sabato, 10 dicembre 2016
Facebook Spazio Twitter Spazio RSS Spazio
Opinioni e commenti
 

Mattarella e la guerra all’Isis
Pubblicato il 20-08-2015


Ha ragione il presidente della Repubblica Sergio Mattarella a sottolineare i rischi dell’attacco del terrorismo islamico e il possibile scivolamento verso una guerra più vasta. E hanno ragione ad un tempo Giuliano Ferrara, a sostenere che la guerra mondiale è iniziata con l’attacco del’11 settembre e che l’Occidente non sta combattendo quella contro l’Isis, e Massimo Cacciari, a distinguere tra terrorismo e stato terrorista (che però è pure peggio). Ormai ne leggiamo di tutti i colori. Dalla decapitazione e impiccagione del valoroso ed eroico guardiano del prezioso Museo di Palmira, ai farneticanti proclami, ultimo quello del figlio di Bin Laden, alla guerra da portare in Europa, fino ai depliant sulla vita tranquilla con clima ideale e trasporti in orario prodotta da un propagandista dello stato islamico. Da sconsigliare però un viaggetto se non siete islamisti. Potrebbe venirvi un pericoloso giramento di testa…

I nuovi barbari stanno più o meno tranquillamente al loro posto. Hanno formato uno stato tra Iraq e Siria, hanno messo radici in Libia, mentre in Nigeria anche ieri i loro compari di Boco Haram hanno trucidato 150 innocenti. Che fanno gli Usa del simpatico Obama? Se la prendono con Putin, per via dell’Ucraina. Tanto l’Isis è problema che non li riguarda. Come il nazismo, d’altronde, fino a quando il Giappone non iniziò i suoi bombardamenti su Pearl Harbor. Però non possiamo sempre invocare l’intervento a stelle e strisce. Se ingaggiano un conflitto li accusiamo di essere imperialisti, se stanno fermi di essere colpevolmente assenteisti. Decidiamoci.

Oggi c’è chi rimpiange Bush e la sua lotta per l’esportazione della democrazia. Ma gli europei dove sono? Chi è in grado, povera Mogherini, di dare all’Europa un’unica politica estera, quando perfino sull’attacco alla Libia ognuno è andato avanti per conto suo e la Germania si è tenuta fuori? Per non parlare dell’ONU, che tra veti e contro veti, tra inadeguatezze militari e prudenze tradizionali, è immobile come una statua. L’unica cosa che mi risulta chiara è che non possiamo affidare la nostra difesa, la difesa della nostra sicurezza e della nostra civiltà, dei valori della nostra cultura laica e liberale, solo ai valorosi curdi, che la Turchia continua ad attaccare, o a qualche incursione di droni, o a qualche sporadico attacco egiziano.

Quella che manca è una vasta e massiccia operazione di terra per sgominare lo stato islamico e mettere fine all’esistenza di un territorio che proclama la guerra all’Occidente e a tutti i miscredenti, che fa strage di prigionieri, che decapita gli avversari, che brucia i piloti stranieri e potrei continuare. So bene che un’azione militare di terra provocherebbe perdite di vite umane. Ma quante vite umane dovranno ancora essere sacrificate, quante teste dovranno ruzzolare, quante donne essere violentate e impiccate, per vedere l’inizio di un conflitto armato di vaste proporzioni contro i nuovi barbari? Cos’altro devono combinare costoro perché venga strappato loro il serto di vittoria e di conquista che anche psicologicamente favorisce nuovi pericolosi arruolamenti? Ha ragione Ferrara, manca un nuovo Churchill. Ho l’impressione anch’io che coi tanti Chamberlain e Deladier si rischi tutti di costruire un futuro in cui saremo costretti a invocare Allah akbar….

bce Berlusconi bersani camera CGIL crisi elezioni Enrico Buemi europa Forza Italia Francia Germania governo Grecia Grillo Inps ISIS ISTAT italia italicum lavoro Lega M5S Marco Di Lello Matteo Renzi Nencini Onu Oreste Pastorelli pd pensioni Pia Locatelli pil psi Renzi Riccardo Nencini roma Russia Sel senato socialisti Spagna UE UIL Unione europea USA



Commenti all'articolo

Lascia un commento