lunedì, 5 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Pozzuoli. Amianto
negli stabilimenti ex Sofer
Pubblicato il 24-08-2015


amiantoContinua a mietere vittime l’amianto, il “nemico” invisibile che non ha lasciato indenne lo stabilimento Sofer di Pozzuoli, fabbrica di materiale rotabile (all’interno di esso si costruivano locomotive, ETR 500, TAF e carrozze per metropolitane) chiusa nel settembre del 2003. Oggi l’attenzione dei politici sull’area flegrea di Napoli (dove ancora sono collocati parte degli stabilimenti dell’azienda) è concentrata in particolar modo sulla sua riqualificazione, ma si è dimenticato, o quasi, lo “spettro” che rappresenta lo stabilimento  Sofer  per gli operai che sono deceduti e quelli che si sono ammalati di patologie legate all’amianto. La storia della Sofer parte da molto lontano. L’esposizione dei lavoratori ad inalazioni di polveri d’amianto viene riconosciuta dalla sede Inail di Napoli il 5 dicembre 1994.

Quasi nelle stesso periodo la direzione centrale dell’Inps accertò che già dall’ottobre del 1967, gli operai dello stabilimento di Pozzuoli si trovavano a contatto con il micidiale materiale. Le malattie tipiche che comporta l’esposizione all’amianto sono asbestosi, carcinoma polmonare e mesotelioma, patologie che hanno ammazzato almeno 50 lavoratori dell’azienda tra il 1973 e il 1998, quasi tutti addetti alla coibentazione prima e alla scoibentazione di carrozze, locomotori ed elettrotreni costruiti per le “vecchie” Ferrovie dello Stato.  L’amianto è nocivo per la salute dell’uomo per la sua capacità di rilasciare fibre potenzialmente inalabili. L’esposizione a tali fibre è responsabile di patologie gravi ed irreversibili, prevalentemente dell’apparato respiratorio. I più pericolosi sono i materiali friabili i quali si possono ridurre in polveri con la semplice azione manuale e a causa della scarsa coesione interna possono liberare fibre spontaneamente se sottoposti a vibrazioni, correnti d’aria, infiltrazioni d’acqua, o se danneggiati nel corso di interventi di manutenzione. L’amianto compatto invece per sua natura non tende a liberare fibre, il pericolo sussiste solo se segato, abraso o deteriorato. L’esposizione alle fibre di amianto è associata a malattie dell’apparato respiratorio e delle membrane sierose, principalmente la pleura. Esse si manifestano dopo molti anni dall’esposizione: da 10 – 15, ma anche 20 – 40 in alcuni casi.

Nel maggio del 1995, il dipartimento dell’Ambiente e Salute della Cigl Campania, decise di costituire un gruppo di lavoro sul tema dell’amianto. L’iniziativa si rese necessaria per rendere efficaci ed operativi sia il decreto legislativo 277/91 (per la protezione dei lavoratori contro il rischio dell’amianto) sia la Legge 257/92 (norme relative alla cessazione dell’impiego dell’amianto) che tardavano ad essere applicati da parte della Regione Campania. Nella stessa sede venne deciso di coinvolgere l’Associazione Auser, Onlus riconosciuta come Ente Nazionale avente finalità assistenziali, costituita nel 1989 dalla Cigl e dal Sindacato dei pensionati. L’Auser, a sua volta, costituisce una specifica sezione territoriale: l’Auser Flegrea. Quest’ultima, ancora oggi, fornisce assistenza agli ex operai e alle famiglie che hanno subito vittime per l’amianto. Secondo i dati forniti dall’Associazione, dei 167 ex lavoratori rimasti, 69 sono in mobilità, 91 in cassa integrazione, 4 pensioni ed altri 3 deceduti negli ultimi anni. Ma il problema amianto, ovviamente, non coinvolge solo gli ex dipendenti della Sofer.

L’elenco delle piccole, medie e grandi aziende esposte al rischio amianto in Campania è infinito.  E non solo. Tutta la penisola italiana è afflitta dal problema. Dal nord al sud il nemico da combattere è invisibile, letale. Si perché l’amianto era un materiale fino a pochi anni fa molto comune e anche molto diffuso, non solo nelle fabbriche, ma anche nelle case, sulle navi, sui treni, in taluni casi, usato anche come coadiuvante nella filtrazione dei vini. In pratica l’amianto era parte di noi, della nostra vita, della nostra quotidianità. Ma della sua pericolosità ce ne siamo accorti, legislativamente parlando, solo negli anni ’90, mentre il boom dei morti si verificherà, visti i tempi lunghi di incubazione, entro il 2020. E i dati inquietanti, purtroppo, non finiscono qui: gli ultimi rapporti sulle ecomafie diffusi da Legambiente parlano di 27 mila siti contaminati dall’amianto ancora presenti sul territorio nazionale.

Rosario Scavetta

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