sabato, 3 dicembre 2016
Facebook Spazio Twitter Spazio RSS Spazio
Opinioni e commenti
 

Un nuovo ‘blocco storico’ per Renzi e il ruolo dei socialisti
Pubblicato il 24-08-2015


Chissà cosa avranno pensato i vecchi militanti comunisti oggi nel Pd dell’appello a pagamento a sostegno del Governo-Renzi, di 220 autorevoli esponenti della grande borghesia del Nord, soprattutto del mondo della finanza, avvocati d’affari, consulenti economici e manager, sulle pagine del “Corriere della Sera”, il cui assetto azionario è saldamente orientato dalla Fiat guidata da Sergio Marchionne, grande sponsor del presidente del Consiglio?

berlinguer

La vignetta di Forattini su Berlinguer del 2 dicembre 1977

La memoria va alla prima pagina di “Repubblica” del 2 dicembre 1977, quando apparve una delle più note vignette satiriche di Giorgio Forattini, che disegnava un aristocratico Enrico Berlinguer in vestaglia, impegnato a sorbire un the sotto il ritratto di Marx, mentre dalla finestra aperta del suo salotto arrivavano gli echi “fastidiosi” di una grande manifestazione dei metalmeccanici, critica con la prospettiva del “compromesso storico” tra democristiani e comunisti.

In realtà, al di là della satira raffinata di Forattini, il leader del Pci proponeva, accettando una politica di moderazione, quella sostenuta da Giorgio Amendola secondo il quale “i sacrifici sono richiesti dalle cose” quale contropartita all’ingresso dei comunisti nell’area di maggioranza, di portare “la classe operaia al governo del Paese”.

Ma il Pd di Renzi oggi, sembra volere politicamente e programmaticamente assumere la rappresentanza di un nuovo “blocco storico”, avrebbe detto il fondatore del Pci Antonio Gramsci, che sostituisce lavoratori e intellettuali con banchieri, finanzieri e alcuni settori dell’imprenditoria, prova ne sia una rottura senza precedenti, neanche ai tempi di Berlusconi che ebbe solo la Cgil contro, con le confederazioni sindacali a partire dal Job Act sino all’ipotesi di “legge sindacale”, le quali, a loro volta, pagano lo scotto di divisioni, incertezze e assenza di strategia, quest’ultima evidenziata al tempo delle politiche anti-sociali del governo-Monti, nei cui confronti i sindacati non realizzarono alcuna azione conflittuale, consentendo così l’impoverimento del mondo del lavoro. renzi-marchionne-elkann

E d’altronde, le stesse riforme costituzionali ed elettorale di Renzi sembrano sposare il dogma dell’efficientismo del sistema a supporto del libero mercato, i cui benefici però, allo stato hanno prodotto solo una concentrazione di ricchezza in poche mani. Riforme che riecheggiano quelle sostenute da uno dei capitalisti più influenti della storia italiana, Eugenio Cefis, prima alla guida dell’Eni e poi di Montedison, che nel 1971 proponeva l’abrogazione del Senato, la riduzione dei parlamentari, il presidenzialismo, vagheggiando in uno dei leader storici della Dc, Amintore Fanfani, il possibile interprete.

Un’affermazione è d’obbligo, corroborata anche dalle involuzioni pro-austerity di molte forze del socialismo europeo, la socialdemocrazia tedesca in testa, e cioè: “se il Pd diventa un partito centrista ad ispirazione liberista, non potrà non nascere una forza di sinistra democratica e di governo”. I socialisti potrebbero colmare il vuoto che sembra aprirsi nello scenario politico italiano, servono coraggio e impegno, riproponendo le radici storiche del socialismo italiano, saldamente innestate sul terreno della rappresentanza del mondo del lavoro e dei ceti più deboli. Come scrisse all’alba del 1980 Pietro Nenni, poco prima di morire in suo articolo per il glorioso “Avanti!”, vero e proprio testamento politico di uno dei leader storici del socialismo italiano: “L’alternativa è rinnovarsi o perire”.

Maurizio Ballistreri

bce Berlusconi bersani camera CGIL crisi elezioni Enrico Buemi europa Forza Italia Francia Germania governo Grecia Grillo Inps ISIS ISTAT italia italicum lavoro Lega M5S Marco Di Lello Matteo Renzi Nencini Onu Oreste Pastorelli pd pensioni Pia Locatelli pil psi Renzi Riccardo Nencini roma Russia Sel senato socialisti Spagna UE UIL Unione europea USA



Commenti all'articolo
  1. Se il Psi, spero di no, va nel Pd, ci sarà più posto a sinistra e nel caso da lì dovremo ricominciare. Per dirla con il Papa: bisogna andare contro corrente. Grazie dott. Ballistreri e saluti socialisti!

Lascia un commento