venerdì, 9 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Scrive Pieraldo Ciucchi: Non basta una lettera per tenere il campo Psi
Pubblicato il 08-08-2015


Caro Direttore,

ho avuto l’onore di vedere il mio nome citato nella lunga lettera agostana del Segretario Generale del PSI. Vorrei ricordare, dal mio punto di vista, i fatti che hanno portato a marcare il dissenso dal suo operato. Un dissenso appellato come “più distante” rispetto ad altri nel senso della mia maggiore distanza fisica dal centro direzionale del Partito. Quel centro nel quale, secondo il Segretario Generale, “c’erano tutti a condividere le scelte fatte”. A quell’epoca infatti mi trovavo a rivestire la carica di Segretario regionale del PSI della Toscana. Un Segretario che all’indomani delle elezioni regionali del 2010 si era trovato alle prese con una proposta da parte PD mirante a non riconoscere a Nencini il ruolo di assessore, ma quello di consulente della Giunta (con una gratifica di oltre centomila euro annui). Un Segretario regionale che rifiuta la proposta indecente ma la interpreta per ciò che rappresenta politicamente: l’archiviazione della “questione socialista”, ridotta ad una pratica da liquidare con un bonifico bancario. La necessità per il PSI toscano di assumere la consapevolezza che il lavoro e l’impegno di tanti anni – lavoro che lo avevano portato ad un recupero di autorevolezza e ad un ruolo politico – viene piombato, aprendo al contempo, una questione di non poco conto attinente al rispetto della dignità degli uomini, prima ancora che a dei rappresentanti di partito. Fu quella, una provocazione che ci richiamava ad una riflessione politica d’ordine generale. Riflessione che consegnai all’Avanti del 17 ottobre 2010 paventando il rischio in cui il Partito poteva incombere, quello cioè, di essere sempre più percepito come un’anima morta. Per questo sollecitavo uno scatto d’orgoglio, un progetto politico nazionale nuovo, una strategia elettorale che ci portasse a tornare a chiedere il voto degli elettori, un partito nuovo che mirasse a scuotere le strutture territoriali e regionali, a scegliere dirigenti e candidati con le “primarie”. Un partito che aprisse le porte delle sezioni per rendersi più aperto e inclusivo, recuperando quelle intelligenze oggi sollecitate ad un nuovo impegno e che allora, rispondevano anche alla statura di vecchi dirigenti del calibro di Formica e Martelli. Intelligenze alle quali chiedere una mano per rilanciare una prospettiva di autonomia socialista quale perno di un nuovo soggetto politico che il PSI si sarebbe dovuto incaricare di avviarne l’incubazione per espandere gli spazi di una nuova area socialista, democratica, laica e liberale. Le riflessioni consegnate all’Avanti rianimarono il dibattito nel partito e accesero nuovo entusiasmo in larga parte di dirigenti, amministratori e compagni più politicizzati; rappresentarono la piattaforma politica all’Assemblea congressuale regionale insieme alla proposta di declinare uno Statuto del Partito regionale come previsto nello Statuto nazionale. A raffreddare “l’ambiente toscano” ci pensò allora il Segretario Generale stroncando sia l’impostazione politica sia la prospettiva del Partito regionale, rendendo plastica quella “distanza” che nei mesi precedenti aveva già preso forma. A Roma, nel frattempo, proseguiva invece, la “melina” sui seggi parlamentari da dispensare, resa ancor più credibile se si combinava a un “siamo fratelli”. Da tempo del resto, vista la persistenza della mancanza d’iniziativa politica, ero convinto che il PSI o in generale, una lista socialista non si sarebbe più presentato ad una consultazione elettorale nazionale. In quegli anni, non mancai di sottolineare il profilo piatto che il Partito andava sempre più assumendo, rinunciando a marcare un sussulto di autonomia politica ed elettorale. Non mi scaldai neppure quando si incominciò a ipotizzare la lista unica di “Italia Bene Comune”; una ipotesi che mi apparve come una finta, alla quale potevano credere solo quelli che non avevano conoscenza di ciò che si andava muovendo nel Partito Democratico di Bersani. Altro che liste comuni! I mesi a seguire, fino alla fatidica riunione dell’8 gennaio 2013, hanno costituito l’epilogo di una commedia andata in scena fin dal Congresso di Perugia, scritta a due mani (come dimostra la conferma di Marco Di Lello a coordinatore della Segreteria nazionale e che io avevo chiesto di rimuovere) e conclusasi con la rinuncia ad intavolare perfino una trattativa seria con Bersani che comprendesse la questione dell’uscita di scena dell’assessore socialista dalla Giunta toscana.

Un epilogo di subordinazione totale, fino ad accettare la residualità di tre posizioni parlamentari perché Larizza e Locatelli dovevano essere comunque rappresentati nei cinque ipotetici promessi. Questo del resto, è ciò che il Segretario Generale ebbe ad anticiparmi, angosciato, alla vigilia di Natale del 2012, aggiungendo, con ennesima finta da illusionista consumato, che occorreva rispondere all’umiliazione con la presentazione della lista.
Gli feci presente che era tardi per pensare ad una lista, che avrebbe dovuto pensarci prima perché, nel frattempo, il “presagio dell’anima morta” si era andato materializzando e non ci sarebbe stato più neppure il tempo per organizzare la raccolta delle firme. Quella posizione mantenni di lì a qualche giorno nella riunione che disseppelli tutti gli inganni di una commedia che nella notte assunse i contorni della farsa e dalla quale prese avvio la “cupio dissolvi” con la quale siamo alle prese tutt’oggi.
Non sono contrario, in linea di principio, agli illusionisti. Uno di quelli che ammiro e mi entusiasma corrisponde al nome di “Don” Andreas Iniesta. Ha senso tattico, visione di gioco, detta i tempi di gioco alla squadra e quando nasconde la palla ha l’abilità di farla riapparire sotto forma di assist per mandare in goal un compagno. Come tutti i grandi calciatori non disdegna di finalizzare. Tutto ciò lo rende un calciatore amato dai compagni (tutti grandi campioni come lui) nonché da tutti gli amanti del calcio.
Di un Iniesta abbiamo bisogno oggi. E di una squadra che abbia voglia di lottare e vincere. Che abbia carattere, visione di gioco e voglia “tenere il campo”. Non basta e non può bastare, dopo anni di consunzione delle strutture periferiche del partito, di rottura delle relazioni politiche e personali pur di non aver intralci nella gestione della sigla, una letterina di richiamo agli affetti. Una letterina con due analisi due sulla storia degli ultimi venti anni, con la breve giaculatoria dei successi socialisti in Parlamento e nel Governo e l’indicazione di un paio di temi da trattare in futuro. Una letterina nella quale non c’è un giudizio sul Governo Renzi ma l’indicazione di quanto è cinico e ostico Renzi. Dove non si esprime né si richiede la valutazione della linea di galleggiamento di un esecutivo che, almeno a me, appare improvvisato, dilettantesco, molto al di sotto delle necessità di riforme del Paese. Una letterina, infine, dove non ci si azzarda ad indicare come s’intenda procedere a rilanciare il progetto di un movimento che abbia l’ispirazione almeno del riformismo e del metodo riformista del socialismo italiano. C’è nel nostro futuro la versione nazionale di quel Popolo Toscano, da me avversato, che si è schiantato sul muro dell’irrilevanza e della mancanza di senso? Questa volta magari con qualche scheggia di Scelta Civica oltre ai residui di Tabacci e di Di Pietro, sotto la regia di Lampadina?
Il Segretario Generale, tramite il Direttore dell’Avanti, ci chiede generosità! Credo legittimo dare la mia disponibilità come credo legittimo fare altrettanto chiedendola a lui. Come Iniesta nel calcio anche in politica chi ha talento ha il dovere di porre il suo acume tattico, il suo talento a servizio della squadra. A volte anche dalla panchina. Non è credibile un “illusionista”che si preoccupi soltanto di come assurgere al ruolo di finalizzatore a prescindere dalla squadra e dai risultati che scaldano il cuore dei tifosi.
La generosità che viene invocata e di cui c’è bisogno non mancherà da parte di tutti. Un segno di generosità, di ripristino dei fondamentali di democrazia e trasparenza che sono alla base della vita di una comunità che sta disgregandosi, inizi però a manifestarsi dalla testa. Tanti altri e quelli come me che rappresentano la coda, sono certo, seguiranno.

Pieraldo Ciucchi

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Commenti all'articolo
  1. Non conosco, contrariamente a Pierlaldo, le vicende toscane. Posso solo assicurare che da parte mia la generosità non credo manchi. Non ho alcun incarico istiruzionale, dirigo l’Avanti gratuitamente e credo con qualche buon riscontro. Certo è giusto che la generosità sia di tutti, nessuno escluso. Non per difendere Nencini, ma mica l’ha scelto lui di fare il segretario (credo che in quell’occasione Pieraldo lo sostenesse a spada tratta, mentre io allora appoggiavo la candidatura di Pia, poi votai Nencini per spirito unitario). Nè ha preteso di fare il vice ministro. Anche in quell’occasione si decise che, come era avvenuto per gli altri partiti di governo, anche il Psi candidasse per il governo il suo segretario. Poi, mica tutto è destinato sempre a rimananere immobile. Si può sempre discutere di tutto, ci mancherebbe.

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