venerdì, 9 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Pensioni. Al via i rimborsi dovuti
Pubblicato il 15-08-2015


Buone notizie ormai già diventate concrete per i pensionati. Il 3 agosto scorso è scattato il D-day dei rimborsi. Sono infatti arrivati gli assegni con gli arretrati. A partire dalla predetta data i pensionati italiani hanno di fatto iniziato ad incassare le somme dovute per la rivalutazione delle pensioni sancita dalla sentenza della Consulta e recepita con decreto legge del Governo Renzi. Il rimborso degli arretrati, operativo formalmente dal primo agosto, non è stato però per tutti. Secondo la circolare istitutiva dell’Inps il conteggio al riguardo elaborato prevede per le pensioni superiori a 3 volte il minimo e pari o inferiori a 4 volte il minimo, fino dunque a 1500 euro, la corresponsione dal primo agosto di una rivalutazione complessiva una tantum – calcolando gli arretrati 2012-2015 – di 796,27 euro. In particolare sono stati segnatamente restituiti 210,6 euro per il 2012 e 447,2 per il 2013. Per il 2014 e 2015, invece, il rimborso è stata pari rispettivamente a 89,96 euro e 48,51 euro. La portata degli arretrati disposti ha fatto storcere però il naso a molti. Tra questi, la Cgia di Mestre: “Con la sentenza della Consulta avvenuta nei mesi scorsi che ha bocciato la mancata rivalutazione – ha dichiarato Paolo Zabeo, della Cgia – il governo Renzi ha deciso di ridare soltanto 2,1 miliardi di euro. Pertanto, ai circa 4,5 milioni di pensionati interessati, l’Inps ha erogato solamente il 12,4% di quanto dovuto”. Soldi, hanno ricordato dalla Cgia, che sono stati posti in pagamento lunedì 3 agosto scorso in un’unica tranche.

Dalla Cgia hanno inoltre fatto sapere che i pensionati coinvolti in questa operazione sono coloro che nel 2012 percepivano un assegno mensile lordo compreso tra i 1.406 e i 2.895 euro. Vale a dire quelli che attualmente ricevono dall’Inps un trattamento mensile netto che oscilla tra i 1.200 e 2.000 euro circa. Gli arretrati che hanno da poco ricevuti oscillano tra i 263 e i 601 euro. La Cgia ha in proposito rammentato che nel biennio 2012-2013 gli assegni di quiescenza di ammontare superiore a tre volte il minimo non sono state rivalutate. La norma, contenuta nel dl ‘Salva Italia’ (6 dicembre 2011 n° 201), aveva stabilito la mancata rivalutazione. La Corte Costituzionale, con la sentenza n° 70 del 10 marzo-30 aprile 2015, ha stabilito che “sotto il profilo della proporzionalità e dell’adeguatezza del trattamento pensionistico si siano valicati i limiti della ragionevolezza, determinando un pregiudizio per il potere di acquisto dei pensionati”. Di conseguenza, il governo Renzi ha dovuto disporre il rimborso di una parte della mancata rivalutazione. Interessati al recupero della omessa perequazione sono stati i pensionati con prestazioni pensionistiche comprese tra le tre e le sei volte il trattamento minimo Inps.

Al riguardo è utile ricordare che il dl ‘Salva Italia’ faceva salva la rivalutazione al 100% delle pensioni sino a tre volte il minimo Inps. In particolare, la restituzione del negato aggiornamento numerario relativo agli anni 2012 e 2013 è stata limitata: al 40% per gli assegni previdenziali superiori a tre volte il minimo Inps e sino a quattro volte il medesimo trattamento; al 20% per i trattamenti pensionistici maggiori di quattro volte il minimo Inps e sino a cinque volte il predetto trattamento; al 10% per le rendite pensionistiche al di sopra di cinque volte il minimo Inps e sino a sei volte il citato trattamento. Nulla è invece stato restituito alle pensioni di importo elevato (oltre 6 volte il trattamento minimo). Sebbene il blocco della rivalutazione delle pensioni abbia interessato solo gli anni 2012 e 2013, esso ha danneggiato i pensionati con trattamento superiore a 3 volte il minimo anche per gli anni successivi, ha avvertito la Cgia. Infatti, il calcolo dell’adeguamento all’inflazione dal 2014 in poi è avvenuto su un importo più basso, poiché non indicizzato per due anni. Con il dl 65/2015 l’esecutivo ha quindi deciso di risarcire parzialmente anche questo ‘danno’, ha sottolineato: per gli anni 2014 e 2015 ha deciso di riconoscere il 20% del parziale risarcimento di competenza del biennio 2012 e 2013; dal 2016 calcolerà le pensioni aumentandole del 50% del parziale risarcimento di competenza del biennio 2012 e 2013.

Sentenza Consulta. Pensioni, Cgia: Incassato solo il 12% del dovuto

Con l’assegno che è stato messo in pagamento con la rata di agosto è stato corrisposto ai pensionati aventi titolo soltanto il 12,4% di quello che avrebbero dovuto avere come restituzione della mancata rivalutazione. Lo ha affermato la Cgia di Mestre, i cui calcoli sottolineano che il Governo, in seguito alla sentenza della Consulta, ha deciso di ridare “solo 2,1 miliardi di euro. Pertanto ai circa 4,5 milioni di titolari di trattamenti previdenziali interessati l’Inps ha erogato solamente il 12,4% di quanto dovuto”. La mancata indicizzazione delle pensioni, ha evidenziato la Cgia, è ‘costata’ ai pensionati italiani 17,6 miliardi di euro.

Assicurazione Sociale per l’Impiego (NASpI. Chiarimenti su nuova prestazione

Con la circolare 142 del 29/07/2015 l’Inps ha fornito chiarimenti in merito alla nuova indennità di disoccupazione NASpI. In particolare è stato chiarito che il licenziamento con accettazione dell’offerta di conciliazione ed il licenziamento disciplinare sono da intendersi quali ipotesi di disoccupazione involontaria e pertanto ai lavoratori licenziati che rientrano in queste ipotesi è riconosciuta l’indennità NASpI. In ordine al meccanismo di neutralizzazione, poi, i periodi di aspettativa sindacale, i periodi di cassa integrazione in deroga con sospensione dell’attività a zero ore ed i periodi di lavoro all’estero in Paesi non convenzionati sono da considerarsi “neutri”, con un corrispondente ampliamento sia del quadriennio per la ricerca della contribuzione utile alla NASpI, sia del periodo di dodici mesi precedenti la cessazione del rapporto di lavoro per la ricerca del requisito delle trenta giornate di effettivo lavoro. La circolare ha fornito inoltre ulteriori precisazioni in ordine al procedimento di calcolo di durata della prestazione. I beneficiari di prestazione di disoccupazione NASpI che durante il periodo indennizzabile iniziano il servizio civile volontario sono disciplinati analogamente ai titolari di NASpI che durante il periodo indennizzabile intraprendono una attività di lavoro parasubordinata e pertanto la prestazione di disoccupazione è cumulabile con il compenso da servizio civile volontario subendo la riduzione pari all’80% del compenso previsto.

Sono stati altresì forniti chiarimenti sulla compatibilità della prestazione NASpI con lo svolgimento di lavoro accessorio, di lavoro intermittente, di lavoro all’estero e con l’espletamento di cariche pubbliche elettive e non elettive. Infine, con riferimento ai casi di soggetti che hanno percepito l’indennità di disoccupazione ASpI, mini ASpI e NASpI successivamente alla data della prima decorrenza utile della pensione di anzianità, ma prima dell’effettiva corresponsione della pensione, sono state fornite nuove precisazioni. In particolare, è stato chiarito che nei casi in cui l’esercizio di una facoltà di legge (es. opzione per il regime sperimentale donna) comporti il perfezionamento del diritto alla quiescenza in un momento antecedente all’esercizio della facoltà, ma consenta di ottenere la pensione solo con decorrenza successiva all’esercizio delle stesse, è possibile fruire dell’indennità di disoccupazione ASpI, mini ASpI e NASpI fino alla prima decorrenza utile successiva all’esercizio delle predette facoltà. In forza di tale chiarimento, quindi, sono stati superati i dubbi interpretativi riguardo all’incompatibilità tra la percezione dell’indennità e la decorrenza della pensione relativamente a periodi privi di copertura sia reddituale, essendo intervenuta la cessazione dell’attività lavorativa (condizione questa di erogabilità dell’indennità di disoccupazione), sia pensionistica, stante la decorrenza della pensione di anzianità successiva alla data di presentazione della relativa domanda.

Naspi: in otto giorni dall’avvio della procedura processate quasi 60mila domande

Nei mesi di maggio, giugno e luglio sono state presentate 413.679 domande per la Naspi. L’Inps, in otto giorni lavorativi dall’avvio della procedura, ha definito – liquidando o respingendo – 58.065 domande, circa un settimo del totale. L’Istituto sta lavorando a pieno ritmo per smaltire lo stock di domande di disoccupazione (Naspi è l’acronimo di Nuova prestazione di Assicurazione Sociale) che da maggio sono nel frattempo pervenute. La nuova procedura di liquidazione, avviata il 15 luglio, automatizza tutti i controlli, impedendo indebiti e abusi che l’Inps ha il dovere di prevenire. E’ stata avviata da metà luglio poiché l’Ente di previdenza è stato precedentemente impegnato con la risoluzione di problemi applicativi al fine di garantire le tutele per i lavoratori stagionali nel 2015 secondo le indicazioni ministeriali. Le uniche prestazioni che hanno subito qualche ritardo, rispetto ai 30 giorni canonici di liquidazione, sono quelle (poco meno di 200mila) giunte tra maggio e giugno: quasi 60mila sono già state liquidate, le altre lo saranno entro i primi giorni di agosto.

Le quasi 230mila nuove richieste di Naspi inoltrate nel mese di luglio saranno liquidate, come di regola, dal mese successivo. Le Sedi Inps sono tutte impegnate a completare le istruttorie secondo l’ordine di presentazione delle richieste di propria competenza. L’obiettivo è di poter assicurare prima possibile i tempi di liquidazione ordinariamente garantiti dall’Istituto per questa prestazione (30 giorni dalla data di trasmissione della domanda).

Carlo Pareto

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