sabato, 3 dicembre 2016
Facebook Spazio Twitter Spazio RSS Spazio
Opinioni e commenti
 

Kalimera addio
Pubblicato il 30-08-2015


Il presidente del consiglio ha suscitato scandalo per aver giudicato il ventennio scorso improntato a una ‘rissa permanente’. Non obietto. E’ la tesi che abbiamo sostenuto a lungo. Addirittura, tre anni fa, costruimmo un ‘processo‘ alla Seconda Repubblica che ebbe un certo successo.

E’ proprio lì la causa maggiore del fallimento del periodo post tangentopoli. Partiti che ritenevano l’avversario un pericoloso nemico – comunisti gli uni, usurpatori gli altri – coalizioni eterogenee, e dunque litigiose – Lega di qua, Rifondazione ed altri di là – governi instabili – nove esecutivi nove in meno di vent’anni, peggio della prima repubblica – riforme annunciate e raramente realizzate. Questi i fatti. Nel merito, il primo lustro dell’Ulivo fu promettente e il programma riformista. Ma la frontiera tra berlusconismo e antiberlusconismo si rivelò comunque impenetrabile e la Repubblica povera di significativi cambiamenti.

Da italiano, non mi dolgo della morte dei due schieramenti. Mi preoccupo invece di ciò che accade. Da Giolitti in poi, le divisioni nella sinistra hanno reso prigioniera e soccombente la sinistra. Un vizio antico. Noi ne sappiamo molto ma ne sanno qualcosa anche la SPD, i socialisti francesi nelle presidenziali vinte da Sarkozy, i laburisti prima di Blair, forse, e non lo auspico, dovranno temere il fenomeno gli spagnoli di Pedro Sanchez. La divisione non corre più lungo il confine riformisti/ massimalisti perché l’esplosione del populismo, un tempo via di fuga tradizionale della destra, ha contaminato anche frange della sinistra. Spingendola su posizioni radicali. Prima che la realtà si facesse beffa degli illusionisti.

La sinistra ha almeno tre nodi da sciogliere per essere credibile e competitiva. Deve proporre un nuovo patto fondativo dell’U.E. L’unione monetaria, pensata per unire, lacera. L’Europa, travolta dalla globalizzazione e dalla crisi, carente di una politica estera corale, se non cambia rischia di restare ai margini. E’ tempo di puntare a una federazione di stati prima che la Germania, e i Paesi ad essa più legati, facciano di testa loro.

Il sogno dei migranti non è un temporale estivo. E’ destinato ad aumentare, provocato dalle tragedie mediorientali, asiatiche e africane. E’ pericolosa la propaganda di Salvini, inefficace l’appello di monsignor Galantino. Dobbiamo accogliere i profughi e accompagnare al confine i clandestini. Rivedere gli accordi di Dublino e redigere norme europee sul diritto di asilo. Condividere con l’Europa le responsabilità. E superare certo multiculturalismo ‘peloso‘: chi vive nei nostri confini non può nè infibulare la figlia minorenne nè obbligarla a un matrimonio coatto, deve accettare la parità tra uomo e donna e rinunciare al tribunale della Sharia. Bisogna gridare forte che i diritti di libertà conquistati in Occidente sono la strada maestra e che è meglio vivere in un Paese dove Stato e Religione sono entità separate.

Ultimo. Pensare non solo alla redistribuzione ma alla creazione della ricchezza, puntando sul merito, favorendo l’inclusione, giudicando impresa e professioni non un male necessario ma pilastri della società al pari di un artigiano, di un commerciante, di un manovale al freddo sopra un’impalcatura. Al pari di un tuta blu. Il rutilante processo di riforme avviato in Italia richiede ora un progetto organico, una strategia politica di lungo periodo e una coalizione sociale. Sono indispensabili e il premier deve preoccuparsene come ciascuno di noi. Dubito possano far parte di questo percorso i ‘kalimera’ nostrani o il duo Grillo-Casaleggio. In prospettiva, sono destinati a giocare nella stessa metà del campo. A cominciare dal Senato.

Riccardo Nencini

Riccardo Nencini

Riccardo Nencini

Segretario Psi - viceministro dei Trasporti

More Posts - Website

bce Berlusconi bersani camera CGIL crisi elezioni Enrico Buemi europa Forza Italia Francia Germania governo Grecia Grillo Inps ISIS ISTAT italia italicum lavoro Lega M5S Marco Di Lello Matteo Renzi Nencini Onu Oreste Pastorelli pd pensioni Pia Locatelli pil psi Renzi Riccardo Nencini roma Russia Sel senato socialisti Spagna UE UIL Unione europea USA



Commenti all'articolo
  1. Le parole “giudicando impresa e professioni non un male necessario ma pilastri della società al pari di un artigiano, di un commerciante….”, riconoscono l’importanza di tutte queste categorie, che hanno immesso nella nostra società intraprendenza, laboriosità, reddito ed, opportunità occupazionali….., e bisognerebbe allora agire di conseguenza, nel senso di difenderle da quella cultura “pauperistica” che non ha mai risparmiato loro ostilità e critiche.

    Quanto alle divisioni che “ hanno reso prigioniera e soccombente la sinistra”, non andrebbe però dimenticato che hanno anche reso possibile il formarsi, e il “selezionarsi”, del pensiero liberal-riformista, che a mio modesto avviso andrebbe ancor oggi mantenuto ben visibile e individuabile, e dunque distinto, per non fare passi indietro vanificando tutto il lavoro che è stato fatto negli anni per renderlo tale.

    Paolo B. 31.08.2015,

  2. Caro Segretario, secondo me è difficile dare torto a Renzi. Si sono persi venti anni, su questo non ci piove. A me fa paura questo presente in cui il consenso a Renzi e al riformismo in generale sembra calare mentre sembra aumentare l’interesse verso forme di lotta parolaie, estreme e demagogiche, quali quelle dei grillini e della Lega. Mi spaventa l’idea di un’Europa con le frontiere in mano a governi retti da gente come Salvini, Orban, e Alba Dorata. Torneremo al nazismo? Le guardie ungheresi di Jobbik evocano spettri di un passato che si sperava sepolto per sempre. Forse mai come in questo momento bisogna fare quadrato intorno a Renzi, se non vogliamo finire anche noi italiani in mano al populismo più becero degli ultimi decenni. Cordiali saluti, Mario Mosca.

  3. Personalmente sono attratto da l’idioma antico “griko” dove kalimera significa buongiorno. renzi, però, con le sue riforme non riforme, che insisti a propinarci come pseudo socialiste, anziché un buongiorno ci da’ una buonanotte ai suonatori; anzi ci da’ un addio alla DEMOCRAZIA per instaurare una democrazia popolare con il partito della nazione e una “stasi” che chi non sta con me “peste lo colga”. Al referendum sulle riforme che renzi vuole, più che un referendum vuole che sia un plebiscito, mi batterò affinché il popolo italiano lo respinga e mandi a casa questo parlamento di nominati eletto con una legge elettorale dichiaratamente INCOSTITUZIONALE.

  4. Caro Segretario, molto giusto quello che dici. La seconda Repubblica molto peggio della prima e i responsabili stanno a metà tra Berlusconi e gli ex PCI. L’unica cosa che hanno saputo fare è stata quella di ammazzarci. Mantengo una riserva sul combinato disposto di Italicum e Senato. Le Regioni dovrebbero essere completamente riviste (tu le conosci); sono state il più grande fallimento della nostra carta costituzionale. Burocrazia costosa e pessima classe dirigente. Dieci sono anche troppe. Il Parlamento ha troppi altri interessi per disegnare un nuovo stato. Alla fine prevale la bottega. Credo ci siano le condizioni per tornare a filosofare e a fare politica in grande. Anche un piccolissimo partito con buone idee, e capace di rompere la conventio ad escludendum alla quale siamo stati sottoposti, può avere un futuro. La condizione è che manteniamo una salda autonomia (nessun partito esiste se non ha fiducia in se stesso) e sappiamo rompere l’assordante silenzio che ci circonda.

Lascia un commento