mercoledì, 7 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

La politica ai tempi dei “social”, i nuovi comizi
Pubblicato il 08-08-2015


politica socialPropongo un “giochino”, che la moda internettiana definirebbe “esperimento sociale”: andate sulla pagina Facebook di Matteo Salvini: scoprirete che piace ad almeno uno dei vostri amici, qualcuno sicuramente insospettabile. Non ci credete? Fate la prova.

Invero la cosa non deve stupire, d’altronde il nostro conta ben 1 milione di fans sul social network più famoso del mondo. Dati alla mano, ne ha più del Presidente del Consiglio Matteo Renzi, fermo a quota 814mila, più di Berlusconi a 714mila e più del pentastellato Luigi Di Maio, 504mila. Grillo è forse l’unico, tra i big, a superare i numeri di Salvini, con 1,7 milioni di fans e un attivismo ineguagliabile nell’ambito web.

C’è anche da sottolineare il fatto che il Premier preferisce di gran lunga utilizzare Twitter, dove difatti ha più successo, poiché quest’ultimo è un social più altolocato (e molto meno diffuso in Italia) rispetto a Facebook. Ma è Facebook il social che si trova nelle case di tutti gli italiani, sono i post e le foto di Facebook ad arrivare ovunque, capillarmente, a Sud, a Centro e a Nord. Ai patiti del web e ai meno tecnofili. Ad istruiti e meno istruiti. Così, mentre il compito di Renzi sui social è prettamente divulgativo e sintatticamente sintetico, quello di Salvini è di critica, avversione, istigazione all’odio, fatto di caps-lock e punti interrogativi in esubero. Il suo profilo Facebook è una continua provocazione da bar, nascosto dietro un atteggiamento finto politically-correct. Andiamo a leggere alcune cose da lui scritte ivi: “Stasera sarò su In Onda su La7 insieme a un Piddino”, “Ruspe per Renzi, motori accesi.”, “Dall’altra parte, dodici sfigati dei centri a-sociali….. Devono avere una vita proprio triste, che dite?”, “I delinquenti sono 3 ZINGARI di etnia Sinti.”

A fare la sua fortuna, si è visto, un linguaggio forte, che è poi da sempre appartenuto alla Lega Nord, unito, però, ad un atteggiamento bimbominkiesco che lo rende incredibilmente social-friendly. Ma anche tanti altri piccoli meccanismi celati dietro una trasparenza e una genuinità solo apparenti, in realtà ben calcolati. Anche Salvini, come Renzi e la maggior parte dei politici, si avvale di uno spin doctor, forse meno famoso di Filippo Sensi, ma capace di creare una strategia comunicativa altrettanto efficace e coerente al personaggio. Si tratta del mantovano Luca Morisi, autodefinitosi con modestia “digital philosopher”. Appella Salvini “il Capitano” e lo venera incondizionatamente. Sarebbe da attribuire a Morisi, dunque, la fortuna della strategia delle felpe, del tormentone “RUSPA!” e dello storytelling dietro i post del suo capitano.

Quei post caratterizzati da una struttura sempre uguale a se stessa. Basta poco per notare, ad esempio, che alla fine della maggior parte di essi, il “Matteo giusto” pone sempre una domanda al suo pubblico. Qualche esempio: “Che ne pensate?”, “Sbaglio?”, “Siete d’accordo?”, “Secondo voi…?”, “Renzi dov’è?”, “Voi che state facendo di bello?” “Da voi com’è il tempo?”. Così facendo, chiama in causa il lettore in prima persona, aumentando il ranking ai suoi post e alla sua pagina, e dando luogo ad un coinvolgimento emotivo dello stesso, il quale è indotto a pensare che Salvini sia interessato al parere dei suoi seguaci, che abbia a cuore le loro opinioni. Cosa ovviamente vera solo nel mondo dei sogni. D’altro canto, è vero pure, che in alcuni casi Salvini ha davvero voluto conoscere l’opinione della sua cerchia di seguaci, per esempio quando domandò loro cosa ne pensassero della chiusura del locale Cocoricò, in seguito alla morte di un sedicenne per abuso di droghe. In quel post Salvini si limita ad esporre il provvedimento, senza esprimere la sua opinione. Soltanto più in là, probabilmente dopo aver valutato con Morisi le risposte arrivate (circa 10mila), avrà costruito la propria opinione da dare in pasto al pubblico. E guarda caso, le due cose coincidono!

Cose da dire sulla strategia comunicativa di Matteo Salvini ce ne sarebbero tante altre, ma sarebbero tutte ancora ricollegabili ad una demagogia spicciola, a guerre fra poveri, a una spaventosa ignoranza che prolifera non tanto nelle parole del furbo leader leghista quanto in quelle dei suoi seguaci, imbottiti quotidianamente di odio, fanatismo e ragionamenti semplicistici. Ignoranza sociale, il vero male dei nostri tempi.

Giulia Quaranta

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