lunedì, 5 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Scrive Francesco Brancaccio: Liberalsocialismo per uscire dalla crisi dei partiti
Pubblicato il 28-08-2015


Da strumento democratico in mano ai cittadini i partiti si stanno definitivamente convertendo in puri feticci in mano a un ceto politico-affaristico senza scrupoli, impegnato in lotte intestine nelle quali colpisce l’assenza di programmi politici degni di questo nome.

La personalizzazione della politica, la trasformazione della comunicazione politica in propaganda pubblicitaria e la crescente importanza del denaro nella competizione politica sono del resto fenomeni comuni a tutto l’Occidente capitalistico. Basti vedere quello che succede negli Stati Uniti, che pure secondo qualcuno sono ancora la patria della democrazia.I risultati di questa situazione è la sempre maggiore disaffezione dei cittadini nei confronti della politica, che si traduce in alti tassi di assenteismo. Attualmente abbiamo solo due grandi metodologie politiche tutte basate su forme di potentati personali. Troviamo partiti che si basano su di una politica populista come il Movimento 5 stelle e la Lega Nord di Salvini, ed il PD di Renzi che rappresenta il vero erede evoluto della vecchia Democrazia Cristiana ricco di correnti e di guerre intestine .C ‘è un bisogno urgente di un netto cambio di passo del modo di fare politica perché ce lo chiede l’opinione pubblica e perché è il solo modo di acquistare credibilità. Garantire stabilità, governabilità e buona amministrazione sono obiettivi molto importanti, ma non più sufficienti per vincere le sfide di oggi e non farci travolgere dalla sfiducia e dal risentimento che circonda tutti i partiti.

Occorre, dunque, trovare un modo nuovo di fare politica, anche perché la crisi è figlia della crisi dei partiti che hanno bisogno di un radicale processo di trasformazione. Per questo siamo convinti che si debba spostare il baricentro del nostro agire politico dalle istituzioni alla società dove c’è la politica reale : i bisogni, le domande, gli interessi, i conflitti. Si tratta di promuovere nei territori un confronto aperto fra le conoscenze parziali detenute dalla moltitudine degli individui, in modo da favorire l’innovazione e consentire la decisione pubblica da sottoporre a un continua verifica degli esiti, sfruttando le grandi potenzialità della Rete. Né i corpi intermedi, rappresentanti di interessi economici e sociali pur fondamentali, né la Rete, piattaforma potente di partecipazione, possono sostituire i partiti come interfaccia fra società e governo della cosa pubblica. Serve, dunque, un” partito laboratorio” che ,attraverso un forte radicamento territoriale e animato dalla partecipazione e dal volontariato, sia capace di promuovere un confronto sociale aperto e regolato per arrivare ad individuare priorità e grandi scelte , soluzioni operative e ragionevoli da rappresentare a chi governa. Un processo di questo tipo – di democrazia deliberativa – è certamente di radicale trasformazione nel modo di fare politica dove l’interesse della comunità prevale ancora rispetto all’interesse dell’individuo. Dobbiamo ritornare a quel un partito liberal socialista riformista perché ci richiamiamo ad una tradizione politica e amministrativa popolare che ha saputo indicare lo sviluppo futuro del nostro Paese.

Essere riformisti vuol dire in buona sostanza avere la capacità di anticipare prima che i problemi siano lasciati irrisolti a marcire. Oggi tutti si proclamano riformisti e territoriali, ma non tutti i riformismi sono uguali perciò bisogna dire da che parte si sta. Noi pensiamo che il riformismo liberista, quello del “meno stato e più mercato” e della sola competitività e produttività, pur portatore di valenze positive, dia solo risposte di tutela di limitati interessi sociali. Occorre mettere insieme competitività e solidarietà, che è parte integrante dei valori più profondi dei socialisti che hanno fatto grande la nostra Nazione , dando voce alla dimensione valoriale della comunità.

Francesco Brancaccio

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