mercoledì, 7 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Siamo qui per un’idea non “scaduta”
Pubblicato il 11-08-2015


Compagne e compagni carissimi,

Le considerazioni del Segretario Nencini che hanno fatto seguito alla migrazione del deputato Di Lello, già candidatosi a guidare il Partito Nazionale all’ultimo congresso, impongono una riflessione a tutti noi che continuiamo a dirci socialisti, socialisti del PSI.

Nel tempo avremmo avuto mille momenti e mille motivi per migrare, molti a tempo opportuno l’hanno fatto. Gli spazi della politica non contemplano facili giudizi e condanne, sono luoghi di responsabilità individuale e di relazione con il proprio elettorato di riferimento e semmai con l’opinione pubblica, in misura proporzionale alle responsabilità ed alla visibilità che ogni candidato od eletto porta con sé. Sappiamo di cosa stiamo parlando.

Abbiamo avuto tutti le nostre “nuove” opportunità. Non tutti, purtroppo, ma molti sono rimasti. Siamo rimasti per cosa? Siamo rimasti per un’idea che superati i cento anni ancora non troviamo scaduta, la sola forse ad essere sopravvissuta al crollo delle grandi ideologie. Noi che ci abbiamo creduto negli anni difficili, noi che abbiamo risposto “io ci sono”, ci siamo impegnati in una non facile ricostruzione di identità, di immagine e di progetto per un partito al servizio di un Paese migliore.

Essere pochi accresce le fatiche, i cambiamenti sopraggiunti in materia di finanziamento ai partiti, il dileggio di cui siamo stati a lungo bersaglio hanno fatto sì che la partecipazione alla vita di partito abbia riconsegnato a chi ha deciso di continuare a praticarla l’antico spirito di servizio che nobilita la politica.

La perdita di visibilità e forse ancora di più la perdita di “potere”, e quindi anche di condizionamenti che sempre la politica impone, ci hanno concesso momenti di riflessione più libera e la possibilità di concentrarsi sulla ricostruzione e l’attualizzazione del paradigma che sta alla base della visione socialista in una società moderna. La qualifica di modernità non sempre coincide con “migliore”, il miglioramento non deriva dallo sviluppo tecnologico; scienza e tecnica hanno bisogno di pensiero, di etica, valori e di modelli di sviluppo durevoli. La sfida alla modernità corre lungo questi binari e ci va fatica, spirito di servizio, competenze e lavoro. E’ quello con cui stiamo cercando di misurarci, e le mani “libere” in questo momento non sono un limite ma al contrario un aiuto.

I riferimenti del Segretario alla visione di questa Europa tecnocratica e senz’anima rendono giustizia al nostro impegno, ancora di più fa la nostra azione dall’interno del Governo a guida Renzi, condotta responsabilmente ma sempre coerentemente schiacciata sui nostri valori storici, di laicità, efficienza, meritocrazia.

Il contributo, in diverse occasioni condizionante, in materia di riforme istituzionali, giustizia, scuola, diritti civili restituisce dignità e significato alla nostra presenza in parlamento, nel Paese e nel Governo.

La sfida consiste nell’abbandonare tatticismi e considerazioni individualistiche. Nel partito che fu di Turati, Nenni e Pertini non c’è spazio per strumentalizzazioni delle responsabilità politiche al di fuori del “bene comune” e del miglioramento diffuso della qualità della vita e dell’affermazione dei diritti del “popolo” che ancor esiste e resiste. Siamo ancora quelli che siamo stati, abbiamo radici tenaci che ci permettono di guardare avanti con fiducia e poco a poco con ritrovato orgoglio. La stagione degli innovatori dell’ultimora, dei creativi della finanza, dei fantasisti e degli imbonitori accreditatisi sulle rovine della prima repubblica ha esaurito la spinta, si trova alle corde, senza progetto e senza prospettiva di futuro sopratutto per il nostro paese. La via breve verso la felicità mostra il fiato corto, serve una visione temperata dalle fatiche del tempo una visione antica nei principi e moderna nelle scelte e nelle strategie, una visione non provinciale, europeista ma giusta.

Il Governo dei tecnocrati rivela la debolezza della politica, l’abdicazione dei principi di giustizia a quelli di un’efficienza senza valori se non quelli delle lobbies più forti. Questo non ci tranquillizza, siamo socialisti, e lo siamo anche per contrastare le spinte dei poteri più forti, di una forza che cresce a dismisura, incontenibile, talvolta occulta che trova nell’Europa attuale mille anse e rifugi per eclissarsi e affermare un dominio che non rasserena.

Siamo socialisti, il nostro tempo non è ancora finito, abbiamo responsabilità e ancora cose da fare. La mèta non è servire il potere ma servire l’idea di Paese che abbiamo, giusto, laico efficiente, alla ricerca di un dialogo continuo e con tutti, purché basato sul rispetto e regole certe.

Non mi pare che all’orizzonte si intravedano scuole di pensiero che possano oscurare la nostra visione di cambiamento, la stagione delle mille fioriture improvvisate sta finendo e si sente il bisogno di tornare a visioni posate, durature, credibili, tenaci, efficaci, “vere”.

C’è un’ecologia anche nella politica e noi abbiamo la responsabilità di incarnarla, le fughe in avanti possono solo indebolirla. La buona politica si consuma dentro al partito, nel confronto sui temi, sui contenuti, sulle strategia. I tempi che arrivano portano appuntamenti importanti, l’unità interna, il riconoscersi attorno ad una linea discussa e condivisa, in un confronto serrato e a viso aperto anche in vista del prossimo congresso, sarà la nostra arma migliore, ogni defezione, ogni ambiguità sarà una goccia di veleno che intorbidirà le acque della sorgente che stiamo custodendo e che ancora non ha finito di irrigare e rendere fertile il terreno della politica e del Paese oggi come nel passato.

A Riccardo giungano gli apprezzamenti della comunità Socialista di Massa Carrara ed a tutti voi un arrivederci a presto!

Angelo Zubbani

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