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Opinioni e commenti
 

Tennis femminile. Belinda Bencic la rivelazione
Pubblicato il 26-08-2015


Bencic

La giocatrice svizzera Belinda Bencic

In America, dopo il torneo di Atlanta si è giocato a Washington ed ora a Cincinnati. In Canada, invece, si sono tenuti l’Atp di Montréal e il Wta di Toronto. Quest’ultimo ha fatto scoprire un giovane talento che già si era fatto notare: quello della diciottenne tennista svizzera Belinda Bencic. Entrata nel circuito mondiale nell’ottobre del 2012, ha classe e grinta da vendere. L’estro è quello della ex numero uno del mondo elvetica Martina Hingis, che tra l’altro era tra gli spalti a vederla giocare. Rovescio bimane come lei, il suo sorriso ricorda invece molto quello di Monica Seles, altra giocatrice di gran classe. Allenata da papà Ivan, ha compiuto la doppia impresa di vincere un torneo a soli 18 anni e di battere di fila sei giocatrici tra le prime 25 del ranking, tra cui Serena Williams.

Solamente un infortunio al polso destro l’ha fermata nel Wta di Cincinnati, costringendola al ritiro contro la Lucie Safarova al terzo turno, dopo essere stata avanti per 6/2 nel primo set. Per lei il 2015 è un anno fortunato. Lo aveva iniziato bene battendo ad Indian Wells al terzo turno la numero 5 del mondo Caroline Wozniacki, con un doppio 6-4, per poi perdere da Jelena Janković in tre set. Ma presto si sarebbe vendicata proprio nel Wta di S-Ertogenbosch, eliminando la serba col punteggio di 6/3 6/3, per arrendersi in finale a Camila Giorgi, dove l’italiana si impose per 7/5 6/3. Sarà, però, soprattutto il Premier 5 di Toronto a glorificarla nell’Olimpo delle più forti tenniste mondiali, facendola salire alla posizione n. 12, dopo aver battuto di seguito diverse top ten. A partire dalla campionessa di casa, la canadese Eugenie Bouchard (n. 24 al mondo) per 6-0 5-7 6-2.

Alla testa di serie numero 4 e n. 5 del ranking mondiale, Caroline Wozniacki appunto, con un doppio 7-5. Alla tedesca Sabine Lisicki (n. 23 Wta) in tre set, col punteggio di 6-1 1-6 7-6. Alla serba Ana Ivanovic, con un netto 6/4 6/2, imposto alla n. 9 al mondo. Alla numero uno del ranking: la statunitense Serena Williams, rimontando un match molto duro terminato per 3-6 7-5 6-4. Per concludere con lo gestire bene in finale l’incontro contro la rumena Simona Halep, n. 3 al mondo, poi ritiratasi per infortunio sul punteggio di 7-6 6-7 3-0 per la svizzera. E l’elvetica ha continuato anche a Cincinnati, eliminando la tedesca Angelique Kerber, n. 11 mondiale e vincitrice del recente torneo di Stanford su Karolina Pliskova per 6-3, 5-7, 6-4. La Bencinc ha poi eliminato, dopo il 7-5 6-3 imposto alla Kerber, anche l’italiana Flavia Pennetta, prima di ritirarsi appunto per infortunio con la Safarova.

Ma, a tale proposito, Belinda non è stata l’unica vittima di problemi fisici. In merito, infatti, il cemento sembra davvero essere la superficie carnefice dei tennisti, vittime di molti infortuni muscolari. Oltre alla svizzera e alla rumena Halep, come detto in precedenza, molti altri tennisti e tenniste si possono aggiungere all’elenco degli infortunati. A partire dall’azzurra Sara Errani e dalla Kerber, con vistose fasciature alla coscia forse per risentimenti muscolari appunto; al numero uno al mondo Novak Djokovic (con un problema alla spalla che gli ha impedito di vincere la finale contro Andy Murray a Montréal); alla n. 21 Victoria Azarenka (costretta al ritiro a Cincinnati con la Pavlyuchenkova per un problema al piede sinistro), solamente per citarne alcuni. Forse non sarebbe meglio indire più tornei sulla terra rossa e meno sul cemento, o prevedere questi ultimi in un periodo dell’anno di caldo meno cocente? Sicuramente il cemento mette più sotto sforzo la muscolatura degli atleti, essendo una superficie più dura della terra rossa. E le temperature sul campo tendono subito ad alzarsi, dato il riflesso dei raggi del sole sul cemento. Questo comporta un dispendio energetico e fisico dei tennisti enorme. Oppure, forse, semplicemente, sarebbe meglio distanziare di più tutti i tornei, non solo quelli sul cemento, per dare un po’ più di respiro, di riposo e di tempo di recupero ai giocatori. Salvaguardare la loro salute significa anche garantire più spettacolo, in maggiore sicurezza.

Barbara Conti

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