mercoledì, 7 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Pourparler
Pubblicato il 20-08-2015


Mentre il Segretario continua il suo lavoro, moltiplica le attenzioni e olia gli ingranaggi, nonostante il Direttore provi a indirizzare il metadibattito interno lasciando stare metafore, metatesi, metabasi e metaplasmi, il ribollire della rete si fissa sulla feccia e sulla schiuma, ignorando la sostanza. Saranno passati dieci giorni ormai da quando mi ero ripromesso di scrivere anche io qualcosa su feccia e schiuma. Tra gli aspri lidi tirreni, così lungi dal winter of our discontent, sotto questo sole di York, con troppe evidenti letture e riletture arbasiniane, non riuscivo ad andare oltre qualche aposiopesis (es. “bocca mia taci, mmmh…” con una mano sulle labbra e l’altra che fa i suoi gesti) o, italianissimamente, qualche apophasis (es. “qui lo dico e qui lo nego” ma continuando a dire).

Immerso invece nella mia domestica penombra, tra i miei cattivi maestri, ho prodotto molta carta che terrò da parte per il mio primo grimorio.

Mi manca proprio l’ispirazione per addentrarmi nel dibattito interno che possiamo ridurre a:

  • Marco Di Lello, superato da Tsipras nell’egemonizzare SEL (si scherza, ça va sans dire), ha deciso di entrare nel PD;
  • Bartolomei trasforma la sua corrente in movimento;

Se resto sul lido,
se sciolgo le vele,
infido, crudele
mi sento chiamar;
e intanto confuso
nel dubbio funesto,
non parto, non resto,
ma provo il martire
che avrei nel partire,
che avrei nel restar.
Metastasio, Didone abbandonata (atto I, scena XVIII)

Marco ha rilasciato l’ormai nota intervista, i suoi storici amici hanno applaudito insieme dimostrando che come solisti facevano più impressione che come coro, ci ha detto che il PSI non può non sciogliersi nel PD e intanto ha detto che comunque vada lui va ma, ad oggi, ancora non è andato ed è ancora capo delegazione dei deputati socialisti alla Camera. Probabilmente la cosa gli è sfuggita di mano. L’intervista l’ha rilasciata troppo presto (e probabilmente non voleva essere così netta, ma lei sì che è una donna, e che donna), la lettera seguente evidentemente tardiva, aggiungiamo poi che l’estate scuoce qualsiasi operazione politica ed eccoci qui sul lido. Si fosse limitato a dire la sua negli organismi!, non ci sarebbe stato nulla di male. La fuga in avanti è una mossa squalificante che di certo non gli serviva per ottenere consensi all’interno del partito. Leader è colui che guida, dopo aver discusso una via, ma lui, dopo l’abortita sua candidatura allo scorso congresso, ha dimostrato (innanzitutto a sé) che non ha il polso del Partito.
Quindi non dico preparare una mozione congressuale, ma almeno un giro d’Italia fatto in treno, in stile whistle stop, e invece? Hip-hop? Allez-hop? Agit-prop? Spinning top? Cometa Hale-Bopp?

L’arido legno
facilmente s’accende,
e, più che i verdi rami,
avvampa e splende
Metastasio

Non so se l’umore di Marco Di Lello sia lo stesso di Enea prima di abbandonare Didone, so però che l’umore di Bartolomei è quello di Tersite.
Fra le schiere luminose dei coturnati Achei, c’era quel brutto ceffo di Tersite che insultò Agamennone e sobillò i soldati greci a rimpatriare. Rispondendogli per le rime, e colpendolo col proprio scettro, Ulisse al pianto lo ridusse.
Negli ultimi decenni qualcuno ha provato a riabilitarlo come uomo del popolo, esausto dei capricci del potere e delle guerre dei re, ma questi illustri commentatori (tra cui l’onorevole comunista Concetto Marchesi) dimenticano non solo che Ulisse fu tra i più riluttanti a partire, ma che Tersite era un mascalzone, macchiatosi a casa propria di concorso in usurpazione di trono.

Oggi abbiamo in Bartolomei un Tersite del PSI, un confusionario che insulta chi “comanda” ma che, come spesso dimostra nella gestione del dibattito interno alla propria corrente, non sarebbe certo migliore di coloro i quali addita come antidemocratici e venduti a potenze “straniere”.
Non si può accusare Nencini di preferire le concave navi del parlamentarismo post-tangentopoli ad Itaca pietrosa. Quelle concavi navi sono però fatte del legno della nostra patria e non possiamo sentirci fuori luogo. Questo Parlamento è una guerra di Troia, una guerra fatta perché spinti da capricci altrui e dal Destino (cinico e baro, ça va sans dire). Sicuramente se torneremo vincitori avremo comunque la nostra bella Odissea, ma i bartolomeiani non possono pensare di fare i Proci col culo degli altri.

Se si fonda un movimento, prospettandone anche una vita autonoma dal Partito, non si può certo pretendere che il Partito lasci fare, tolleri l’anarcoidismo di queste province, per quanto povere e periferiche.

La civiltà Occidentale non è stata fondata sulle elezioni. Le elezioni sono pratica comune a qualsiasi tribù di ottentotti.
La civiltà Occidentale è stata fondata sull’Ostracismo.

La Commissione di Garanzia, non il Segretario badate bene, ha già iniziato a mettere in discussione la legittimità (inesistente) della mossa di Bartolomei.
Bartolomei sa benissimo che l’unico modo che ha per uscire facendo un minimo di confusione è essere buttato fuori. Personalmente non vorrei dargli questa soddisfazione ma, dopo tutti questi anni di festival del complottismo e del disfattismo non credo meriti ancora tolleranza.
Tra mozioni e documenti prontamente ritirati o integrati o corretti, in generale privati poi di qualsiasi vera conseguenza e coerenza (la congruenza mancava sempre dal principio) politica, ha sempre intascato posti in Consiglio Nazionale e Direzione nettamente superiori alla sua reale capacità all’interno del PSI. Ha uno squadrone di urlatori da social network e nulla più.

Del resto, non lo ripeterò mai abbastanza, perderlo non ci farebbe perdere davvero nulla. Ci regalerebbe anzi una maggiore agilità. Non mi illudo certo che non avremo più a che fare con lui e con tutta la sua pletora di cose inutili, antropologicamente e politicamente più simili ai parabolani grillini che ai giganti lombardiani della polemica più ’70s.
Purtroppo non è la prima volta che qualcuno di questi straccia platealmente la sua tessera (quando ce l’hanno) ma poi restano tutti attorno alle mura, ululando come cani affamati perché in altri lidi non trovano la stessa tolleranza che trovano qua da noi.
Oltre a questi abbaiatori di professione ci stanno anche le famose figure folkloristiche, in genere vecchietti o pazzerelli, che ci rendono così caratteristici e lungi da me l’idea di chiederne l’espulsione. La mitica biodiversità socialista ne soffrirebbe, del resto “banish plump Jack and banish all the world”.

Due teste (contate) le hanno, ma non farò nomi per evitar loro inquisizioni.

So bene che un giovane che parla di espulsioni può essere visto con orrore, soprattutto se già mal visto perché ha la colpa di essere un Vizzini boy nenciandelbuista tendenza Pecheux come il sottoscritto.

Una brutta retorica vorrebbe i giovani come degli invasati. I giovani socialisti antidiluviani son stati spesso tali.

L’entusiasmo è il peggior danno per le passioni. Badate bene, compagni, che dovete lasciare nello scaffale il dizionario dei sinonimi e dei contrari e gettarvi sul pelo delle più superficiali suggestioni dell’etimo.

Noi giovani socialisti postdiluviani, cresciuti nelle catacombe, possiamo vantare, almeno, la liberazione delle nostre passioni da quell’equivoca possessione nota come entusiasmo.

Come ho scritto nel mio piccolo contributo su Mondoperaio di Aprile, siamo rami verdi, virgulti ancora pieni di liquidi vitali e quindi più difficili da consumare, il fuoco ci morde con più difficoltà.
I rami che bruciano più rapidamente, ferocemente e luminosamente sono invece quelli secchi, in genere vecchi, più in generale quelli morti dentro, quelli del retoricamente brutale e folle “mi spezzo ma non mi piego”, pas du tout turatienne.

Io, con gran vanto, con orgoglio guerriero, rivendico che non voglio farmi consumare violentemente e vanamente dal fuoco. Io da bravo virgulto ancora pieno di vita la Luce la seguo per nutrirmene, non per farmene consumare, e mi avventuro fuori dalle catacombe, in qualsiasi parete, fra gli anditi e le crepe, piegandomi e ripiegandomi, abbracciando, stritolando e integrando l’ambiente che vorrebbe rendermi difficile il percorso verso l’aria aperta e la Luce.

Turati ci invitava a non prendere d’assalto la Natura, bensì a vincerla obbedendo alle sue leggi.

Seguendo ciò, lo scorso inverno la FGS si è rinnovata votando la mozione “L’ora del Lupo” che potete sfogliare a questo link, e siamo già pronti a continuare lo studio del “che fare” con le proposte già messe sul tavolo da Nencini all’inizio di quest’estate e da Del Bue dopo l’uscita di Di Lello.
Vi diamo appuntamento alla festa nazionale dell’Avanti!, ma soprattutto alla Conferenza Programmatica del prossimo autunno e alla serie di eventi formativi che abbiamo messo in cantiere.

Fraternamente,

Roberto Sajeva
Segretario Nazionale FGS

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