vivere socialista”.

Sulle scelte politiche e personali di alcuni dirigenti di andare verso altri “lidi”, non entro nel merito, le rispetto, anche se non le condivido anzi, ne sono dispiaciuta, ma mi permetto di osservare sommessamente che talvolta anche le modalità fanno sostanza.

Penso che il nostro partito abbia bisogno dell’apporto di tutti per costruire un nuovo e diverso ruolo del PSE di fronte alle sfide che stanno mettendo a rischio l’Europa politica che noi vogliamo, ma anche per continuare ad essere seppur piccoli non la mera testimonianza “del bel tempo che fu”, ma protagonisti coraggiosi del cambiamento, marcando con gli alleati le nostre differenze.

Ci aspetta un fine estate impegnativo e dovremo fare i conti con una ripresa ancora un po’ lenta, ci sono le condizioni per lavorare intensamente secondo il programma approvato il 23 luglio scorso in Segreteria. La nostra collocazione politica nel centro-sinistra mi pare chiara, la nostra autonomia e capacità di incidere dipendono da noi e dalla voglia che abbiamo di dibattere, decidere e poi fare squadra senza annodarci in polemiche di basso profilo che non appartengono alla nostra cultura. Per quanto mi riguarda, non ho seguito il “canto delle sirene” quando gran parte del gruppo dirigente ci abbandonò.

Tantomeno lo farò ora.

Rita Cinti Luciani

bce Berlusconi bersani camera CGIL crisi elezioni Enrico Buemi europa Forza Italia Francia Germania governo Grecia Grillo Inps ISIS ISTAT italia italicum lavoro Lega M5S Marco Di Lello Matteo Renzi Nencini Onu Oreste Pastorelli pd pensioni Pia Locatelli pil psi Renzi Riccardo Nencini roma Russia Sel senato socialisti Spagna UE UIL Unione europea USA



Commenti all'articolo

Lascia un commento