giovedì, 8 dicembre 2016
Facebook Spazio Twitter Spazio RSS Spazio
Opinioni e commenti
 

L’invasione
Pubblicato il 29-08-2015


Accedo per un momento alla parola d’ordine di Salvini. Sì, in Europa è in atto una vera e propria invasione che proviene dall’Africa e dal Medio Oriente. Le cifre sono esaurienti. La prima rotta è quella orientale. Dall’inizio dell’anno sono transitati (prevalentemente dall’Afghanistan, ma anche dalla Siria) 232mila immigrati, attraverso la Grecia e l’Ungheria. La seconda è quella che attraversa il Mediterraneo e che approda nel nostro Paese. Sono oltre 91mila (eritrei, nigeriani, altri), che s’imbarcano in Libia, mentre un piccolo flusso (siriani, marocchini) si registra anche verso la Spagna attraverso il canale di Gibilterra, circa 6.600. Complessivamente da gennaio ad oggi il totale degli arrivi in Europa raggiunge il numero di 332.582. Circa 2.500 sono stati i morti e i dispersi.

Non sarebbero numeri impossibile da gestire. Anche se rappresentano circa il triplo dei migranti dei primi sette mesi del 2014. Il dramma è rappresentato dalle previsioni. In Siria ben cinque milioni di sfollati interni attendono la prima occasione per partire. Chi li accoglierà e come? Secondo Tana de Zulueta, presidente del Comitato italiano per l’Agenzia Onu dei rifugiati palestinesi, ben la metà degli undici milioni di sfollati siriani ha già lasciato il suo paese, gli altri sono pronti a seguirli. Mentre nel Libano sono già rifugiati più immigrati siriani di quanto non sia la popolazione originaria di questo paese e anche da lì si attendono migrazioni massicce.

Le strade scelte dai paesi europei sono due: o quella dell’accoglienza, come proprio la cancelliera Merkel ha intrapreso, in barba ai trattati di Dublino, in occasione della recente migrazione di profughi siriani, o i muri e i fili spinati, come alcuni paesi dell’Europa orientale hanno invece dispiegato, in sfregio a qualsiasi elementare regola di solidarietà umana. Il tema è centrale. I profughi vanno accolti, i clandestini no. Ma come fare a dividere gli uni dagli altri? Come pensare di catalogare i cinque milioni di siriani che fuggono dalla guerra se non profughi ed essere obbligati all’accoglienza? Come catalogare coloro che fuggono dalla Libia o dall’Iraq, nelle zone in cui l’Isis ammazza e decapita?

Ritorniamo al punto di partenza, caro Salvini. È vero che l’immigrazione che dalla Libia raggiunge l’Italia non è prevalentemente composta da profughi, ma se un milione di siriani raggiungesse o da lì o dall’Oriente il nostro paese li ricacceresti indietro? E siccome anche tra i poveri migranti che tentano di raggiungere le nostre coste ci sono profughi, tu davvero vorresti impedire loro di partire? Questo è il punto fondamentale. Che Salvini vada in Nigeria per verificare il modo di aiutare quelle popolazioni non può che far piacere. Ma è proprio indispensabile spendere soldi per uno volo? E l’Europa e l’Occidente cosa stanno facendo per riportare la pace in quelle nazioni? Davvero pensiamo che la guerra all’Isis o a Boco Haram si combatta con qualche drone lanciato a vanvera?

Il fenomeno dell’invasione oggi si frena, non solo con programmi seri di aiuti umanitari per chi soffre fame e miseria, ma vincendo la guerra col terrorismo islamico. Questo è evidente. Ma l’Occidente é pronta a combatterla questa guerra? O dovremo davvero aspettare che cinque milioni di siriani siano protagonisti della più grande migrazione della storia di questo sessantennio?

bce Berlusconi bersani camera CGIL crisi elezioni Enrico Buemi europa Forza Italia Francia Germania governo Grecia Grillo Inps ISIS ISTAT italia italicum lavoro Lega M5S Marco Di Lello Matteo Renzi Nencini Onu Oreste Pastorelli pd pensioni Pia Locatelli pil psi Renzi Riccardo Nencini roma Russia Sel senato socialisti Spagna UE UIL Unione europea USA



Commenti all'articolo
  1. Caro direttore,
    a me sembra che oltre essere inumano non sia possibile arrestare l’esodo biblico in atto.
    E’ vero ci sono i rifugiati che hanno diritti e i clandestini che vano cacciati, ma umanamente che differenza c’è fra chi scappa dalla possibile morte in scontri di guerra e chi scappa dalla morte sicura per fame?
    Dunque il problema di classificare questi poveri esseri umani in chi può essere accolto e chi no, non ha senso.
    L’Europa, l’Occidente, l’Oriente tramite l’ONU devono affrontare il problema non per dare una soluzione provvisoria, comunque indispensabile, ma una soluzione duratura coscienti che sarà inevitabile l’impiego di armi e purtroppo anche di uomini, per stabilizzare quei paesi che sono responsabili di questo cataclisma.
    L’aspetto da non sottovalutare è quello delle risorse economiche che verrano meno se il fenomeno non sarà risolto.
    Per i Paesi coinvolti nell’accoglimento sarà difficile farvi fronte per un lungo periodo senza creare situazioni di scontri fra fazioni contrapposte come riscontriamo già adesso.
    Finita l’era delle colonizzazioni, finita l’era dell’indifferenza verso i popoli che soffrono, è giunto il momento di operare con questi Popoli, per dar loro un supporto di aiuti tecnici, di conoscenze,per creare le condizioni di sviluppo possibile nei loro paesi.

  2. Il Segretario della Lega esprime posizioni che possono essere condivise o disapprovate, ma mi sembrerebbe comunque sbagliato respingere a priori le sue proposte in merito, anche dopo che si sarà recato in Nigeria, per il solo motivo che provengono da quella parte politica, perché di fronte ad un problema così grande e complesso (per i suoi molteplici risvolti, umanitari, economici, sociali…..) andrebbe tenuto conto di ogni parere e suggerimento che risulti utile a trovare le giuste risposte e soluzioni, o quantomeno quelle più conpatibili con l’intero contesto (per non aggiungere problema a problema).

    Se non ricordo male, era già successo col Cavaliere che i suoi supercritici, ossia coloro che ne contestavano “a prescindere” ogni azione di governo, avessero sempre da obiettare anche sulla sua politica estera, salvo che “il senno del poi” pare oggi dirci che aveva probabilmente ragione.

    Paolo B. 30.08.2015

  3. Nei secoli, dai romani in qua, di invasioni l’Italia ne ha avute a bizzeffe. Di valle in valle troviamo in Italia ancora i “sedimenti” delle stirpi che hanno popolato l’Italia.
    Qui da noi non nasce più nessuno, la popolazione invecchia, chi viene da noi sia il benvenuto; rinnoverà un po’ il nostro sangue e preparerà l’Italia del futuro.

  4. Cari compagni, la differenza legale tra un profugo e un clandestino è un timbro su un foglio di carta. Non credo che il timbro di una questura possa avere alcun senso nel gestire questo momento storico: meglio sarebbe chiedere a ciascuno dove intenda ricongiungersi, fornendo un codice fiscale e monitorando la famiglia accogliente. Si tenderebbe così a ridurre le situazioni più esplosive e precarie, quelle degli alloggi pubblici adibiti a ricovero, che tendono a stabilizzare condizioni precarie più che a consentire il riscatto sociale.

  5. A maggior ragione, se “nei secoli, dai romani in qua, di invasioni l’Italia ne ha avute a bizzeffe”, come dice uno dei commenti, ed è poi riuscita a trovare faticosamente la propria identità, fatta da un insieme di valori, etici, civici, religiosi…, che l’hanno resa Patria, ce la dovremmo tenere gelosamente cara e stretta, questa nostra Patria, per non tornare all’indietro, e a mio avviso potremo farlo soltanto se sapremo salvaguardare e custodire quei valori, e anche ripristinarli per quella parte che è andata persa o ci sta sfuggendo.

    Se viene a mancare una tale identità, fatta anche di consuetudini e tradizioni, che vanno a costituire il “modello sociale” di un popolo – e oggi questa identità mi sembra abbastanza indebolita e fragile per un serpeggiante “nichilismo”, o per ragioni varie – c’è il rischio che il multiculturalismo possa diventare un problema, nel senso che non “preparerà l’Italia del futuro” ma si aggiungerà alle altre questioni tuttora aperte che il nostro Paese è chiamato ad affrontare (e i relativi esiti potrebbero essere abbastanza incerti).

    Nell’articolo dal titolo “Italia, non donna di provincia ma vero bordello” pubblicato su queste pagine il 27 agosto, cioè pochi giorni fa, c’è un passaggio in cui si dice che le varie “forze” del nostro Paese “hanno, però, una cosa in comune: non hanno un modello di società”, così che “la maggioranza governativa è a componenti variabili e transitori, sotto lo sguardo vigile dei poteri forti…”., e se non ho interpretato male tali concetti anche qui viene attribuita grande importanza al “modello di società”, cui potersi ispirare, e la cui ricostruzione dovrebbe essere pertanto uno dei primi nostri obiettivi, per poter poi accrescere la nostra ospitalità..

    Paolo B. 31.08.2015

Lascia un commento