sabato, 10 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Un anno di “Interessi comuni”. Del Bue intervista Santoro
Pubblicato il 24-08-2015


foto maro e angelo in piediIl direttore dell’Avanti! Mauro Del Bue intervista Santoro (link al video integrale dell’intervista) ad un anno dalla nascita dalla rubrica ospitata dal giornale “Società e Interessi Comuni” e dopo l’uscita del libro di Angelo Santoro e Biagio Riccio, Istituti di (dis)credito, raccolta di riflessioni e commenti sul male del nostro nostro tempo: l’arroganza del potere finanziario.

Del Bue: È passato un anno. Dodici mesi a scrivere, a proporre, a suggerire normative, a presentare il libro che ha raccolto gli interventi di Angelo Santoro e Biagio Riccio sul rapporto tra cittadini e banche pubblicati dall’Avanti. Il bilancio di attività lo scriviamo col presidente dell’associazione Interessi comuni Angelo Santoro, che ha fatto della difesa del cittadino dagli abusi bancari il suo credo. E cominciamo proprio dalle proposte in materia legislativa.

Santoro: Sì, è vero siamo stati attivi anche sul piano legislativo. Abbiamo trovato la disponibilità dei parlamentari socialisti e ringrazio per questo Riccardo Nencini. I senatori hanno avanzato una proposta di legge relativa alla modifica della Legge n° 147 del 2013 articolo 1 comma 160, che permette alle banche di portare immediatamente a perdita la minusvalenza per il mancato incasso, ed evitare, così, di doverci pagare sopra le imposte una volta inserite a bilancio.

Del Bue: Poi gli impegni recentemente assunti sul tema della centrale rischi.

Santoro: Alla Centrale Rischi delle banche Interessi Comuni ha risposto con la Centrale Banca di Rischio, ufficializzata durante una recente Conferenza stampa che si è tenuta presso la Sala Nassirya del Senato della Repubblica, insieme al senatore Enrico Buemi e gli avvocati Marco Polizzi e Biagio Riccio. Non è un guanto della sfida come è stato definito dai mezzi di informazione, ma un corretto svolgimento delle cose. Così come è giusto che gli Istituti di Credito “sputtanino” con la Centrale rischi i cattivi pagatori (quelli che ritardano il pagamento di una rata di mutuo tanto per intenderci), è altrettanto corretto che con la nostra Centrale banche di rischio mettiamo al corrente i cittadini di quali sono le banche che hanno approfittato, in tuti i sensi, del bisogni delle imprese e delle famiglie italiane. Una pagella? Perché no…

Del Bue: Un caso soprattutto ha colpito tra quelli opportunamente segnalati nei vostri interventi: quello relativo al fallimento della azienda Mandelli di Piacenza, una azienda forte che attraversava un momento di difficoltà ed è stata costretta per ottenere un finanziamento da una banca nazionale a comprare aziende decotte.
Santoro: É vero. Quella banca era anche socia della Mandelli e ne ha procurato il fallimento. Si tratta della Bnl il cui presidente ha preteso l’acquisto da parte della azienda di alcune attività produttive in crisi che appartenevano alla sua famiglia. Il default è stato quasi immediato. Ma la banca ha deciso di rivalersi sulla famiglia. E il suo debito è passato dal nonno, al padre e adesso al figlioletto che è nato con decine di milioni di debito già nella culla.

Del Bue: A Piacenza si è svolta una manifestazione molto partecipata di Interessi comuni, con l’ex sindaco Franco Benaglia e tutta la famiglia Mandelli.

Santoro: È stato un incontro molto toccante. La famiglia Mandelli é consapevole di trovare in noi un punto di riferimento, ma anche un solido gruppo di amici, che non la molleranno.

Del Bue: Il libro con gli scritti tuoi e di Riccio ha fatto un po’ il giro d’Italia. Da Roma, dove è stato prenotato al Senato, a Reggio Emilia, Bologna, Napoli. Ovunque ha suscitato interesse.

Santoro: Non chiedere al vinaio se il vino è buono. Però devo dire che non c’è stato incontro e presentazione del libro che non abbia suscitato attenzione, interesse, curiosità.

Del Bue: Questo è avvenuto sempre. Ma ogni volta, almeno quando io ero presente, è capitato di assistere ad interventi di persone che avevano problemi con le banche e li avanzavano con la speranza che ci fosse qualcuno ad ascoltarli, a comprenderli. Era un grido costante di aiuto. Un S.O.S disperato.

Santoro: Nella mia esperienza di un anno non mi è mai capitato di incontrare una persona che non avesse problemi con le banche. Anche solo per un conto corrente, non parliamo poi degli artigiani, dei commercianti, degli imprenditori…

Del Bue: Sembra quasi che sia svanita, con l’accorpamento delle piccole banche locali, quella dimensione umana del rapporto con il cittadino. Il potere decisionale è fuori, è in alto, è lontano.

Santoro: Questo è problema centrale. Oggi abbiamo banche spersonalizzate. Rispondono a criteri decisi altrove. Non sanno distinguere. Pensiamo ancora alla Centrale rischi. Chi ci entra poi non esce più. È condannato a morte.

Del Bue: Eppure oggi viviamo l’epoca delle grandi catene bancarie, create per reali problemi di competitività sul mercato europeo. Ma come è possibile conciliare questa esigenza col bisogno di essere dentro una dimensione territoriale? Non c’è un problema anche di personale? Come quello delle pubbliche amministrazioni i dirigenti non frenano per paura di assumersi una responsabilità?

Santoro: Le banche non devono competere sul mercato europeo, ma sul territorio perché è lì che nascono ed è alle loro comunità che devono rispondere fornendo strumenti per uscire dalla crisi e per rimettere in moto l’economia.

Del Bue: Ma dopo il quantitative easing di Draghi non avranno maggiore liquidità queste nostre banche? Dunque anche più risposte da destinare all’economia?

Santoro: Dovrebbe essere proprio questo lo scopo, ma ho timore che la maggiore liquidità verrà sfruttata solo per accrescere l’influenza delle banche in Europa e allargare il loro raggio d’azione lasciando ancora una volta sole le economie locali.

Del Bue: Non credo che i default bancari del nostro tempo siano dovuti all’eccesso di liquidità al mondo delle imprese. Cito i casi del Monte dei Paschi e negli anni ottanta del Banco Ambrosiano.

Santoro: Assolutamente no, come hanno dimostrato le cronache giudiziarie. Ancora una volta è stata la sete di espansione, dettata più da interessi politici che economici, a creare le condizioni che hanno portato al default di banche storiche.

Del Bue: Grazie, caro Angelo, per il lavoro fatto. Grazie per avere contributo a far crescere nel Psi e sull’Avanti la consapevolezza di questa nuova emergenza. Anche i tradizionali schemi sono tutti saltati. Una volta lavoratori e imprenditori erano su lati opposti della barricata. Purtroppo oggi assistiamo a drammi, e anche a suicidi, di entrambi. E si uniscono contro nuovi poteri arroganti, come quello costituito da una miope gestione del mondo finanziario. O d’altro lato, contro una burocratica e punitiva visione della equità fiscale. I nuovi poveri oggi sono quelli che non hanno potere, che non hanno protezioni politiche e sindacali, che non hanno voce per difendere i loro diritti. L’Associazione Interessi comuni e l’Avanti hanno tentato di offrire la loro.

Mauro Del Bue

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