venerdì, 9 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Scrive Luciano Masolini:
difendere una straordinaria idea
quella socialista
Pubblicato il 03-08-2015


Durante una ormai lontanissima riunione del Comitato centrale del Psi, tenutasi nel gennaio del 1962, l’allora vicesegretario Francesco De Martino (1907-2002), che diverrà poi segretario nazionale del Partito socialista l’anno successivo (più esattamente nel mese di dicembre), incarico che ricoprirà – date le sue qualità – per ben tre mandati, preparò una relazione dove invitava (rimanendo sulla scia già indicata da Nenni nel 1959 a Napoli, al 33esimo Congresso del Psi) ad un totale rinnovamento del Partito, cercando di portarlo il più distante possibile da quel vetero centralismo di matrice comunista così scarsamente democratica di cui il Partito era investito.

A questo proposito sentiamo, appunto, ciò che De Martino andò pronunciando in quel Comitato: “Nel difficile cammino per creare nella nostra struttura interna una piena democrazia socialista, che superi ed avanzi quella dei partiti borghesi ed eviti i rischi del centralismo, propri dei partiti comunisti, alcuni passi sono stati compiuti ma molto rimane ancora da fare. Si tratta di fare degli organi dirigenti la guida morale e politica, non la gerarchia burocratica del partito, si tratta di rendere sempre più partecipi e protagonisti dell’elaborazione della linea del partito tutti i suoi militanti, si tratta di demolire false gerarchie del passato a cominciare da quella che distingueva tra compagni qualificati e non qualificati, nel che si contiene in germe la radice di quell’errore che conduce alla mitica esaltazione del capo (…); si tratta di restituire sempre più il partito alla sua reale dimensione umana, alla sua natura di libera associazione di uomini, di combattenti per un’idea, i quali recano al grande patrimonio comune ciascuno la propria soggettiva esperienza, i propri valori morali nati nel travaglio di una crisi di coscienza o nel fuoco di una lotta sociale o nell’ondata vittoriosa della liberazione antifascista, ciascuno – continua De Martino con mirate parole – con il proprio contributo, l’operaio con il suo lavoro, il contadino con la sua saggezza ed il suo diffidente senso del collettivo e la diretta conoscenza dei problemi del pessimismo e la sua forte volontà di uguaglianza, l’intellettuale con la coscienza, propria degli autentici uomini di cultura, della modestia del loro sapere. Si tratta di demolire la concezione sovrannaturale e fanatica del partito che ha sempre ragione verso i suoi componenti ed anche verso l’esterno, ravvisando in tutti la coscienza che il partito è ogni singolo militante e l’insieme di tutti i militanti, che esso non esercita alcuna dittatura sul singolo, come non consente alcuna prevaricazione del singolo ai suoi danni…”.

Sono passati davvero tantissimi anni da allora, e tutto si è logicamente alquanto trasformato. Oggi, lo stesso Psi, non ha più così tanti iscritti come in quel periodo (quando infatti se ne contavano oltre mezzo milione). Tuttavia, il Partito dei socialisti – a cui molti continuano a dare addosso – anche se con poche forze e, purtroppo, molto più ridimensionato è ugualmente sempre pronto a fare tutto quello che è possibile per migliorare questo nostro povero Paese. Perché, proprio come aveva detto De Martino (che ho voluto ricordare con questo suo intervento), noi siamo una libera associazione di persone che combattono per un’idea. Una straordinaria idea: quella socialista. Combattenti lo siamo stati nel passato, combattenti lo siamo pure oggi e, sono più che certo, combattenti lo saremo anche in futuro. Fieri come non mai di quella nostra beneamata idea.

Luciano Masolini

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