lunedì, 5 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Renzi, il ventennio e noi
Pubblicato il 31-08-2015


Mi permisi di suggerire un apposito processo al ventennio nero della Seconda repubblica mai nata. Il Psi l’organizzò con tanto di giudici e di pubblici ministeri, tra i quali Tiziana Parenti, Marco Damilano, Paolo Franchi, Massimo Teodori, Pio Marconi. Naturalmente la sentenza fu di piena condanna. Nell’intervista rilasciata da Matteo Renzi al Corriere il giudizio è lo stesso. Liquidatorio. Per Renzi l’Italia è stata bloccata in questo ventennio. In particolare per l’assurdo contrasto tra berlusconismo e antiberlusconismo. Certo, si potrebbe aggiungere, è facile sostenerlo quando si arriva dopo. Una sorta di narcisistica ammissione di “prima di me il diluvio”. Però trovo in questa affermazione, alla quale ha reagito duramente Bersani dalla festa di Reggio Emilia, un motivo non casuale di convergenza.

Renzi è in effetti post Seconda repubblica mai nata. Questo ventennio era costituito da un feroce contrasto, in realtà ipocrita, tra post comunisti e falsi nuovisti, generalmente aggregati attorno al padrone di Mediaset, che della Prima repubblica era stato gran parte, anche per i suoi produttivi rapporti col leader del Psi. Che dire degli ex comunisti, scampati miracolosamente al Pool mani pulite, nonostante i tanti miliardi ottenuti illegalmente dall’estero e dall’interno. Compreso quel miliardo tondo volatilizzatosi sull’ascensore di Botteghe oscure. La Seconda repubblica mai nata era un pasticcio, senza riforme istituzionali e costituzionali, era ancora crisi della Prima repubblica ad opera dei falsificatori della storia.

Oggi non si può dire la stessa cosa di Renzi che ha letteralmente fatto piazza pulita di entrambi i contendenti. Dei suoi non resta quasi traccia, se non nell’archivio e nelle feste ancora subdolamente dedicate all’Unità, giornale ripreso e subito occupato dai renziani doc. Di Berlusconi oggi restano solo le serate da Smaila e poco più. Abbandonato perfino da Bondi e da Bonaiuti, lacerato dalle scissioni di Fitto e di Verdini, insegue ormai il debordante Salvini, attorniato da qualche malinconico reduce del tempo che fu. D’altronde non era compito di Berlusconi eliminare i comunisti? Ebbene, oggi è Renzi che ha sferrato loro il colpo ferale. Dunque perché insistere e su cosa?

Verrebbe allora spontaneo l’interrogativo anche sulla nostra presenza. Ho già scritto che Renzi non colma lo spazio della storia e della profondità della politica. Che lascia troppo spazio tra gli annunci e le cose fatte, che sul tema della politica estera, di quella economica e dei diritti civili, è spesso troppo pencolante. Dunque che un drappello socialista combattivo, con elmetto e fucile, non solo può avere spazio, ma è di grande utilità. Sta a noi non sbagliare strada, non ritrovarci o cogli avversari di ieri o arrendendoci a chi non ci vuole prigionieri. Con quell’orgoglio dell’anticipazione che anche questa affermazione di Renzi ci deve suscitare.

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Commenti all'articolo
  1. Prescindendo dalla vacuità politica degli ultimi venti anni, non dobbiamo farci fregare dalla apparenze: quei venti anni hanno sepolto tantissimo dei contenuti del socialismo italiano.
    E’ prevalso un egoismo individualistico sfrenato che punta solo sul far soldi, fregando, se necessario, chi ti sta intorno, anche se non l’hai contro. Si è lasciato fuggire (e vendere) il tessuto produttivo produttivo italiano, sono sparite le guarentigie ed i diritti dei lavoratori, avanza uno schiavismo sotterraneo incivile.
    Potrei continuare.
    Io sono contro questi ultimi vent’anni.
    Ma Renzi che ha da pretendere, mentre si appropria di tutto ciò presentandolo come una novità???

  2. disaccordo su quasi tutto egr.Del Bue. Velo pietoso sul berlusconismo (che a vari craxiani non dispiaceva..) e sul livore contro la storia del comunismo italiano: con tutte le sue magagne (te lo dice uno da sempre antisovietico) è stato figlio dell’umanesimo socialista ed ha generato civismo e impegno collettivo di cui oggi non c’è quasi traccia.
    Il turbofanfaniano che ti piace parecchio (de gustibus..) ha per ora vinto perché la ex sinistra bersaniana ha sbracato. Ma molti vecchi riformisti che vengono dal PCI non ci cascano.
    P.S. Avevo votato PSI nel 2008 e nel 2013 Bersani, favorendo così anche il ritorno in parlamento della pattuglia socialista. Ho già detto marameo al PD renziano ed ora -se queste sono le posizioni- dico marameo anche al PSI.

  3. No, caro Carlo, io non sono diventato renziano. L’ho criticato per alcune cose non di poco conto come la riforma elettorale, il baratto con gli ex comunisti sull’Unità e Berlinguer, la timidezza finora mostrata sui diritti civili e la laicità, la bocciatura di Giuliano Amato come presidente della Repubblica. Mica cose da poco. Ma sul giudizio attorno a questo ventennio come non essere d’accordo? Anche perché di questo ventennio nero noi siamo stati le vittime…

  4. Mancano i socialisti, manca il coraggio, manca la POLITICA.
    Poi pensate quel che vi pare, ma siamo al Francia o Spagna…..
    Dov’è l’orgoglio,di essere qualcuno, di contare qualcosa, di sacrificare qualcosa di proprio per l’interesse di tutti?
    Pensate che con l’estro socialista avremo assistito alla mattanza di questi poveri migranti senza speranze (o con troppe)?

  5. Condivido quanto scrive Mauro. Che dire del ventennio trascorso se non quello che abbiamo vissuto nei fatti, con governi di Berlusconi o altri di sinistra, che ci hanno portato dove siamo, tralasciando naturalmente il nostro declino inesorabile per scelte inconsulte. Quello però che mi risulta anche evidente è il fatto importante degli ex PCI, PDS, DS, che forti del loro secondo partito d’Italia non hanno voluto ritornare, dopo il crollo del muro di Berlino, alla casa madre per odi atavici. Hanno preferito altri odiati con il compromesso storico per andare al governo a tutti i costi con gli ex DC assolutamente non amati da sempre e ci sono riusciti con dei costi da pagare che sono piuttosto evidenti. L’avvento del PD li aveva visti predominanti nel numero rispetto agli ex margheritini o DC ed era il loro orgoglio. Oggi con Renzi, fatto salvo qualche opportunista saltato sul carro, sono rimasti in minoranza, rottamati, con altri che si sono allontanati per evidenti dissensi di linea politica. Ora stanno pagando lo scotto. Preferirei naturalmente e per mia natura parlare di noi che, fatto salvo di una sparuta delegazione ospitati in Parlamento, non siamo in grado di dare al paese quello che da troppo tempo sente la mancanza e cioè quel socialismo liberale e riformista benefico per le istituzioni. Di questo mi piacerebbe parlare valutando certamente il contesto storico tra berlusconismo e renzismo, ma considerando le nostre responsabilità, le nostre divisioni interne spaccando l’atomo e le fuoriuscite ad altri lidi di una grossa parte di partito, prima verso Berlusconi, ora verso Renzi con l’abbaglio del PSE se non addirittura verso una sinistra che di socialismo no ne ha mai voluto sentir parlare. Orgoglioso del mio PSI, unico partito rimasto della prima repubblica, mi sento sempre più demotivato da una situazione interna causata da questioni margiali o forse anche importanti, ma fatte all’interno di un mini partito che come primo obiettivo dovrebbe porsi l’accorpamento di tutti i socialisti e credo che ce ne siano ancora tanti, ma soprattutto in grado di guardare al futuro con la capacità che ci è sempre stata riconoscuta.

  6. Non è sicuramente irrilevante, sul piano politico, sapere chi, tra i socialisti, si schiera dalla parte di Renzi e chi invece no, o chi assume posizioni intermedie ovvero più sfumate, e conoscerne altresì le rispettive ragioni, ma occorre poi passare al seguito, prepararsi cioè alla prossima prova elettorale.

    E’ vero che si andrà probabilmente alla scadenza naturale, cioè al 2018, e che è ancora aperto il capitolo della legge elettorale, ma gli imprevisti sono sempre dietro l’angolo, e in ogni caso l’argomento merita di essere affrontato per tempo, specie se quale “primo obiettivo dovrebbe porsi l’accorpamento di tutti i socialisti”, come dice Gianmario.

    Ai primi, cioè ai sostenitori del Primo Ministri in carica, verrebbe da chiedere se vedono all’orizzonte la confluenza nel suo partito, cioè il PD, oppure una lista autonoma (immagino aggregata, ossia in coalizione, col PD) composta dai soli socialisti o anche da altre forze “minori”.

    Ai secondi, quelli cioè che la pensano all’opposto, o quantomeno diversamente, la domanda è invece quella di capire come, a loro giudizio, dovrebbero muoversi i socialisti, appunto sul piano elettorale, collocazione ed alleanze incluse.

    Paolo B. 06.09.2015

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