venerdì, 2 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Petrolio in caduta libera
Le Borse temono gli effetti
Pubblicato il 25-08-2015


Pozzi petrolio

Quali sono gli effetti che sta innescando il Flash Crash del petrolio? Raggiunta la cifra dei 42 dollari a barile, ora si parla di un nuovo livello di guardia per quanto riguarda il prezzo del greggio in relazione ai principali mercati europei. Nei giorni scorsi i futures WTI hanno perso oltre il 3%, e in seguito hanno continuato a scendere per via degli effetti collaterali dovuti al crollo della Borsa di Shanghai. Il trading sul petrolio ha toccato nuovi vertici, registrando un dato negativo che non si verificava dal 2009 ormai.

I futures WTI americani perdono il 3%. Su questo pesa sicuramente anche il trend cinese che ha inferto il colpo definitivo ad un mercato contraddistinto da scorte in eccesso. Questa nuova crisi energetica è iniziata lo scorso giugno, a seguito delle manovre da parte del cartello Opec, ovvero quello regolato dai più grandi esportatori di greggio. Il mercato è stato intossicato da una vera ondata di barili provenienti dall’Iran. I livelli di produzione per quanto riguarda il petrolio sono saliti al massimo degli ultimi tre anni. Le conseguenze di questo effetto di sovrapproduzione per i mercati potrebbero essere davvero preoccupanti. Il petrolio è bene ribadirlo, è un bene davvero fondamentale per regolare i maggiori mercati borsistici a carattere mondiale, e nello specifico le borse europee. Nelle parole del broker multimilionario Jeff Gundlach, c’è preoccupazione per quanto sta accadendo sul mercato del greggio: “Il petrolio – dice – è incredibilmente importante ora come ora. Se scivola sotto i 40 dollari al barile penso che il rendimento sui decennali del Tesoro scenderà all’1%”. Questo in relazione al prezzo del petrolio nell’ultimo anno preoccupa e non poco gli investitori.

La notizia che riguarda poi il dato sulle scorte americane in netta salita vuol dire che il prezzo potrebbe scendere ancora. Bisogna ribadire e tenere presente che la quota 40 dollari a barile non va in nessun modo sottovalutata. Sono già in tanti a parlare di una combo negativa sui dati che lega a doppio filo l’economia cinese e i prezzi del petrolio in calo. Da ciò viene fuori che i principali listini azionari europei subiscono delle significative perdite, seguendo la scia di Wall Street e capitolando nel tipico effetto domino. Francoforte registra un significativo -2%, questo dato fa scendere il DAX ai livelli dello scorso febbraio. Anche Parigi e Londra danno un segnale negativo, cedendo l’1,7%. Segue Piazza Affari. Dunque il trend delle principali borse europee è segnato da questi due eventi: sindrome cinese e petrolio.

Così mentre gli operatori si chiedono se i mercati siano davanti a quella che potrebbe essere un’inversione di tendenza guidata dai dubbi sull’economia di Pechino, le vendite continuano a concentrarsi sul settore dei titoli minerari, sull’energia e sul settore auto. Tutto gira quindi attorno al petrolio. Cosa è cambiato quindi rispetto allo scenario che si era verificato nel corse dell’autunno 2014? Il petrolio sta attraversando una fase di deprezzamento che non si verificava da anni. Urge un piano di contenimento. Le misure finora applicate negli Stati Uniti non hanno prodotto grandi risultati. Bisogna invertire la tendenza e dare nuovi impulsi al rapporto tra domanda e offerta per quanto riguarda il prezzo del barile. Si tratta di un dato oscillatorio che sta facendo implodere il mercato. Quello che bisogna evitare è questo eccesso di sovrapproduzione di greggio. Da questo potrebbe scaturire il mercato petrolifero dell’autunno 2015. I listini collegati al petrolio risentiranno ancora di queste oscillazioni. Come detto in apertura e nelle parole di Jeff Gundlach, bisogna risollevare il prezzo del barile. Urge una misura di correzione per quanto riguarda i mercati associati al greggio. Il baratro del Flash Crash altrimenti è davvero prossimo.

Lorenzo Mattei

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