sabato, 10 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

“Il socialismo liberale
di Bettino Craxi”
Pubblicato il 27-08-2015


Bettino CraxiSi intitola così l’ultimo libro di Nunziante Mastrolia, con prefazione di Luciano Pellicani. Un testo che parte dalle ragioni storiche del socialismo liberale e da come questo sia stato integrato nella Costituzione Italiana, passa per i discorsi ed i percorsi politici di Bettino Craxi ed approda ad interessanti quanto attuali conclusioni. Nella prima parte l’autore mette in luce come la fonte della ricchezza e del progresso delle nazioni sia la libertà tutelata dal diritto. Infatti, laddove il mercato è lasciato al laissez faire, produce al contempo ricchezza e miseria, alimentando disuguaglianze economiche e sociali che alla fine finiscono per danneggiare lo stesso sistema economico. L’autore analizza le diverse risposte fornite alla questione dello sviluppo economico e sociale dal liberalismo classico, dal socialismo reale e dal socialismo liberale, per giungere alla conclusione che là dove non sono tutelati i diritti sociali la società aperta rischia di tramutarsi in una tirannide. Storicamente è necessario quindi controbilanciare, senza sopprimerle, le esigenze del mercato affiancando su uno stesso livello i diritti sociali ai diritti liberali.

Questo principio era stato tanto ben compreso dai nostri padri costituenti da essere integrato pienamente nella legge fondamentale della Repubblica, laddove afferma che è compito della politica creare le migliori condizioni perché il mercato e la libera impresa possano produrre ricchezza e progresso, vegliando però costantemente per impedire che la libertà dell’impresa possa contrastare con “l’utilità sociale o in modo da recare danno alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana”. Acclarata la necessità del socialismo liberale nella storia dell’uomo e dimostrato come il prodotto della fusione tra tradizione socialista – laica o cattolica – e valori della tradizione liberale sia stato integrato nella nostra Costituzione, Nunziante Mastrolia ci accompagna, grazie ad un ineccepibile percorso logico, al nucleo del suo lavoro, che riguarda il percorso politico di Bettino Craxi.

Il leader del PSI aveva compreso sin dagli esordi che compito dei Socialisti era quello di attuare i diritti sociali presenti nella Costituzione, ponendosi dentro la Carta e non al di fuori della stessa, come invece avevano fatto i Comunisti. L’autore ci mostra dapprima le posizioni di Berlinguer – che, nonostante fosse più moderato rispetto ai principali Partiti dell’Internazionale Comunista, non giunse mai a negare la necessità del superamento del capitalismo – e poi quelle di Craxi. Il leader del PSI per primo pose fine alla mancanza in Italia di una Sinistra costituzionale, con l’ausilio di idee politiche riformiste che miravano a migliorare e perfezionare, magari radicalmente, ma non a distruggere l’ordinamento esistente. Quello di Craxi fu sin da subito un socialismo liberale; già nel 1968, infatti scriveva: “Socialismo e libertà sono un tutt’uno e taluni grandi valori del liberalismo possono trovare solo nel socialismo il loro completamento e la loro attuazione nella società di oggi”. Bettino Craxi avviò dunque un rinnovamento interno del PSI e anche della scena politica italiana. Molte delle idee politiche di Craxi sono tuttora attuali e, per alcuni versi, simili a quelle del premier Renzi. Lungi dal proporre una statizzazione dei mezzi di produzione, Craxi vide una enorme potenzialità nel mondo delle imprese. L’accento era sulla produzione della ricchezza, ma l’obiettivo fu quello di avere sempre maggiori strumenti per perseguire il fine di una maggiore giustizia sociale tramite adeguate politiche redistributive.

libro CraxiPer Craxi lo Stato doveva intervenire nel mercato non con poteri di direzione, ma con regole; l’esistenza di imprese pubbliche era giustificata solo laddove queste potessero assolvere a perduranti e specifiche missioni, come nel caso di settori in cui il privato non avesse convenienza ad operare, o in taluni settori strategici per il Paese; d’accordo sulle privatizzazioni, purché le stesse fossero foriere di maggior e duraturo valore per lo Stato. Craxi non è però mai stato un antesignano del neoliberismo in Italia, a differenza di Blair in Inghilterra o di Schröder in Germania, schierandosi sempre a difesa dello stato sociale, affinché tutti i cittadini fossero liberi dal bisogno, e a difesa di coloro che vivono del proprio salario, nella consapevolezza che il lavoro non è soltanto una merce. Il testo di Mastrolia ritrae anche un Craxi precursore dei tempi grazie alla richiesta a gran voce di una “democrazia governante”, da realizzare tramite una grande riforma in senso presidenziale che desse più peso alla volontà degli elettori. Un Craxi europeista, ma con spirito critico verso l’Europa come quando affermava, e siamo nel 1989, che il mercato unico europeo non avrebbe dovuto rappresentare solo un moltiplicatore di ricchezza, ma prevedere contemporaneamente misure di equilibrio economico per le aree più sfavorite.

Secondo il leader del PSI, occorreva realizzare il mercato unico in una comunità solidale. In un intervento del 1992 alla Camera dei Deputati, Craxi evidenziava la necessità di una Europa capace di una vera politica estera e di una più larga apertura verso il mondo più povero che premeva alle sue porte, onde evitare ondate migratorie che sarebbero divenute sempre più incontrollabili. Guardando cosa accade ai nostri giorni sembra una profezia, ma in realtà rivela la capacità di visione dello statista. Nell’ultima parte del suo lavoro, Nunziante Mastrolia trae delle interessanti conclusioni sul ruolo del socialismo liberale, che preferiamo non anticipare e che pongono l’autore stesso tra i più lucidi e preparati esperti di scienze politiche dei nostri giorni. Edito da Youcanprint, il libro è disponibile presso le più note catene di librerie.

Alfonso Siano

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