mercoledì, 7 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Inps. Ancora gap tra pensioni maschili e femminili
Pubblicato il 08-08-2015


Assegni azzurri +43%
Pensioni, gap tra uomini e donne
Il gap tra le pensioni degli uomini e delle donne non si riduce. Nel 2014 i maschi riscuotono un assegno del 43% più elevato rispetto alle femmine, che in media vuol dire 474 euro in più. Rispetto al 2013 non si registrano differenze percentuali rilevanti (era il 43,1%), mentre una lieve riduzione della differenza (di un punto percentuale) si era registrata nel confronto tra il 2012 e l’anno successivo. I dati sono contenuti nelle relazioni annuali dell’Inps, ed elaborati dall’Adnkronos. Tra il 2012 e il 2014 il numero dei pensionati è diminuito dell’1,9%, passando da 15,9 milioni a 15,6 milioni. Nello stesso periodo il reddito complessivo pensionistico aumenta del 2,2% passando da 262,1 miliardi di euro a 267,9 mld (+5,8 mld). La spesa complessiva è andata per il 55,3% agli uomini e per il restante 44,7% alle donne, anche se le pensionate rappresentano il 53,6% dei soggetti che percepiscono un trattamento previdenziale. L’assegno medio lo scorso anno è stato di 1.323 euro ma mentre quello ‘azzurro’ superava l’importo medio del 19,2% quello ‘rosa’ era del 16,6% inferiore. L’analisi per classi di importo mostra che alle donne va il 62,6% delle rendite più basse, fino a 500 euro, mentre un altro 67,2% si aggiudica le prestazioni di quiescenza da 500 euro a 1.000 euro. Nelle prime due fasce di importo si trova circa la metà delle pensionate italiane. Con il crescere dell’importo le donne si riducono e, superata quota 3.000 euro, solo un trattamento su 4 va alle donne. Esaminando i diversi tipi di prestazioni ricevute emerge che le donne beneficiano soprattutto degli assegni di reversibilità (94,6%) e assistenziali (59,8%); mentre solo il 38% riceve una pensione previdenziale. Tuttavia la ridotta presenza delle donne nel mercato del lavoro non è sufficiente a spiegare le forti differenze tra i diversi importi. Limitando l’analisi alle sole prestazioni previdenziali (pensioni di vecchiaia e anzianità), affiora una situazione che penalizza ancora di più le donne in confronto agli uomini. I maschi, difatti, possono godersi il riposo con un reddito del 62,1% più elevato rispetto alle ex colleghe di lavoro. L’importo medio mensile delle rendite ‘azzurre’, al termine della vita lavorativa, è di 1.734 euro, mentre le femmine si fermano a 1.077 euro, con una differenza di ben 657 euro al mese.

Flussi di pensionamento
Inps: pubblicazione e monitoraggio 2014/2015
A partire dal 20 luglio 2015, è stato pubblicato nella sezione Banche Dati del portale www.inps.it il nuovo Osservatorio “Monitoraggio flussi pensionamento – decorrenti”, riguardante i trattamenti pensionistici liquidati nel Fondo Pensioni Lavoratori Dipendenti (comprensivo delle contabilità separate e degli ex Enti creditizi), nelle gestioni dei lavoratori autonomi (Coltivatori Diretti Mezzadri e Coloni, Artigiani e Commercianti), nei Parasubordinati, e gli assegni sociali. Dalla rilevazione effettuata al 2 luglio 2015 – relativa alle pensioni con decorrenza nell’anno 2014 e nei primi due trimestri del 2015 – risultano liquidati nel Fondo Pensioni Lavoratori Dipendenti 256.580 trattamenti con decorrenza 2014 e 140.106 con decorrenza nel primo semestre 2015. Per quanto riguarda il complesso delle gestioni dei lavoratori autonomi, sono state liquidate, rispettivamente, 164.309 pensioni con decorrenza 2014 e 86.716 con decorrenza nel primo semestre 2015. Si registrano, inoltre, 48.946 assegni e pensioni sociali liquidati con decorrenza nel 2014 e 24.287 con decorrenza nel 2015. Per quanto riguarda la composizione per categoria, si rileva un consistente incremento del peso della componente anzianità/anticipate nel primo semestre 2015 rispetto all’anno 2014, sia nel Fondo Pensioni Lavoratori Dipendenti (nel quale la percentuale di pensioni di anzianità/anticipate sul totale delle decorrenti passa dal 22% del 2014 al 34% del 2015), sia nelle gestioni dei lavoratori autonomi (dove tale percentuale passa dal 17% al 25%). L’incremento rilevato dipende essenzialmente dalla nuova normativa introdotta con la legge 214/2011 che, come noto, ha causato un blocco dei pensionamenti di anzianità incrementando notevolmente i requisiti contributivi per il diritto alla pensione anticipata, e in seguito alla quale, pertanto, solo ora un numero consistente di soggetti ha potuto raggiungere la maggiore anzianità richiesta per questo tipo di trattamento. Per quanto riguarda le donne, infine, si ravvisa un notevole incremento dei trattamenti di anzianità legati alla scelta dell’opzione donna.

Carlo Pareto

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