sabato, 3 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

La sinistra che fa perdere
Pubblicato il 27-08-2015


La frase di Nenni va riformulata. Non c’è solo “un puro più puro che ti epura”, ma c’è uno “sempre più a sinistra che fa perdere la sinistra”. Non parlo tanto del Bertinotti del 1998 che tolse la fiducia a Prodi decretando tre anni dopo la vittoria di Berlusconi. Parlo delle sinistre europee richiamate nel bell’articolo di fondo di Paolo Mieli sul Corriere. In Germania la scissione della Spd ai tempi di Schroeder, che fu protagonista delle modifiche alla base delle quali è stato costruito il modello tedesco, ha generato poi la vittoria della Merkel e della Cdu. Lafontaine e la sua Linke hanno ottenuto ottimi risultati, determinanti però per la vittoria della cancelleria.

In Inghilterra si affaccia il fenomeno Corbyn, campione di slealtà nei confronti del Partito laburista (ha dichiarato lui stesso di aver votato ai Comuni per cinquecento volte contro le decisioni del suo partito, un record al quale neppure si avvicinano i vari Civati e Gotor), ma visto come fumo negli occhi da Tony Blair, dopo la sconfitta di Milliband. Secondo il leader storico del laburismo una candidatura Corbyn condannerebbe la sinistra inglese all’eterna opposizione. Anche lì col sistema maggioritario il problema di fondo è proporre una politica e una candidatura che possano convincere elettori tradizionalmente non di sinistra.

In Grecia sta avvenendo la stessa cosa. Tsipras è costretto a ricorrere alle elezioni anticipate perché il suo partito, Syriza, si è diviso e al suo governo manca oggi una maggioranza parlamentare. Gli scissionisti, capeggiati dall’ex ministro Panagiotis Lafazanis, puntano ad ottenere un risultato a due cifre. Ma non possono certo puntare alla vittoria. Il risultato degli scissionisti finirà non solo per danneggiare Syriza, ma per favorire la destra di Nea democratia. È inevitabile, come era inevitabile che la lista Pastorino in Liguria non solo togliesse voti al Pd, ma favorisse la lista del centro-destra. Anche in politica due meno uno fa uno.

Anche in Italia il discorso non cambia. È vero. Una volta la sinistra riformista doveva solo conquistare i voti moderati. Adesso il voto non di sinistra si disarticola in più rivoli, in quello dell’antipolitica, in quello antiemigrazione, in quello antieuro. E anche in queste direzioni deve guardare la sinistra riformista. Ma se alla sua base si costruisce una divisione elettorale, anche le altre rincorse diventano più ardite. Il polo più a sinistra che si sta formando ha come evidente conseguenza quello di far perdere Renzi e far vincere Salvini o chi per lui, oppure Grillo. È la storia del voto utile che ha pesato sul voto a Bertinotti nel 2008.

Si dovrebbe aver capito quello che gli elettori hanno insegnato. E cioè che, a maggior ragione con un sistema elettorale maggioritario, il voto non solo premia la lista, ma ne punisce un’altra e paradossalmente finisce per premiare anche il suo opposto. Un voto al polo landinian-vendolian-fassiniano non solo premia il polo dell’estrema sinistra, ma punisce quello del Pd e dei suoi alleati e finisce per premiare anche il polo opposto, almeno quello che gareggia per la vittoria al primo turno. Solo il modello francese, con l’uninominale di collegio a due turni, finisce per considerare potenzialmente utile anche la lista delle estreme. Perché nei vari collegi si finisce spesso per convergere al secondo turno. Ma in Italia con l’Italicum, che premia la lista (o la coalizione, se la legge verrà modificata) capace di raggiungere il 40 per cento al primo turno, ogni voto alla lista o coalizione di estrema sinistra è un voto alla lista contrapposta a quella riformista. Ho l’impressione che questo sia chiaro a tutti, tranne a coloro che, partendo anche dal nostro piccolo partito, pensano di costruire qualcosa con chi il potere ce l’ha, ma solo per distruggere.

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Commenti all'articolo
  1. Premetto che la divisione fra destra e sinistra mi sta stretta come mi sta stretta la definizione “il nostro piccolo partito”. Ciò che invece mi piace molto è il nome del nostro giornale, Avanti! Il nome, ricordando Umberto Eco, dice un universo di cose. Sono abituato a pensare in grande, così ritengo che, se una congrega di matti si autocastiga, sia giusto che il gioco democratico premi lo schieramento opposto. Io sono decisamente antifascista, contro qualsiasi forma di razzismo però mi piacciono le donne e gli omosessuali maschi mi fanno un po’ schifo. Credo che la scienza e la tecnologia siano le fome più elevate di cultura e che l’intelligenza, non importa se animale, umana, artificiale o cosmica, sia la manifestazione più alta dell’Universo. Non mi sembra che la sinistra abbia la stessa convinzione.
    Sono diffidente verso i tedeschi perché hanno generato l’ultimo abominio dell’Occidente, cioè il nazismo, però devo ammettere che Angela Merkel, poco importa se di destra o di sinistra, è una leader di altissimo livello e sta facendo un gran bene all’Europa. Che in Italia, in Grecia, in Gran Bretagna ci sia una sinistra che fa perdere può essere anche un bene, così si selezionano leader come Merkel, Tsipras e Renzi con capacità superiori, che posti di fronte alle sfide immani che si profilano all’orizzonte, sapranno fronteggiarle. Potrebbero fronteggiarle i pavidi Bersani e Romano Prodi? Ne sarebbero capaci Direttore?

  2. Caro direttore, vedo che le tue ripetute battaglie contro la sinistra radicale, sembrano diventar una missione… Eppure questa area politica ad oggi è poco più di uno stato d’animo al quanto frustrato, tra l’altro! Non mi sembra una minaccia nè un’alternativa ad oggi credibile. Ed allora perchè enfatizzarla? Forse può essere un comodo paravento per mascherare un’altra e ben corposa realtà. Mi riferisco alla SINISTRA CHE NON FA PIU’ LA SINISTRA e che non fà VINCERE LA SINISTRA! Ne vogliamo parlare? in quanti Stati europei i nostri partiti aderenti al PSE governano? tutta colpa degl’altri? Ad esempio: mi chiedo perchè un tedesco dovrebbe scegliere la SPD, al posto della CDU? se i socialdemocratici tedeschi sostengono tesi che sono identiche , se non peggiori, della Merchel ? vogliamo parlare dell’Italia? abbiamo un governo di sinistra? chi? Alfano? Verdini? e i tanti e determinanti Razzi di turno? E Renzi è di sinistra perchè opportunisticamente ha aderito al PSE, ed un minuto dopo se le scordato? Riabilita e nobilita Togliatti, L’Unità, Berlinguer e nel contempo sposa in toto le politiche liberiste dei vari Marchionne? ED allora non andiamo a caccia di fantasmi!! con umilta vediamo la trave nel nostro occhio , piuttosto che pagliuzze landiniane!

  3. Rocco, ti faccio una domandina. Ma al posto dei socialdemocratici in Europa vince chi è più a sinistra? Sì. In Grecia Tsipras, già scomunicato dai monaci della estrema. E poi proprio noi ci mettiamo a fare l’analisi del sangue, noi che l’abbiamo sempre subita?

  4. egr.Del Bue, oltre i tuoi strali craxiani contro la sinistra non omologata, sai certamente che c’è chi studia i sistemi sociali e potiiici da decenni ed è contro le tendenze e ipermaggioritarie e ‘governiste’ inaugurate dai vari Thatcer, Reagan & co. Questa gente di CSX è anche contro Italicum perché vuole un ulivo 2.0.
    Sarebbe bello che il piccolo PSI-superando le divisioni- memore della battaglia contro la legge truffa 1953 – si schierasse a favore del doppio turno alla francese o almeno al mattarellum corretto.
    Con tanto di manifestazioni di piazza intendo.. Forse i 7 parlamentari socialisti non farebbero cadere il governo del turbofanfaniano, ma almeno sarebbero una luce di chiarezza e di speranza per tutto il CSX.
    Per parte sua la ex sinistra bersaniana avrà finalmente coraggio e non si farà fregare ancora dalla polita del carciofo? Si opporrà alle brutture renzusconiane facendo cadere il governo Renzi e al voto col consultellum? Vedremmo un altro film..
    P.S. da vecchio riformista ex Pci e uomo di azienda da 40 anni contrasto i gruppettari e i craxiani. Ergo..

  5. Se non ricordo male, nella geografia politica di un tempo vi era una sinistra cosiddetta di opposizione, con poca o nulla inclinazione a governare, quantomeno in via diretta, a differenza della componente liberal-riformista disponibile ad assumersi le responsabilità di “governo” ai vari livelli istituzionali.

    Da allora le cose sono cambiate, e si sono per così dire “rimescolate le carte”, anche perché non esiste più il sistema proporzionale di quella stagione politica, ma a mio parere l’autentica cultura liberal riformista è ancora ben riconoscibile, e andrebbe tenuta distinta, non solo da chi, da sinistra, l’ha sempre osteggiata, ma anche dagli eventuali imitatori, perché è qualcosa che non si può improvvisare.

    Quando ci sentiamo dire che, secondo il modello europeo, tutte le forze “progressiste” devono stare insieme, rispetto all’altro “blocco”, ossia il fronte dei “conservatori”, verrebbe da rispondere che forse non è tutto perfetto ciò che avviene in Europa (ammesso che sia effettivamente come ce la raccontano).

    Paolo B. 30-08-2015.

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