domenica, 4 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Sardegna. Cappellacci: mai qui scorie radioattive
Pubblicato il 27-08-2015


Cappellacci_UgoIn Sardegna la tensione è alta da molto tempo. Comitati, manifestazioni e mobilitazioni di cittadini per scongiurare lo sbarco delle scorie radioattive nell’isola.
Persino la Chiesa cattolica locale è scesa in campo: i vescovi sardi, in un recente documento, hanno espresso la loro ferma opposizione all’ipotesi di insediare nella regione il deposito nazionale dei rifiuti radioattivi.
L’ex governatore Ugo Cappellacci, attuale coordinatore regionale di Forza Italia, è impegnato da mesi e in prima persona ad informare e sensibilizzare la pubblica opinione sarda sui rischi derivanti da tale progetto. Non solo. Cappellacci, insieme al gruppo regionale di Forza Italia, ha spronato il presidente della Regione Francesco Pigliaru e la giunta di centrosinistra a prendere una posizione ufficiale sul problema.
La maggioranza ha accolto le sollecitazioni delle opposizioni e ha assicurato in più occasioni, tramite l’assessore regionale all’ambiente e lo stesso governatore Pigliaru, la netta contrarietà della giunta ad ospitare il sito.

Onorevole Cappellacci, in una Sua intervista rilasciata al settimanale “Panorama” lo scorso mese di marzo lei rivelò che,in base a fonti ministeriali attendibili, il procedimento per l’individuazione del sito per le scorie fosse concluso e che le regioni scelte erano il Lazio e la Sardegna. Il 2 aprile, secondo la tabella di marcia che era stata diffusa dalla Sogin, era prevista la pubblicazione della lista della aree potenzialmente idonee ad ospitare il deposito. Come sappiamo ci sono stati dei rinvii. Si ipotizzò che il rinvio fosse dovuto alla concomitante campagna elettorale per le regionali del 31 maggio. Tuttavia passate le elezioni, che tra l’altro hanno interessato solo 7 regioni (e forse quelle meno idonee), la pubblicazione della lista delle aree è stata nuovamente rimandata.
Le autorità coinvolte nel processo decisionale (Ministeri dell’Ambiente e Sviluppo Economico, Ispra e Sogin) hanno parlato di “aggiornamenti” da apportare.
Come spiega questi rinvii ed è possibile che le anticipazioni su Lazio e Sardegna abbiano indotto l’Ispra a rivedere i criteri di individuazione delle aree idonee?
Sicuramente le anticipazioni e le nostre denunce politiche hanno riacceso i riflettori su un percorso che stava andando avanti in gran segreto: questo potrebbe aver dato fastidio. La stessa reazione del ministro Galletti appare sintomatica: dopo la nostra iniziativa, dichiarò alle agenzie di stampa di non conoscere le carte, ma, secondo un autorevole quotidiano nazionale, pochi giorni dopo queste arrivarono sulla sua scrivania. Il rappresentate del Governo non sentì il bisogno di comunicare la novità. E’ singolare che un Governo tanto attento alla comunicazione “compulsiva” resti in silenzio su una vicenda così importante e stento a credere che un ministro della Repubblica non fosse già informato dell’imminente arrivo dei documenti all’epoca delle sue dichiarazioni. Altro sintomo è la condotta di un Governo che da un lato rinvia e dall’altro rassicura altri Stati, come la Francia, circa il rispetto dei tempi. A marzo il ministro Guidi avrebbe portato all’attenzione del ministro francese Royal quelli che ella definisce “i nuovi positivi elementi nel percorso di realizzazione del Deposito Nazionale, ribadendo l’impegno del Governo italiano a procedere così come concordato e la determinazione a dotare anche l’Italia di una infrastruttura necessaria alla sicurezza nucleare, come nella maggior parte dei Paesi europei”. Questo farebbe pensare ad un progetto già avanzato, pronto a partire.

Sogin è la società pubblica incaricata dal governo di smantellare le vecchie centrali atomiche e smaltire le scorie. L’azienda di Stato sta investendo molto in comunicazione: sono previste campagne pubblicitarie, seminari e confronti con associazioni, comitati ed enti locali interessati.
E’ vergognoso che, mentre il procedimento è nascosto dietro un muro di gomma, mentre un Governo si muove nella segretezza, parta una costosa campagna propagandistica, che, per come dipinge la pattumiera nucleare, ricorda un po’ i racconti orwelliani. Tutto questo avviene mentre i ministri e i burocrati romani parlano, senza arrossire, di massima trasparenza e condivisione delle decisioni.

I rifiuti radioattivi non li vuole vicino nessuno e ovunque creano dissenso e proteste per il ben noto effetto NIMBY, ‘Not In My BackYard’, (Non nel mio cortile). Come giudica l’azione del governo Renzi e di Sogin sulla chiusura definitiva del ciclo nucleare in Italia e sulla gestione delle scorie?
Da sardo, la giudico come un film già visto. Per decenni la nostra isola è stata posta dinanzi ad una logica ricattatoria, che ha visto pagare ogni posto di lavoro con pesanti contropartite in termini di salute, sicurezza, ambiente, fruibilità del territorio. Quando un Governo mira a illudere le comunità interessate con il miraggio di posti di lavoro e di benefici economici eventuali e futuri, mentre propone un immondezzaio radioattivo per il presente, sta ripetendo lo stesso gioco cinico di prendere per fame le persone. Noi siamo convinti che questi artifici appartengano ad un’altra epoca e che la Sardegna possa invece aspirare ad avere quella buona impresa e quel buon lavoro, che rispettano la nostra terra e le nostre tradizioni e che proprio da esse traggono giovamento. Insomma, tra carceri, servitù militari (lo dico pur non essendo antimilitarista), miraggi industriali, abbiamo già dato. Per quanto ci riguarda non è ideologia NIMBY, ma una reazione doverosa che più o meno suona così: “Basta, non potete venire sempre nel mio cortile”.

Nel 2011 oltre il 97% dei cittadini sardi hanno votato il referendum consultivo regionale contro la costruzione di centrali nucleari e di siti di stoccaggio delle scorie. All’epoca lei, come Presidente della Regione, sostenne con forza il No al nucleare e ai rifiuti radioattivi. Anche se si tratta di un referendum “consultivo”, quindi non vincolante per la Regione e per lo Stato, la volontà del popolo sardo è molto chiara. Tuttavia, data la natura del referendum, le autorità governative come Ispra e Sogin non sono obbligate a tenerne conto. Quali iniziative pensate di intraprendere se la lista delle aree, quando sarà pubblicata, dovesse contenere anche siti presenti in Sardegna?
Noi ci siamo espressi democraticamente. Nessuno osi sfidare la volontà di un popolo espressa pacificamente e con un voto pienamente legittimo. Non esiste seminario, conferenza o altro capannello che possa sostituirsi ad una decisione assunta dall’intera comunità isolana. Il Governo prevede che, alla fine di quel percorso che definiscono “partecipato”, se nessuno dovesse farsi avanti, la decisione sarà presa da Roma. Se nella lista dovesse risultare anche la Sardegna, noi intraprenderemo ogni iniziativa sul piano politico e giurisdizionale possibile per fermare una simile scelleratezza. Non pensino però che la mobilitazione si fermi dentro i palazzi della politica, perché esistono anche precedenti: quando Prodi in gran segreto fece arrivare il primo carico di rifiuti dalla Campania di Bassolino, a Cagliari accadde il finimondo. Come allora, noi ci schiereremmo politicamente e fisicamente dalla parte dei sardi.

Questo è l’anno dell’enciclica di Papa Francesco, “Laudato Sì”, sulla tutela dell’ambiente. In che modo ritiene che il ruolo della Chiesa cattolica locale possaessereefficacein questa vicenda?
La Chiesa ha ancora una grande forza morale ed è sempre capace di mobilitare le coscienze. Nei momenti più difficili è sempre stata vicina al popolo sardo, ha sofferto insieme a noi ed è stata di conforto. A Cagliari abbiamo vissuto con grande coinvolgimento la missione di Papa Francesco per rendere omaggio alla Madonna di Bonaria e abbiamo ascoltato le sue parole forti in difesa della nostra terra, di un popolo che soffre, la sua toccante preghiera per il lavoro. La Chiesa potrà darci una forza in più: magari quella che ci aiuta a superare le divisioni che, a volte, hanno penalizzato un popolo forte come il nostro.

Forse, alla luce dell’ultima enciclica, il problema posto dall’uso dell’energia nucleare è diventato, ora più che mai, anche“questione morale”?
Sicuramente sì. Lo è ancor di più in un’isola che vive gli effetti delle scelte sbagliate del secolo scorso: spesso poco lungimiranti e orientate più al consenso immediato che ad una reale visione politica, ideale e morale. La nostra generazione ha la possibilità di essere ricordata come quella che ha fatto scelte di rottura oppure come quella che ha continuato a pensare solo al presente, come quella del coraggio o come quella dei vili. Poiché oggi stiamo vivendo il nostro “Dopoguerra”, anche se si tratta di un conflitto finanziario e non con le armi, dobbiamo avere la stessa volontà di ricostruire, lo stesso coraggio, la stessa generosità dei nostri nonni e dei nostri padri per restituire alle nuove generazioni un futuro migliore del nostro presente.

Quali politiche, a suo avviso, andrebbero adottate a livello nazionale affinché le energie rinnovabili possano soddisfare il fabbisogno energetico e contribuire alla sostituzione delle tradizionali fonti di approvvigionamento?
Forse questo è uno dei pochi casi in cui la politica europea, da rivedere per molti altri aspetti, può essere una via da seguire. La promozione delle rinnovabili, calibrata sulle esigenze effettive dei territori e non sugli interessi speculativi, insieme alle buone prassi per il risparmio energetico sono, più che una scelta, un vero e proprio dovere. Noi abbiamo varato un piano, che sia chiama SardegnaCO2.zero, già partito in via sperimentale, per iniziare da 60 comunità “pioniere” e arrivare a portare in 377 Comuni su 377 scelte oculate, pianificate e condivise per rendere più efficienti sul piano energetico i nostri territori.

Durante la sua presidenza fu approvato il referendum contro le centrali e i depositi nucleari in Sardegna. Questo referendum, anche se non vincolante, rappresenta la volontà del popolo sardo ed è un segnale politico molto importante di cui tener conto. Pensa che l’attuale giunta di centrosinistra avrebbe potuto fare di più per evitare che la Sardegna possa essere presa in considerazione come luogo idoneo per il deposito?
La Giunta Pigliaru è partita con il piede sbagliato, perché è rimasta alla finestra ad aspettare gli eventi. Per intenderci, quando Forza Italia ha chiesto chiarimenti al presidente dopo una prima mozione votata dal Consiglio all’inizio della Legislatura, ci hanno propinato un documento “copia e incolla”, identico alle dichiarazioni rese da un assessore in Aula in occasione del precedente dibattito. Colti in flagrante nella inerzia, perché dopo un anno dall’ordine del giorno non avevano ancora mosso un solo dito, hanno spedito una letterina firmata da un assessore. A mio avviso, questioni così importanti devono essere trattate ai massimi livelli: il presidente della Regione deve pretendere un confronto diretto con Renzi, dal quale deve uscire solo con un impegno: nessuna pattumiera nucleare in Sardegna né ora né mai.

Pier Paolo Palozzi

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