mercoledì, 7 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Scrive Fabrizio Montanari:
avanti con le nostre proposte
Pubblicato il 03-08-2015


Caro direttore, leggo con curiosità, divertimento e un po’ di nostalgia di un tempo passato, le cronache quotidiane che riguardano il nostro partito. Poi subentra la rabbia per un costume che speravo fosse caduto in disuso, specie alla luce di quanto è accaduto in questi anni. Ma vedo che sono io a non aver capito come va il mondo, piccolo, del PSI. Ho letto i tuoi articoli e le proposte che hai avanzato alla discussione congressuale e mi sento di condividerle, tutte. Nelle tue parole ritrovo la nostra tradizione liberal-democratica, con radici antiche, aggiornata alla luce delle problematiche attuali. È poi curioso, ma solo un po’ , constatare che proprio chi detiene, miracolosamente, qualche incarico di rilievo quando la strada non è più così certa, sia illuminato e proponga strategie e scelte che vorrebbe vendere come nuove e salvifiche per le sorti del socialismo. La curiosità allora lascia il posto alla compassione e riaccende una nuova voglia di fare. Il caldo afoso di questi giorni evidentemente fa male ad alcuni e incoraggia altri.

Fabrizio Montanari

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Commenti all'articolo
  1. Caro Fabrizio, noi abbiamo fatto politica in una fase in cui le scelte erano tutte originate da questioni ideali. Penso al movimento studentesco, poi ai dibattiti, anche durissimi, nella Fgsi, infine alle grandi questioni relative al confronto tra socialismo democratico e liberale e comunismo. Adesso, come vedi, la politica sembra orientarsi solo verso orizzonti di salvaguardia personale. Non c’è da stupirsi e neanche da scandalizzarsi. Hanno voluto inaugurare un nuovo sistema politico non più identitario, forse quest’ultimo è davvero scomparso nella testa e nel cuore delle persone, e allora prendiamoci questo nuovo sistema.

  2. Sui comportamenti individuali ciascuno di noi può naturalmente avere la propria opinione, ma il nodo politico resta comunque.

    Ammesso che il “corpo” del PSI, indipendentemente dalle scelte personali di qualcuno, sia tetragono nel respingere la confluenza nelle fila del PD, la subordinata che emerge, cioè l’ipotesi di una propria lista, coalizzata comunque e a prescindere col PD, non mi sembra essere un’alternativa vera e reale, e di grande autonomia, come ho già avuto modo di dire in altri commenti.

    In tema di alleanze c’è chi rifiuta a priori l’idea che un socialista possa allearsi con chi “odora” in qualche modo di “destra”, salvo poi dire a noi stessi che il sistema dei partiti storici e identitari è tramontato – e di riflesso non dovrebbe essere che così anche per i vecchi schemi coi quali si formavano gli schieramenti – e salvo dirci anche che vi sono emergenze talmente grosse che richiedono il concorso di tutti i “volonterosi” e “responsabili” per cercare di darvi soluzione.

    Il fatto di “andare avanti con le nostre proposte”, come recita il titolo di questo articolo, mi sembra voler, o poter, significare che valgono innanzitutto i programmi, ed è su questi che il PSI dovrebbe cercare le affinità e convergenze, e vedere i margini di reciproca mediazione, come fa chi vuole raggiungere un obiettivo, cioè portare a casa un risultato concreto.

    Ed è anche per questa ragione che a mio avviso occorrerebbe concentrarsi, quanto a proposte, sulle questioni (economiche, occupazionali, ecc…..) cui va ricondotta, per generale convinzione, la crisi in atto, e su tali questioni misurare il livello di condivisione tra le varie forze politiche (senza escluderne già in partenza una parte).

    Se ci si deve adeguare ad un nuovo sistema, mi pare la maniera più consona a una entità politica che prende pragmaticamente atto dei cambiamenti, ma continua nondimeno a ragionare con una mentalità di “governo”, quella cioè che cerca di dar risposta ai problemi.

    A meno che non si voglia impostare il tutto sul piano ideologico, nel senso che va bene soltanto quello che può arrivare da un solo e determinato versante, il che è sicuramente legittimo, ma allora sfuma o si riduce l’importanza dei programmi e prevale invece la logica delle appartenenze.

    Paolo B. 05.08.2015

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