martedì, 6 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Perchè è importante (e possibile) il premio di coalizione
Pubblicato il 26-08-2015


Nel suo post del 20 agosto Riccardo Nencini ha dato una indicazione importante sull’impegno del PSI a favore di una modifica della legge elettorale che sposti il premio di maggioranza dalla singola lista alla coalizione. Personalmente considero l’Italicum una discreta legge, certamente migliore sia del Porcellum sia del Mattarellum, perché affida alla consapevole scelta degli elettori la definizione delle maggioranze parlamentari e quindi dei ruoli di governo e di opposizione. L’aspetto più critico è costituito proprio dal premio di lista, che di fatto obbliga ad accordi “preventivi” tra le forze politiche potenzialmente alleate. Accordi da gestire attraverso trattative di vertice, basate teoricamente sui presunti rapporti di forza e concretamente su una combinazione assai poco trasparente di deterrenze e cooptazioni. Chiunque abbia partecipato ai “tavoli” in cui venivano definite le candidature nei collegi del Mattarellum può dare testimonianza delle degenerazioni che tali percorsi producono.

La principale argomentazione utilizzata, nel centro sinistra, contro il premio di coalizione è il ricordo delle difficoltà prodiane nei rapporti con l’alleato Rifondazione. Ma le vicende che coinvolgono il mega gruppo parlamentare del PD in questa legislatura testimoniano come la unicità della lista non metta affatto al riparo da costanti fibrillazioni parlamentari, più o meno strumentali alla definizione degli equilibri interni di partito. Rispetto a questi giochi di palazzo i conflitti e le mediazioni tra soggetti politici diversi, che hanno un’identità riconoscibile come tale degli elettori (ed un peso politico basato sui consensi effettivamente ottenuti), appaiono come processi molto più trasparenti, gestibili e democraticamente valutabili.

Non va dimenticato, inoltre, che siamo in una fase di crescente distacco della opinione pubblica dalla partecipazione politica ed elettorale, rispetto alla quale la maggiore articolazione dell’offerta politica nell’ambito delle coalizioni può costituire un significativo, anche se parziale, fattore di contrasto consentendo una più ampia gamma di articolazione dell’offerta di rappresentanza di interessi e valori. E’, inoltre, evidente che per i socialisti il passaggio dal premio di lista a quello di coalizione ha anche un significato specifico. Premetto che sono personalmente convinto della valenza positiva della leadership renziana del centrosinistra, l’unica che abbia saputo ricostruire un rapporto con l’opinione pubblica non basato sulla demonizzazione dell’avversario e che cerca – tra molte approssimazioni e qualche errore – di far uscire il Paese dalla palude politica e socio-economica della Seconda Repubblica. Per questo condivido la scelta operata dal PSI di un’alleanza strategica, ma non mi pare vi siano, almeno a breve, le condizioni per la costruzione – tramite assorbimento da parte del PD – di un partito unico riformista.

E’ vero che l’azione di Renzi ha rimosso molti fattori di incompatibilità politici ed identitari ma essa, almeno fino ad oggi, non è in realtà intervenuta sui meccanismi di democrazia interna del PD. Questi continuano ad essere caratterizzati da una giustapposizione tra elementi di verticalizzazione plebiscitaria (di cui sono emblema le primarie senza regole) e di frantumazione localistica paraclientelare. Meccanismi (di cui parlo per esperienza diretta) che favoriscono l’affermarsi di posizioni ad alta potenzialità mediatica (ai vertici) o ad alto insediamento di potere (nei livelli intermedi) e non certo di posizioni politiche, identitarie o programmatiche che siano (il caso del PD romano è da questo punto di vista un esempio emblematico).

Penso perciò che ancora oggi sarebbe possibile, e utile all’intero centrosinistra, la presenza di un’offerta elettorale autonoma (saldamente alleata del PD ma non priva di autonomia critica) promossa da socialisti, laici e riformisti vecchi e nuovi (a partire dalla galassia radicale) in grado di intercettare segmenti di opinione pubblica dinamici e innovativi che hanno sofferto la povertà (o ambiguità) di rappresentanza negli anni della seconda repubblica. Una possibilità che può essere perseguita e verificata con efficacia e trasparenza in presenza del premio di coalizione e che troverebbe, invece, una manifestazione solo indiretta nello scenario del premio di lista. Per questi motivi ritengo importante che il PSI promuova un’iniziativa politica per la modifica della legge elettorale. Non penso a velleitarie minacce di rottura, a ruggiti del topo finalizzati più al marketing interno che al raggiungimento del risultato, penso ad un lavoro paziente e costruttivo fatto di argomentazione delle motivazioni, ricerca di consensi e alleanze, opera di convincimento, mediazioni e – se necessario – scambi. Iniziativa politica, insomma, quella che una volta eravamo abbastanza bravi a fare e che – tutti insieme – credo saremmo capaci di fare anche oggi.

Daniele Fichera

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Commenti all'articolo
  1. egregio Fichera, non condivido. Da vecchio riformista ex PCI contrasto Renzi dal 2012 sia per la spregiudicatezza e l’incultura del soggetto sia per le sue brutture istituzionali.
    Italicum 2 resta peggio della legge truffa 1953 ed unito al senaticchio dopolavoristico è una forzatura che va oltre la repubblica parlamentare. Meglio la proposta Chiti e il Mattarellum corretto.
    Nel 2008 avevo fatto splitting votando PSI alla Camera confidando nella fine dell’ubriacatura craxian-berlusconiana (v.i vari Del Bue, Cicchitto, Tremonti, Sacconi ecc) :purtroppo 1%..
    Ma che ora il PSI ufficiale sia strategicamente subalterno al turbofanfaniano..No.
    Andiamo a sinistra per una linke riformista e un ulivo 2.0.

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