mercoledì, 7 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Scrive Antonello Scuderi:
Ecco perchè lascio la carica di segretario regionale Psi
Pubblicato il 19-08-2015


Il problema sollevato dal compagno Marco Di Lello è questione vera e seria. E non riguarda solo il “contenitore” al cui interno poter continuare a propugnare le battaglie socialiste, ma – a mio giudizio – anche la capacità e la possibilità di avere un ruolo da parte del Partito nell’ambito di un quadro istituzionale ed elettorale che noi stessi abbiamo contribuito a creare.

Vi è davvero qualcuno così ingenuo da pensare che  – con una legge elettorale come quella anche da noi votata – sia possibile costruire una forza politica di “maggioranza” al di fuori del partito di maggioranza.

Che si abbia, cioè, la capacità di mettere insieme un aggregato di forze (peraltro eterogenee) per cercare di raggiungere la fatidica soglia del 3% e maturare così – nella migliore delle ipotesi – una decina di quozienti.

Non abbiamo avuto il coraggio di farlo quando potevamo, alle passate elezioni, dove avremmo potuto scendere in campo con il nostro simbolo e ritornare ad essere da noi forza parlamentare.

Pensiamo di farlo oggi, al di fuori del premio di maggioranza con i centristi di Tabacci (dai quali ci dividono anni luce) e con le liste bloccate (perché così risulterebbero al di fuori del partito di maggioranza), magari per gratificare qualche capolista (ovvero i soliti noti).

Sarebbe molto arduo presentarci come partito di governo, ma al di fuori del partito di maggioranza che vede coinvolto l’intero esecutivo o quasi; come potremmo mai – da un lato – sostenere che il governo ha fatto bene, sta risolvendo i problemi del Paese, sta modernizzando l’Italia, e – dall’altro – chiedere di non votare per Renzi ed il suo partito, ma per una non meglio identificata formazione che non fa parte dell’aggregato del premier ma spera di ritornare in Parlamento per continuare a fornire “ uomini” di governo.

Un simile comportamento non solo è inconcepibile, ma neppure è spiegabile agli italiani, i quali – con la nuova legge elettorale – saranno chiamati a votare per uno o l’altro partito (maggioranza o opposizione) e non certo per una formazione che vuole sopravvivere per far da stampella (se mai le sarà concesso) a chi già da sé ha una stragrande maggioranza.

Abbiamo, nei fatti, deciso di “chiudere” il Partito allorchè abbiamo votato una legge elettorale che assegna il premio di maggioranza non alla coalizione, ma al partito maggiore.

Ed ancora oggi, nel pieno del dibattito sulle riforme istituzionali, il nostro Segretario (intervista a ‘Il Corriere della Sera’) sostiene che l’elezione diretta dei senatori sia questione del tutto secondaria, non facendo così fronte comune con il vasto coacervo di forze politiche che cerca di utilizzare il prossimo passaggio al Senato delle riforme istituzionali come grimaldello per una modifica della legge elettorale in favore del premio di maggioranza.

Subiamo ancora una volta le conseguenze dell’imperdonabile errore che abbiamo commesso in Direzione allorchè concedemmo la deroga al Segretario consentendogli di mantenere la carica unitamente a quella di Viceministro.

L’epilogo è già scritto; è nelle cose. Si agiterà il simulacro della costituzione di una forza “intermedia” per tenere tutti buoni, ma alla fine si chiederà di essere ospitati nella lista del PD (o in quella che tale Partito diverrà) per evitare di ritornare ad essere un partito extraparlamentare.

Il Segretario sostiene che una tale tattica la stiamo attuando dal ’94 e che solo attraverso di essa è stato possibile mantenere in vita la pattuglia socialista.

Questo è indubbiamente vero; ma dimentica di dire che stiamo nella terza Repubblica, dove un uomo solo al comando – purtroppo, con il nostro consenso – ha imposto le sue regole del gioco, nelle quali – venendo meno la coalizione – non trova posto una soluzione intermedia.

Ci vorrebbe coraggio, molto coraggio; purtroppo, non vedo in giro tanti uomini coraggiosi, quanto piuttosto tanti – troppi – interessati al proprio esclusivo destino personale.

E’ necessario riflettere a fondo: non è più possibile sopravvivere con i soliti giochi di prestigio. Bisogna – con il coraggio della prospettiva – costruire una sinistra di governo vera, moderna, capace di incidere sui problemi del paese con la giusta innovazione, in grado di assicurare i bisogni e garantire i meriti; insomma, una sinistra autenticamente socialista nei valori che rifugga dalle tentazioni del massimalismo e dell’antagonismo parolaio che non sono in grado di cimentarsi con i duri e crudi problemi che l’attuale assetto geopolitico ha fatto emergere.

E questo lo si può fare con il Partito se siamo in grado di farlo (e mi permetto di dubitarne se l’obiettivo è e rimane la sola sopravvivenza) oppure nel grande contenitore del partito di maggioranza (nelle cui liste saremo comunque costretti ad entrare), cercando di insufflare in esso un adeguato tasso di socialismo.

Non penso vi siano altre strade; meno che meno il ricorso ai soliti pannicelli caldi, che – al più – possono servire a qualcuno, ma non alla causa.

O, almeno, a me non interessa più la sopravvivenza della “ditta” se non serve a rilanciare la prospettiva di un grande Partito.

In Campania, nella mia qualità di Segretario Regionale, insieme ad altri compagni e compagne, ho voluto fermamente che si presentasse la lista di Partito (unico caso in Italia). Il risultato ottenuto è stato più che soddisfacente (il 2,2%) e solo una manciata di voti ci ha impedito di avere il secondo consigliere.

Mi sono, però, reso conto ancora una volta che non basta il lavoro della periferia se non vi è una visibilità generale del Partito, se manca un punto di riferimento nazionale che renda agevole la riconoscibilità del simbolo e consenta di aggregare ben al di là dell’apporto di ogni singolo candidato.

Come Partito abbiamo appoggiato Vincenzo De Luca, formando insieme ad altri una coalizione intorno al candidato Presidente.

Purtroppo è l’attuale Presidente che avverte i partiti con fastidio e pensa che gli stessi non debbano interferire in alcun modo sul suo lavoro, quasi a ritenere che siano l’aspetto deteriore della politica.

Sono dell’avviso che il Partito debba – con fermezza – rintuzzare un tale stato di cose; non porsi contro De Luca (ci mancherebbe altro, lo abbiamo votato e siamo stati determinanti per la sua elezione), ma fargli comprendere che i Partiti e la coalizione, se avevano un senso quando l’hanno dovuto sostenere in una difficile e complessa campagna elettorale, anche dopo hanno un senso e vanno rispettati.

Mi dispiacerebbe che in Campania venga a riproporsi la stessa situazione nazionale e che la voce del Partito rimanga soffocata da ragioni di “stato” o di rappresentanza personale.

Sono realista e comprendo con chiara lucidità quale siano il significato ed anche l’obiettivo della pseudo riunione della Segreteria convocata – in spregio ad ogni regola statutaria – dal Vicesegretario, come pure della richiesta di convocazione del Direttivo regionale per giorno 24 agosto allorchè era già stato in precedenza da me convocato per il giorno 7 settembre,

Stigmatizzo, come dovrebbe fare ogni compagno, comportamenti che costituiscono vere e proprie prevaricazioni dei ruoli e prendo atto che la regia non è soltanto campana.

Lascio la mia carica, alla quale non sono mai stato abbarbicato, con la consapevolezza di aver fatto fino in fondo il mio dovere, di aver lottato per il mio Partito, di aver voluto la lista Socialista, di aver ottenuto un risultato ragguardevole (tutti in precedenza avrebbero sottoscritto per il 2,2%) nonostante la situazione di grande difficoltà in cui siamo trovati per la defezione del Consigliere Oliviero, di avere gelosamente combattuto per la nostra autonomia.

Consapevole anche che senza un grande scatto di orgoglio e una nuova, vera, dinamica spinta politica non vi è futuro.

Mi auguro di sbagliare perché sono e rimango socialista con le lacrime agli occhi quando vedo il nostro glorioso simbolo.

Ed è per questo che, compagne e compagni, Vi auguro davvero buon lavoro.

Antonello Scuderi

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