sabato, 10 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Scrive Alberto Benzoni:
Immigrazione. Politica
ed Europa le grandi assenti
Pubblicato il 17-08-2015


Da una parte la Chiesa. La disposizione all’accoglienza. Dall’altra, Salvini. La volontà di respingimento. La Chiesa a servizio degli Ultimi; in Italia e nel mondo. In una prospettiva che trascende i confini in nome di una missione universale. Salvini che riprende l’antica battaglia dei Penultimi contro gli Ultimi; e in un sistema caratterizzato, insieme, da risorse decrescenti a da pressioni crescenti sull’uso delle medesime.

In mezzo ci dovrebbe essere la politica. La gestione razionale di un problema in sè irrisolvibile. E, a servizio di questa, il governo e i partiti. E, in particolare, una sinistra che sta pagando, in modo sempre più drammatico, in Italia e in Europa gli effetti dello scontro tra Penultimi ed Ultimi.

Ma in mezzo non c’è assolutamente nulla.

Nulla in Europa. In linea generale perché l’Europa non esiste. O, più esattamente , perché esiste come un insieme di sistemi paese, in concorrenza al ribasso tra di loro; e tenuti insieme da regole sempre più paralizzanti.

Nello specifico, perché le regole della sua politica di immigrazione, costruite negli anni cinquanta, non hanno niente a che fare con la situazione attuale. Nell’ottica di allora, si aprivano le porte ai profughi meritevoli: leggi esuli e profughi dai paesi dell’Est. E si “chiamava”, a sostegno del processo di sviluppo, una manodopera la cui presenza era considerata provvisoria.

Oggi, distinguere tra “profughi meritevoli” – da accogliere – e potenziali clandestini – da respingere, è assolutamente impossibile: e non solo per questioni di tempo. Mentre assistiamo ad una pressione alle nostre frontiere di milioni di persone all’interno di un universo di riferimento, che non ha niente a che fare con il rapporto tra domanda ed offerta (leggi con le condizioni del mercato del lavoro nel nostro continente) e moltissimo, invece, con le condizioni globalmente intollerabili nel proprio mondo di origine.

Tutte queste cose, l’Europa le sa benissimo. Ma si rifiuta di trarne le conseguenze. Con il risultato di sprofondare nella più totale ipocrisia. Da una parte si mantiene il principio di accoglienza; dall’altra si assiste passivamente alla costruzione dei muri. Un’ipocrisia che si riassume nella campagna contro i “mercanti di morte”: quasi che la presenza degli scafisti fosse la causa-e non la conseguenza- dell’ondata migratoria.

Non che una gestione razionale del fenomeno non sia possibili. Ma, per praticarla, occorrerebbe aprirsi al mondo, non chiudersi sempre più all’interno delle proprie frontiere. E, nello specifico, rendersi contro che l’incontrollabiltà del fenomeno migratoria è il frutto della dissoluzione dello stato e della società in vaste aree del mondo: dall’Iraq alla Nigeria. Una dissoluzione che abbiamo visto crescere sotto i nostri occhi senza fare nulla, dico nulla, per contrastarla. Tante situazioni che richiederebbero il nostro intervento: e di cui invece l’”Europa baltica”si disinteressa totalmente; salvo addirittura a provocarle a freddo, magari per nostalgie coloniali travestite dal frasario dell’interventismo democratico (vedi Libia) .

E qui veniamo all’Italia. La più interessata ad una gestione razionale del fenomeno migratorio. E, al tempo stesso, la più carente nel praticarla. Dovrebbe, assieme, a Spagna e Grecia, porre la questione mediterranea e mediorientale al centro dell’agenda, anche con un’iniziativa autonoma; mentre, al dunque, si limita piagnistei sulla ripartizione dei profughi. Dovrebbe gestire in una logica di integrazione (a partire dalla concessione della cittadinanza) e/o di multiculturalismo (confronto con la comunità islamica, obblighi e riconoscimenti compresi) mentre non sviluppa né l’una né l’altra.

Dovrebbe misurarsi con la questione della clandestinità (anche assistendo chi intende uscirne), ma la lascia continuamente crescere sul suo territorio. Così da alimentare lo scontro dei penultimi contro gli ultimi; e di dar fiato alla narrazione di Salvini.

Intendiamoci: in questo, niente di nuovo rispetto al passato. Una linea, anzi una non linea che, da Maroni ad Alfano è sempre la stessa: accogliere gli immigrati; e poi lasciarli andare, disinteressandosene completamente.. Prima un omaggio ai princìpi dell’accoglienza. Poi un regalo gratuito alla narrazione leghista.

In mezzo, appunto, nulla.

Alberto Benzoni

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