mercoledì, 7 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Marino non è Roma
Pubblicato il 28-08-2015


La sagra c’è dell’uva, ma è pur sempre uno dei comuni romani. Roma e un’altra cosa. È la capitale d’Italia, la prima città della nazione, la Parigi della penisola, dove hanno sede governo e papato. Eppure Roma sembra un piccolo paese dei colli, infestato da bande criminali che si contendono il malloppo degli affari, anche quelli, squallidi, sugli zingari e gli immigrati. Destra e sinistra coinvolte nello stesso girone infernale, mentre un boss dei Casamonica, zio Vittorio, viene celebrato con un funerale fastoso, applausi, rose calate dal cielo, musiche del Padrino. Così come Ostia, il lido di Roma, è oggi trasformata in una piccola Chicago anni trenta. Omicidi, incendi, violenze, presenza accertata di tre famiglie mafiose. Una delle quali blocca addirittura l’accesso nella strada ove risiede. Uno sfregio beffardo alla legalità.

Tutto questo certo non è Roma, non è la gente di Roma, non sono gli imprenditori, gli artigiani, i commercianti e anche quei politici romani che si battono contro il malaffare. Ma mai in passato si era raggiunto un livello così basso, almeno a nostra conoscenza, di mefitica presenza della criminalità, una sua così permeata ramificazione, un così stretto rapporto con le amministrazioni del Comune e dei vari consigli. E quel che più stupisce è che tutto questo sia stato solo scoperchiato dalla magistratura senza che la politica, o meglio, chi comandava Roma, si sia accorto di nulla. Marino, inteso come sindaco, è una brava persona. Lo dicono tutti. È un chirurgo di fama mondiale arrivato a Palermo dalle università americane. Conosciamo i suoi conflitti con Carlo Marcelletti, il prestigioso, ma discusso, cardiochirurgo morto suicida nel 2009. Si parlò all’epoca di conflitto M-M, quello tra due luminari delle scienza dei trapianti.

Di Ignazio Marino conosciamo le sue battaglie parlamentari sui diritti civili che lo hanno visto protagonista coi radicali. In particolare quella sul fine vita. Marino ha avuto anche il coraggio di presentarsi alle primarie del Pd, riscuotendo i voti riformisti e liberali. Continuo a non capire perché abbia voluto presentarsi come sindaco di Roma, lui non romano, lui uomo di scienza e di cultura, educato, leggero, tranquillo, che non aveva amministrato nemmeno il suo condominio. Non si può essere i più bravi in tutte le attività. Se mi proponessero di insegnare matematica sarei ridicolo. E così Marino, tra multe e giri un po’ pacchiani in bicicletta (i taxisti romani chiamano i ciclisti “Quei de Marino”) si è subito imbattuto nella saga di Mafia capitale, in Carminati e Buzzi, in tutta la ragnatela di squallidi giochi di potere del sottobosco romano, nella cosiddetta Roma di mezzo.

L’inchiesta ha portato all’arresto di esponenti dell’opposizione e della maggioranza, a dimissioni a catena di mezza giunta, compreso il vice sindaco. Lui girava contento col segno di vittoria, provocatoriamente estasiato tra i fischi e le proteste acide dei romani. Fino a quest’ultima sceneggiata del funerale di Casamonica col sindaco ai Caraibi. Doveva tornare subito. Ma sarebbe stato troppo normale. Mi si nota di più se ci sono o se non ci sono, diceva quel tale? In verità la sua lontananza ha sconfinato nell’indifferenza. Infine il suo semi comissariamento col prefetto Gabrielli che diventa semi sindaco, il capo dell’anticorruzione Cantone, che assume il ruolo di suo protettore, poi gli verrà inviata in pacco dono anche quella Silvia Scozzese che si era dimessa da assessore al bilancio.

In una situazione di normalità un sindaco volta le spalle e se ne va sbattendo indignato la porta. Marino invece seguita ancora sicuro di sé e inneggia alla sua ennesima vittoria, mentre dei cinquanta cantieri del Giubileo, a poco più di sessanta giorni lavorativi dall’inizio dell’anno santo, non ne è cominciato nemmeno uno. Se chiedi a qualsiasi romano cosa dovrebbe fare il sindaco ti risponde, quello educato, che dovrebbe dimettersi. Perché Marino non lo fa? O ha bevuto il vino, il famoso vino della festa del colle, o la sua protesta risponde a qualche strategia politica. Sia ben chiaro, votare a Roma oggi significherebbe con ogni probabilità assegnare la capitale d’Italia ai Cinque stelle e comporterebbe un duro colpo elettorale al Pd. Renzi può permetterselo? Che ripercussioni avrebbe sul suo governo una netta sconfitta nella capitale d’Italia del suo partito? Meglio, per ora, lasciar logorare Marino. Contento lui…

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Commenti all'articolo
  1. Caro Mauro,il sindaco Marino sta facendo per Roma tutto quello che non hanno saputo fare per trenta anni i suoi predeccesori,La mafia capitale si consolidò allorchè ebbe inizio infausto il problema di Malagrotta,Tutti ne furono coinvolti e tutti rimasero INERTI,Facciano ore un salvifico mea culpa.Manfredi Villani,

  2. Tutta la dinamite del passato è esplosa ora e molti tentano di addossare a Marino tutte le magagne dell’amministrazione di Roma. Forse Marino cerca solo di togliersi da dosso le colpe degli altri. Se riesce ad avere il coraggio di dire pane al pane e vino al vino e di addossare a chi di dovere le responsabilità “srotiche” , poi può ANDARSENE CON ONORE.

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