sabato, 3 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Parma non vale una messa
Pubblicato il 20-08-2015


Scrivono che vi sia un rapporto stretto tra approvazione della riforma del Senato e varo della legge elettorale. I bene informati sostengono che la trattativa sia in corso o che comunque vi sarà. A settembre. Non dubito che vi sia relazione tra i due atti. Una sorta di ‘do ut des’. Mi convince meno la relazione politico-istituzionale tra riforma costituzionale, di cui il Senato è parte, e legge elettorale, tanto più se la seconda Camera dovesse rappresentare, come penso, regioni e città. Sul Senato ho scritto. Dico la mia sulla legge elettorale.

Chi redige la legge dovrebbe pensare innanzitutto alla tutela delle minoranze – l’opposizione – dimenticando la costruzione di un sistema di voto tagliato su misura. La misura della maggioranza. In frangenti come questo l’elettorato si muove con facilità, spesso lungo corsie radicali. Due esempi: voto europeo e risultati nelle amministrative e alle regionali. E, più indietro nel tempo, il 1994. Martinazzoli concepì una legge elettorale che consentisse ai popolari di rinverdire la lunga primavera democristiana. Sappiamo come andò a finire. Crescono i segnali. Nei ballottaggi nelle recenti comunali, i grillini hanno goduto dei consensi della destra. Dopo Parma, Livorno e qualche decina di altri centri.

Escludiamo che uno scenario del genere si ripeta sul piano nazionale? Pensate a un’Italia in mano alla premiata ditta Grillo&Casaleggio e andate a presentarla in giro per il mondo, a imprenditori e a capi di governo. L’effetto? Non vedo alternative nè al ‘ciclo Renzi’ nè al rutilante corso delle riforme in discussione. Ma serve una strategia di lungo periodo ora che la nave è in mare. La legge elettorale è parte di questa strategia. E va modificata per consentire la nascita di una coalizione coesa e affidabile. E’ la ragione che ci porta a riproporre l’estensione del premio di maggioranza ai partiti coalizzati che superino il 3%.

Molti nemici non significano molta gloria. Sono molti nemici e basta.

Riccardo Nencini

Riccardo Nencini

Riccardo Nencini

Segretario Psi - viceministro dei Trasporti

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Commenti all'articolo
  1. Ci sarà probabilmente poco da fare se “Una sorta di do ut des” significa che la strada è già segnata, e il vestito della “riforma del Senato e della legge elettorale” sarà quello gradito ai partiti numericamente più forti, ma nulla vieta di poter avanzare e sostenere una propria proposta, una volta che non manchi di buone argomentazioni.
    In tema di legge elettorale, vedo anch’io con favore un criterio, ivi compreso il premio di maggioranza, che favorisca la coalizione piuttosto che la lista di partito, e come ho già avuto modo di scrivere mi sembra che il meccanismo di voto vigente in talune Regioni possa essere un buon modello di riferimento.

    Quello che intendo è il sistema che vede un candidato Presidente sostenuto da una o più liste, vale a dire anche da una coalizione di forze che si presentano ciascuna col proprio simbolo, e con propri candidati che saranno scelti attraverso le preferenze, e a mio avviso non necessiterebbe neppure la soglia di sbarramento, posto che chi non raggiunge il minimo dei voti non otterrà alcun rappresentante nel consesso degli eletti (mentre la soglia potrà semmai servire per le coalizioni, nel loro complesso, o per chi intende presentarsi singolarmente).

    In detto sistema può starci anche il “listino”, vale a dire un gruppo di persone che godono della fiducia del candidato Presidente, e alle quali non viene richiesto di passare attraverso le preferenze, e il tutto, pur con i limiti di ogni formula in questo campo, mi parrebbe in grado di mettere insieme due obiettivi, ossia la rappresentatività, la quale, a sua volta, può forse ridurre l’astensionismo, nonché la governabilità, visto che il Presidente è già individuato a priori, specie se allo stesso, proprio al fine di “governare” meglio la coalizione che lo sostiene, venisse conferito il “potere” di sciogliere l’Assemblea se la “coabitazione” diventasse difficile e insostenibile.

    Ho espresso soltanto un pensiero, personale e opinabilissimo, su un argomento di indubbio interesse politico, e istituzionale.

    .Paolo B. 20.08.2015
    .,

  2. caro segretario, sono un vecchio riformista che viene dal PCI e ora antirenziano, Guarda che ci sono le alternative: la bozza Chiti per evitare il bicameralismo paritario e legge a doppio turno alla francese per votare. Dignità ci vuole, non subalternità al capetto di turno.

  3. Il nocciolo duro della nuova legge elettorale è la convinzione che la sera degli scrutini si conosca chi guiderà l’Italia per i successivi cinque anni. Chi la propone lo fa avendo in cuor suo il pensiero di essere Lui il sicuro vincitore. O raggiungendo la soglia richiesta al primo turno o vincendo il ballottaggio successivo.
    Ogni giovanotto in buona salute è convinto di poter spaccare il mondo..
    Certo se al primo turno si arriva primi con la maggioranza o almeno con il quorum abbastanza alto richiesto, la vittoria è assicurata e tutto va nel verso desiderato.
    Più complicata la situazione in caso di ballottaggio.
    Qui si opera in situazioni più complicate: intanto non si è raggiunto il quorum, poi va visto il divario rispetto al secondo arrivato.
    Comunque sia la convinzione è sempre quella di potercela fare senza problemi e vincere l’Italia, quale posta elettorale.
    Questa sicurezza però pare alquanto azzardata. si può sperare nel sostegno massiccio di quelli che hanno votato al primo turno; si può far leva sulle divisioni tra le liste che si sono piazzate dietro al competitore, si può contare sulla minore partecipazione al voto di chi non è al ballottaggio.
    Tutto vero e tutto legittimo.
    Ci sono però anche altre possibilità che in linea teorica non possono essere escluse: accadde in Francia quando i socialisti, esclusi dal ballottaggio optarono di votare per Chirac, andato al ballottaggio contro Jean-Marie Le Pen. Prevalse allora lo spirito repubblicano, come dicono i francesi.
    Allora il divario tra i due era solo di tre punti e la mossa socialista era comprensibile, ma certamente questa situazione non è messa in conto da chi preme per votare la nuova legge.
    I tempi attuali non presentano, in Italia le stesse caratteristiche “ideologiche”, come si dice oggi per indicare una forte convinzione politica; da noi le appartenenze di campo non sono più fortemente politiche, si presentano piuttosto legate a personaggi dalla prorompente volontà di cambiamento.
    Tanto per capire quali sono i tempi che viviamo ed i rischi di una legge elettorale come quella tanto desiderata è forse il caso di osservare quello che è accaduto a Livorno lo scorso anno.
    Livorno, dalla fine della seconda guerra mondiale è sempre stata governata da amministrazioni fortemente ideologiche a sinistra.
    La sinistra però non vinse, come era stato fino ad allora, al primo turno. Si andò al ballottaggio, quello che decide chi è il sindaco quando non si vince subito.
    Ebbene al ballottaggio andarono il candidato democratico con il 40% e il grillino con il 19% dei voti.
    “Dé, è fatta” si disse “in livornese”.
    Ma, caso strano, ma anche preoccupante, reputo, per i fautori della nuova legge elettorale, è che al ballottaggio vinse il grillino col 53% dei voti: tutti gli oppositori, pur di non avere il democratico sindaco, lo votarono (senza dirsi niente, così; spontaneamente).

    E se alle prossime elezioni, col sistema del ballottaggio, il bello di turno, forte, audace, rapido, si trovasse un “effetto Livorno”, con chi dovrebbe prendersela poi?

  4. Caro Riccardo, giusta e condivisibile la Tua analisi, ma quando è stata approvata la legge elettorale che prevede il premio alla lista e non alla coalizione il Partito dove era? Perché è stata condivisa una forzatura voluta soltanto da Renzi e noi socialisti non ci siamo opposti pur sapendo che quella norma avrebbe significato la scomparsa del nostro Partito?

  5. Caro Nencini quando sei venuto in Calabria per dare sostegno al candidato Socialista alla regione, il compagno Fabio Guerriero, io ti feci una domanda proprio sulla legge elettorale che era in discussione, mi hai risposto che il partito avrebbe fatto di tutto, per ottenere che il premio di maggioranza fosse assegnato alla coalizione e non alla lista. Non mi pare che in parlamento sia stata fatta una battaglia in tal senso. A me sembra che vi siete troppo appiattiti sulle posizioni del chiacchierone e purtroppo non solo su questo. L’augurio comunque e che possiate cambiarla adesso, magari insieme ad altre forze che vogliono la stessa cosa. Credo che per i Socialisti equivale senza esagerazione, alla loro sopravvivenza confluire infatti nel cosiddetto partito della nazione sarebbe la fine.

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