mercoledì, 7 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Scrive Luigi Mainolfi:
Nulla di nuovo nel Rapporto Svimez 2015
Pubblicato il 13-08-2015


Prima di decidere di dire la mia sull’annuale Rapporto SVIMEZ, ho cercato di leggere tutto quello che mi è stato possibile, per vedere se c’èra qualcosa di nuovo, rispetto a quello che avevo letto in occasione della pubblicazione del Rapporto Svimez, degli anni precedenti. Purtroppo, salvo qualche eccezione, solo cose stantie, ripetitive e inutili, se non fuorvianti e, perciò, dannose. Ho sempre pensato che un buon politico sia un istituto di statistica ambulante. Chi conosce le dinamiche economico-sociali, i punti di partenza e i programmi delle forze politiche e amministrativa, trova facile prevedere cosa accadrà. Chi ha “le sette lauree” diventa presbite. Alcuni si sono sbizzarriti nel richiamare Dorso, non ho capito perché. Dorso descrisse, criticandola, la condizione sociale e auspicò la venuta, non so da dove, di cento uomini d’acciaio per modificarla. Con queste parole, creò speranza, come De Filippo, con l’espressione “addà passà ‘a nuttata”.

Con questa speranza, gli irpini e i napoletani aspettano ancora Godot. Dopo 70 anni, ripetere lo stesso concetto, significa avere la mente bloccata e non onorare i padri culturali. La maggior parte dei commentatori, a babbo morto, si sono messi a invocare risorse per infrastrutture (quali?) e investimenti (in quali settori?). Queste richieste dimostrano che non hanno capito le cause indigene della situazione attuale e l’effetto di ciò che proviene dall’esterno. Va detto che, per una visione completa della realtà meridionale, i dati del rapporto devono essere integrati da ciò che produce l’economia in nero e quella camorristica. Da ciò, deriva che la prima cosa da fare è la lotta al “nero” e alle attività in mano alla Camorra. Negli anni, ho sempre proposto iniziative, che rendessero difficile la penetrazione di attività illegali o camorristiche. Intanto, i risultati del Rapporto Svimez non si sposano con il tenore di vita dei meridionali, ma questa è un’ altra storia da approfondire a parte, sempre in una logica meridionalista.

Vediamo perché era prevedibile l’aumento della disperazione meridionale. Ogni economia risente delle prospettive dei settori che la caratterizzano. Quella meridionale e quella campana, da quando sono apparsi all’orizzonte settori, che, poi, sono esplosi, si è bloccata, salvo piccole eccezioni, su settori che stavano diventando saturi, se non regressivi, come quello dell’edilizia. Questo settore, per molti decenni, è stato euforico, allevando palazzinari ricchi e ignoranti, che con l’ausilio di amministratori intrallazzatori hanno distrutto risorse, che dovevano essere valorizzate nella logica dello sviluppo. Questa mentalità ha indebolito anche la possibilità dello sviluppo del turismo, vittima di un’abitudine a vivere grazie a una posizione di rendita, che è andata indebolendosi per colpa della concorrenza (vedi Ospedaletto).

E che dire dell’agricoltura? La presunzione intellettuale ha tenuto l’interesse degli operatori politici lontano dallo sporcarsi le mani in iniziative economiche, come era avvenuto in Romagna, grazie soprattutto ai socialisti dell’800. Come mai, in Irpinia, non è mai nato un movimento delle cooperative? Io vado orgoglioso di essere riuscito, nel lontano 1961, a fondare la Cooperativa Agricola “Valle Caudina”. Purtroppo, i tentativi per costituire altre iniziative cooperativistiche furono vani. La sinistra meridionale è stata quasi sempre parolaia. Mi permetto di richiamare l’attenzione di chi avrà la bontà di leggermi su un aspetto che ritengo importante. Dato per scontato che non tutte le infrastrutture sono inutili, bisogna capire i settori che fanno crescere il PIL e alimentano lo sviluppo, e cercare di investire in essi. Tutti ripetono che i settori della Finanza (Banca, Assicurazioni, ecc.) stanno producendo forti incrementi di reddito, che vengono investiti nelle Province delle loro Sedi. Basta vedere la Bilancia dei pagamenti di Province come Verona, Padova, Genova, Milano, ecc.

Per queste attività, la merce è il risparmio e, per le Assicurazioni, i clienti, sono gli automobilisti. Il Meridione dà al Nord la merce e i clienti. Da oltre trenta anni vado proponendo ( anche alla De Simone, quando ero assessore, all’ASI, e alla Confindustria) la costituzione di iniziative in questi campi. Non ho trovato nessuno disponibile ad agire. Basta una considerazione per capire l’inadeguatezza della cultura di chi comanda: leggiamo di critiche che si fanno i diversi attori, mai di gare tra diverse proposte. Solo Banda larga , Infrastrutture e Frecciarossa, fino a Pizzo. Galli della Loggia ha detto: “Non servono a nulla, se non si cambia la mentalità dei protagonisti”. Io aggiungo: Ci vogliono cose, che fanno restare sul territorio, prima di quelle, che lo fanno attraversare.

Luigi Mainolfi

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Commenti all'articolo
  1. Caro Luigi,ancora,convivi nel laboratorio di austerità retto dai MATUSA del 20esimo secolo.Avresti dovuto leggere il mio:Avanti!Per il futuro dei giovani.Noi,entrambi matusa,abbiamo il dovere di spingere i giovani dai 18 ai 30 anni,a dire SI al futuro,affinche diventino protagonisti del domani e rinnovarsi a partire dalle idee LIBERL-SOCIALISTE in gestazione nelPSI.Manfredi Villani.

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