venerdì, 9 dicembre 2016
Facebook Spazio Twitter Spazio RSS Spazio
Opinioni e commenti
 

Scrive Fabio Ruta:
Socialisti, laici, libertari,
ecologisti….o ora o mai più
Pubblicato il 15-08-2015


Da simpatizzante non iscritto al Partito Socialista Italiano, vorrei contribuire con una riflessione al dibattito che si è aperto in questi giorni sul futuro del socialismo italiano. Una forza storica rischia di scomparire senza che (quasi) nessuno se ne accorga. Le ragioni dei parlamentari e dei dirigenti che scelgono la via della adesione diretta al Partito Democratico, o differentemente ad altre formazioni politiche che si pongono alla sua “sinistra”, sono evidenti. Stante l’attuale consistenza elettorale del PSI e nel contesto della nuova riforma elettorale, il partito non ha il peso specifico per porsi e proporsi come forza autonoma. Capace di “moto proprio”. Attualmente il PSI appare come un “cespuglio” del PD, un cespuglio appuntito, con una sua dignità, capace di differenziarsi significativamente su alcuni temi. Ma pur sempre un “cespuglio”, ospite nelle liste elettorali democratiche.
Il PD aderisce al PSE e questo è un fatto significativo. Ma manca di alcuni aspetti fondamentali della cultura riformista e libertaria del socialismo europeo: l’arretratezza sul tema dei diritti civili, la titubanza o impossibilità di porsi come forza laica, che sostiene una piena separazione delle istituzioni dai condizionamenti delle gerarchie religiose ne costituisce il più evidente (ma non unico) esempio. Il PSI oggi è in bilico, quali prospettive? Proviamo ad identificarne alcune: 1) Si rilancia una forza autonomista, un partitello che si pone sulla onda nostalgica degli anni ottanta e del periodo Craxiano. Questa ipotesi, a prescindere da come si valutino i contenuti ed i valori, farebbe il fragore di un petardo non esploso nella notte di Capodanno. E’ una via già percorsa in passato. Con scarsissimi consensi. 2) Il PSI tenta di dare vita ad una lista salvagente, con forze (come i centristi di Tabacci) che rischiano la scomparsa e la non rappresentatività parlamentare. Questa manovra verrebbe letta come insapore, tesa a salvaguardare piccole e residuali classi dirigenti. 3) Il PSI aderisce al PD. Potrebbe essere una soluzione se si radicasse in Italia quella cultura bipartitica che ancora non esiste. Se all’interno di quel partito si costituisse una grande area politica che comprenda le culture socialiste, radicali, liberali, ecologiste. Questo panorama, in una forza attualmente connotata per la preponderante leadership carismatica di Renzi, appare non emergere.
4) Il PSI aderisce ad una sorta di Syriza Italiana. Ponendosi di fatto fuori dal solco del PSE e contribuendo (in modo non si sa quanto determinante) ad alimentare quella tendenza massimalista che pervade non solo la sinistra italiana, ma anche quella europee. Questa tendenza potrebbe portare in Italia ad un soggetto che agevolmente superi la soglia di sbarramento. Che intercetti rabbie sociali e renda visibili conflitti. Ma difficilmente questo tipo di sinistra è in  grado di passare dal terreno della protesta antagonista a quello della proposta di governo. 5) Liberi tutti, eutanasia del PSI. Potrebbe essere una soluzione più indolore del lento disfacimento….. A dimenticavo: esiste una sesta e ultima possibilità: scommettere sulla riemersione di quel fiume carsico di culture azioniste, laiche, libertarie, radicali, modernamente ecologiste, antiproibizioniste, federaliste europee, oggi apparentemente silenti. Oggi invisibili. In questo scenario il Partito Socialista potrebbe proporre temi e iniziative forti sui diritti civili, sul nuovo welfare, su una gestione responsabile della immigrazione che sappia coniugare accoglienza e legalità, sulla tutela ambientale ed il rilancio della green economy. Su molte altre questioni. Cercando compagni di strada, fra ciò che ancora si muove nella galassia radicale, nell’associazionismo laico,  nel mondo ambientalista. Questa strada a mio avviso è l’unica alla altezza di una grande storia.
Fabio Ruta
bce Berlusconi bersani camera CGIL crisi elezioni Enrico Buemi europa Forza Italia Francia Germania governo Grecia Grillo Inps ISIS ISTAT italia italicum lavoro Lega M5S Marco Di Lello Matteo Renzi Nencini Onu Oreste Pastorelli pd pensioni Pia Locatelli pil psi Renzi Riccardo Nencini roma Russia Sel senato socialisti Spagna UE UIL Unione europea USA



Commenti all'articolo
  1. la sesta ipotesi sarebbe percorribile a condizione che il PSI in un congresso sancisca questa svolta e lanci un grido di differenziazione rispetto ai velleitari di sinistra e al PD; non so se i dirigenti hanno compreso in pieno che siamo arrivati, forse, al capolinea; ad eccezione di Del Bue non mi pare che gli altri si siano spesi su questa ipotesi; d’altra parte anche il patto federativo con il PD non è mai decollato …. ahimè !

  2. mettere tutti i beni (compreso avantionline) in una fondazione e aderire al PD, apportandovi la cultura socialista all’interno.

    ormai il PD è con il PSE e i socialisti sono al governo nazionale e locale con il PD.
    non sussiste una ragione politica di divisione.

    persino la classica antipatia tra ex pci ed ex craxiani non è attuale: renzi ha pensionato d’alema (e io ricordo anche un fassino che omaggiava craxi).

    se il psi non aderirà, tempo un paio di anni e farà la fine del partito repubblicano italiano.

  3. Sono d’accordo con Fabio,il nostro pensiero da socialisti è: non essere subalterni a nessuno essere indipendenti,questa è idea socialista. Sono cresciuto socialista perchè ho sempre qualcosa da dire e proporre,le cose all’unanimità non mi piacciono. In questo momento aderire al PD col Casino che hanno, il nostro bagaglio di idee???? Sarebbe aderire con idee filo pci o filo moderate-centriste. Aderire serve solo a salvare qualche sedia….che poi al momento buono viene tolta, si è visto nel sindacato.

Lascia un commento