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Opinioni e commenti
 

2‰ ai partiti. Renzi esulta: 5 milioni al Pd
Pubblicato il 03-09-2015


Renzi ieri ha annunciato trionfalmente che in 549 mila hanno scelto di indicare il Pd per la destinazione del 2‰, consentendo così al partito di incassare circa 5 milioni e mezzo di euro. Sel annuncia 900mila euro. Pastorelli del PSI avverte: a noi 44 mila euro, dati parziali, incassi teorici.

Abolito finanziamento partitiPer i partiti, il passaggio dal sistema del finanziamento pubblico alle donazioni attraverso il 2‰, l’anno scorso fu un disastro totale, una vera Caporetto, ma quest’anno la situazione appare migliorata. Matteo Renzi ieri sera, nella sua veste di segretario del PD, ha annunciato trionfalmente che 549 mila concittadini hanno scelto di indicare il Pd per la destinazione della quota del versamento dell’IRPEF, consentendo così al partito di incassare circa 5 milioni e mezzo di euro.

Un risultato assai migliore di quello dell’anno passato, il primo anno di applicazione della legge che, è bene ricordarlo, serve a sostituire gradualmente il finanziamento pubblico che in questo modo diviene volontario e diretto.
Un qualcosa di simile a quello che avviene con l’8‰ alle confessioni religiose, solo che in quel caso i cittadini che dichiarano la loro preferenza scelgono anche per chi invece non ha indicato nessuna Chiesa e così di fatto l’assegnazione dei fondi avviene sulla base delle indicazioni di un quinto circa dei contribuenti e senza un ‘tetto’. Chi tace così fa scegliere altri al posto suo mentre per i partiti l’attribuzione può avvenire solo se c’è una espressione autentica della propria intenzione.

IL DISASTRO DEL 2014
Quanto al disastro dell’anno scorso l’incasso (tabella) per il finanziamento della politica fu bassissimo: 325mila euro da 16.518 contribuenti, su un totale di 41 mln di dichiaranti, come risulta dai dati del Ministero delle Finanze. In testa il Pd con 199mila euro da 10.157 dichiaranti; seconda la Lega con appena 28mila euro da 1.839 contribuenti e 9.686 euro al Partito Socialista per 591 dichiarazioni.

Più che giustificato dunque l’entusiasmo di Renzi, perché il dato si rivela anche un’arma molto solida nel confronto polemico con il Movimento 5 stelle, contrario non solo al finanziamento pubblico ma anche al 2‰ di cui – almeno a quanto dichiarato – hanno deciso di non usufruire.
“Vorrei ringraziare i 549.196 italiani – ha scritto Renzi in un post su Facebook – che hanno scelto di destinare il 2‰ al Partito democratico. Immagino lo stupore di tanti. Ma il dato di oggi non è una sorpresa per noi: è un invito a continuare con il Pd come motore delle riforme e del cambiamento”.
“Sono numeri eccezionali – ha aggiunto a Skytg24 il tesoriere del Pd Francesco Bonifazi – un dato senza precedenti”, “un colpo all’antipolitica e anche a chi, magari all’interno del nostro partito, ci accusava con l’abolizione del finanziamento pubblico, di minare in qualche modo la democrazia”.

Tra i dati resi noti, ci sono anche quelli di Sel che secondo, quanto riferito dal tesoriere Franco Bonato, incasserebbe molto di più quest’anno, 900mila euro, contro i 23.287 del 2014.

DATI PARZIALI
Anche il PSI ha fatto meglio dell’anno scorso. “Ad oggi – dice il tesoriere Oreste Pastorelli – possiamo dire che abbiamo incassato realmente 44 mila e 200 euro. Questa cifra rappresenta la percentuale che il ministero delle Finanze ha distribuito in attesa che vengano concluse le consegne dei modelli Unici. La presentazione per via telematica delle dichiarazioni compilate dagli studi dei commercialisti scade a fine settembre ed è davvero difficile senza questo dato ipotizzare oggi il risultato finale. Inoltre c’è da dire che è assai arduo, in base alla cifra, risalire al numero dei contribuenti che hanno utilizzato il 2 per mille destinato ai partiti. Evidentemente dipende molto dall’ammontare dell’Irpef pagata da ciascuno e senza questo elemento i calcoli sono davvero solo teorici. Resta comunque l’amarezza nel constatare la freddezza di tanti compagni che si dimenticano, al momento della dichiarazione dei redditi, di utilizzare questo canale di finanziamento, l’unico rimasto, assieme al tesseramento e alle sottoscrizioni, per sostenere il partito. Con la fine del finanziamento pubblico e del rimborso elettorale, così rischiano di morire tutti i partiti, non solo il nostro. Alla fine – conclude l’esponente socialista – resteranno solo dei ‘comitati elettorali’, dai fini incerti e assai fragili, senza trasparenza e molto lontani dal sistema della democrazia liberale parlamentare su cui abbiamo costruito la nostra Repubblica e la nostra libertà”.

LA LEZIONE DELL’ANTIPOLITICA
Nei suoi messaggi veicolati via twitter, Renzi ha ripreso i temi dell’antipolitica ricordando che “quando abbiamo iniziato la battaglia per l’abolizione del finanziamento pubblico ai partiti, eravamo in pochi a crederci. Sembrava impossibile affermare un modello diverso, trasparente e responsabile. Ci dicevano: ‘Così distruggete la democrazia e la partecipazione’. In realtà, restituire ai cittadini la libertà di finanziare o meno un partito è stato un nostro obiettivo fin dalla Leopolda”. Il segretario del Pd sostiene convintamente il nuovo regime e ribatte che “è stato giusto abolire il finanziamento pubblico ai partiti. Oggi è un giorno importante per il Pd e per tutti quelli che credono che l’antipolitica si combatta con la buona politica. I cittadini, se coinvolti in un progetto per il Paese, non si tirano indietro e anzi ci danno fiducia”.

Bonato di Sel esprime soddisfazione per il dato, ma ha anche delle perplessità. Il risultato, dice, “dimostra che non abbiamo nulla da temere di fronte alla sfida del rapporto con le persone in carne ed ossa e con le loro aspettative. Proprio per questo possiamo ribadire senza temere strumentalizzazioni e con assoluta libertà la necessità di riformare profondamente i meccanismi oggi vigenti di finanziamento della politica: abbiamo infatti depositato una proposta incentrata sulla completa trasparenza e sulla necessaria autonomia dei partiti dai poteri economici e dalle lobby. Il 2‰ non è strumento sufficiente di per sé a garantire la libertà dell’iniziativa politica: il Governo ci rifletta seriamente e riapra il dibattito”.

UNA SCELTA DI MINORANZA
Meno entusiasta del suo segretario appare l’ex tesoriere dei Ds, Ugo Sposetti, che in un’intervista a ‘La Repubblica’, dice che sì, “la cifra è molto maggiore dell’anno scorso e questo è un dato positivo, ma rispetto agli 11 milioni di elettori delle europee sono nulla”. “Se non prendi almeno la metà degli elettori non puoi considerarlo un successo. Certo non si butta via niente, secondo la mia scuola, neanche un euro. Ma l’obiettivo dev’essere il due per mille di almeno il 50 per cento di quelli che ti hanno votato”. Sposetti sottolinea anche che il Pd deve riflettere bene sul nuovo meccanismo perché “finché sei al governo, hai il premier segretario che sta dalla mattina alla sera in tutti i tg, è facile. Puoi risparmiare sulla propaganda. In caso contrario…”.
Comunque, per quest’anno lo stanziamento massimo previsto dalla legge, il plafond da dividere tra chi ha sottoscritto la scelta del 2‰, è di 9,6 milioni di euro che saliranno a 27, nel 2016 e 45 nel 2017 quando il sistema attuale del rimborso elettorale sarà definitivamente scomparso e i partiti per sopravvivere come movimenti politici organizzati dovranno accontentarsi di quello che riescono a raccogliere. Una sfida difficile anche perché, quando la differenza la farà la dichiarazione dei redditi, qualcuno partirà avvantaggiato e non sarà certamente chi difende i diritti dei più deboli a godere dei contributi più sostanziosi.

Carlo Correr

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