martedì, 6 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Scrive Giuseppe Michele Stallone: Dimenticata la Resistenza
del meridione
Pubblicato il 27-08-2015


Carissimo Direttore,

sono un vecchio compagno di 83 anni, figlio di un dirigente sindacale CGIL, funzionario delle Poste che è stato il 9 settembre 1943 l’organizzatore della difesa del Palazzo delle Poste Telefonici di Stato di Bari dall’aggressione nazista. Mio padre Cav. Pietro Stallone ex Ufficiale Genio Telegrafico il 10 agosto 1943 ricostituì la CGIL Federazione italiana sindacati Poste telegrafonici, telefonici di Stato (interurbane) e ricevitori postali. Il 29 gennaio 1944 nel palazzo delle Poste insieme al compagno Raffaele Pastore ricostituì la CGIL nell’Italia libera (sindacato unico, fino al 15/07/1948 ). Nel 1949 fu chiamato alla segreteria del compagno On Giuseppe Di Vittorio per organizzare il Coordinamento dei sindacati del Pubblico impiego. E’ stato l’ideatore della pensione sociale, della cessione di 1/5 per l’Enpas, quale consigliere di amministrazione in rappresentanza dei Postetelegrafonici, realizzò l’assistenza creditizia a favore dei dipendenti pubblici e nel 1953 tramite Giuseppe Di Vittorio riuscì ad ottenere l’estensione dell’assistenza sanitaria a tutto il personale non di ruolo, pubblico e pensionati. Ideò la nascita della Federazione italiana pensionati CGIL .

Mi permetto ricordarti che grazie all’autoliberazione del Sud, dimenticata da tutti, iniziata a Bari il 9 settembre 1943 sotto la guida del Gen. Bellomo e finita con le Quattro Giornate di Napoli, si poté ricostituire lo Stato italiano libero, democratico del Sud e evitare, a guerra finita, come invece è avvenuto in Austria e in Germania, l’occupazione delle quattro potenze vincitrici della guerra e successivamente riuscendo ad ottenere il diritto di essere ammessi all’ONU.

Mi permetto scriverti perché in occasione del 70° anniversario della Liberazione (ne ha già scritto il 15 agosto su Repubblica Eugenio Scalfari) non passi sotto silenzio, come accade attualmente per il Risorgimento, questo grande evento storico della autoliberazione del Sud, ricco di stragi, che evitò la deportazione di militari ed ebrei e antifascisti, cosa che avvenne invece nel nord.

Sono a tua disposizione per fornirti materiale storico e documenti sull’Autoliberazione di Bari e puoi anche rivolgerti al Prof. Vitantonio Leuzzi, via Alcide De Gasperi 300 – Bari presidente dell’Istituto regionale di Storia contemporanea antifascista.

Faccio presente che il 28 luglio 1943 a Bari avvenne la prima strage di Stato sotto la sede della Federazione del PNF, fatta dal Regio esercito italiano e dai funzionari fascisti della federazione stessa.

In occasione del 70° anniversario della liberazione e i continui rigurgiti razzisti e neo fascisti il nostro compito, finché viviamo, come fanno gli ebrei, con occhi limpidi, essere testimoni per far guardare, commemorare, quanto nel secolo passato accadde, quando il popolo ignaro e privo di conoscenza storica, si fece travolgere. Solo conoscendo quanto accadde in quel secolo, che pur è stato fecondo di successi scientifici, possiamo costruire un umano futuro e avremmo pace sicura, ricca di benessere e libertà.

E’ nostro compito, distinguere, con assoluta chiarezza: chi ha lottato per ridare al mondo libertà, benessere, democrazia, giustizia sociale, e chi invece per denaro, megalomania collaborò con i criminali fascisti, per far trionfare la morte, la guerra, l’inciviltà.

Occorre dare alla liberazione, una corretta lettura, ricca di ideali e finalità di giustizia sociale. Evidenziare il ruolo delle donne e di coloro che, pur non partecipando alle azioni belliche, svolgevano una indispensabile funzione di raccordo. Gli ebrei hanno affiancato alla ricerca storica, una generale ricerca “dal basso” efficace e condivisibile, in grado di coinvolgere i giovani e società civile, nel suo complesso, al fine di coniugare memoria e arte sulle disavventure umane del XX secolo.

Chi si sacrificò morendo, combattendo in montagna o città o da prigioniero in Germania (IMI) e non aderendo alle richieste lusinghiere nazifasciste di arruolarsi nella repubblica sociale, lo fece per difendere la propria integrità morale e mantenere giusto il giuramento prestato al momento che gli fu imposto di entrare nelle forze armate.

E’ nostro dovere ricordarli, per educare i giovani all’amor patrio libero e democratico.

Con stima e amicizia, a tua disposizione, un tuo nuovo lettore.

Giuseppe Michele Stallone

NB. Come ben sai i fascisti stanno organizzando il Museo del PNF a Predappio e a Salo’ il Museo della Repubblica sociale, mentre per il ricordo dei partigiani e della resistenza nessuno s’interessa.

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