venerdì, 9 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Francesco e Matteo
Pubblicato il 01-09-2015


Bè sentir dire al papa che anche le donne che hanno deciso l’aborto possono essere confessate e perdonate direttamente dai sacerdoti (la scelta era prima affidata al vescovo diocesano) sarà pure l’ultimo segnale dei tanti lanciati, ma ha certo dell’incredibile. Tutti, sia ben chiaro, secondo la Chiesa, possono essere perdonati, ma rispetto all’atteggiamento assunto solo qualche anno fa, quel crudo e freddo diniego a fronte di un uomo che aveva scelto la morte piuttosto che la sofferenza, la mancanza assoluta di pietà nei confronti di Welby al quale furono chiuse e sbarrate le porte della stessa Chiesa così fastosa e disponibile di fronte allo spettacolo dei Casamonica, questo ennesimo affondo di Francesco ha il sapore della sfida.

Bisogna sapere, bisogna capire, bisogna amare e perdonare, più volte Francesco ha avuto questa convinta intenzione di superare alcuni tabù. Pensiamo agli omosessuali e a quel “chi sono io per giudicare?”, agli appelli alla solidarietà e all’accoglienza nei confronti degli immigrati (volerla trasformare in posizione politica è assurdo e ingeneroso), Francesco alla vigilia del Giubileo ha avuto parole di comprensione anche per le donne che hanno scelto l’aborto. Naturalmente, come è logico che sia, non si tratta di assolvere chi compie quello che per la Chiesa è pur sempre un misfatto. Ma evitare l’assurdo parallelismo con l’omicidio, definirlo “dramma sociale e morale”, rappresenta una consapevolezza mai prima d’ora avanzata. Anche rispetto a Giovanni Paolo II, che non ha mai messo in discussione quelli che parevano dogmi assoluti del cattolicesimo, Francesco pare un innovatore. Soprattuto perché parla e innova sui temi etici. Considerando che esiste un’umanità, sia cattolica sia soprattutto non cattolica, che su questi temi, pensiamo a quello della contraccezione o al dramma del fine vita, è assai lontana dalle chiusure tradizionali della Chiesa.

Matteo Renzi innova anche lui. O almeno tenta. I dati sull’occupazione di luglio sono finalmente soddisfacenti sia sullo sviluppo sia sull’occupazione, dopo quelli negativi di giugno. Siamo tornati a crescere dopo il calo del mese prima, e soprattutto la disoccupazione giovanile è calata fino al 40,5 rispetto al 43 di giugno e al 12 quella complessiva rispetto al 13 del mese prima. Merito del Jobs Act quello dell’aumento massiccio dei contratti a tempo indeterminato che superano quelli a tempo. Ma merito solo di questo? Per il presidente di Confindustria no. Squinzi vede nel calo del prezzo del petrolio e nella manovra di Draghi, il cosiddetto quantitative easing le cause dell’inversione di tendenza. Sarà, ma anche in politica il coraggio dell’innovazione alla fine paga.

Giavazzi su “Il Corriere” sprona il governo a tagliare le spese se vuole efficacemente abbassare le tasse. E osserva che lo spazio pubblico in Italia è superiore a quello di qualsiasi altro Paese europeo. La nostra concezione del socialismo liberale, a mio avviso mai come ora assolutamente attuale, non può che ritenere superate, e anzi oggi nocive, le vecchie contrapposizioni tra pubblico e privato. Ne avevamo anticipato le caratteristiche con le idee sul bonus nella scuola, con le convenzioni con le strutture private nella sanità. Oggi non si può non ritenere assurda una campagna che in tutto il paese viene agitata sull’acqua pubblica che finirà per strozzare gli investimenti privati nel settore ed aumentare le bollette per i cittadini. Ecco quel che noi dovremmo proporre oggi. Non un vecchio e consunto concetto di socialismo statalista, ma una visione aperta di un sistema in cui il privato agisce col controllo pubblico per risolvere i problemi dei cittadini, affrontando con investimenti produttivi la dimensione del bisogno. Ma davvero e fino a quando potremo sopportare che esistano 7.726 società partecipate dagli enti pubblici locali con mezzo milione di dipendenti e una perdita secca di un miliardo e duecento milioni l’anno? Non è così lontana la nostra vecchia intuizione dell’alleanza tra merito e bisogno. Saprà Renzi essere all’altezza di questa sfida? Saprà togliersi di dosso la preoccupazione del potenziale smantellamento di un sistema pubblico di potere di cui il suo partito è oggi forse il principale beneficiario?

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Commenti all'articolo
  1. Una piccola riflessione su aborto e rapporto pubblico e privato al di la del peccato e del perdono dello stesso che è materia di sicuro confronto e conforto per i credenti ma non per tutti.
    Fra non molto in tante strutture pubbliche sanitarie Italiane non sarà più possibile praticare interruzioni di gravidanza, e ciò non per motivi di legittima scelta dei singoli, ma per mancanza di medici disponibili a tale pratica in quanto quasi tutti obbiettori di coscienza ,alcuni per rispettabile convinzione molti altri per convenienza e tornaconto personale.
    Quindi nel più totale rispetto delle idee degli individui riterrei che le prerogative pubbliche non debbano subire in danno le pur legittime convinzioni politiche-religiose-economiche dei medesimi soprattutto se le stesse poi di fatto costringono i cittadini a non poter trovare soddisfazione dei propri bisogni nel servizio pubblico obbligandoli di fatto a rivolgersi al mercato privato o peggio a strutture clandestine
    Per cui troverei corretto che nell’assunzione di nuovo personale medico venisse specificato chiaramente che chi risulterà vincitore della pubblica selezione una volta preso servizio dovrà fornire ai cittadini tutti i servizi sanitari previsti dalle vigenti norme nessuno escluso.
    Ciò anche al fine di una ottimizzazione della spesa.
    Che senso ha assumere una persona per fare una cosa che poi la stessa persona ritiene di non poter fare.
    Va da se che chi è obiettore nel pubblico e pratica nel privato dovrebbe essere licenziato dal pubblico e inibito a svolgere la professione anche nel privato .
    Vittorio Vannini

  2. Sul rapporto pubblico e privato, condivido l’aver richiamato, come fa il Direttore, la vecchia proposta socialista del bonus scuola e sanità, risalente se non erro agli anni ottanta, che a mio avviso andrebbe ripresa e divulgata, anche se c’è chi la osteggia perché paventa il rischio di favorire in tal modo la nascita di una scuola privata dai tratti elitari, ma io penso che una concezione liberal riformista della società debba consentire quanto più possibile, all’utente, l’opzione tra pubblico o privato (offrire cioè delle possibili alternative).

    Sono invece meno d’accordo sull’assonanza o sul parallelo Francesco-Matteo, dal momento che nel passato un certo versante politico ha sempre sostenuto la tesi che Chiesa e Stato dovessero essere entità ben distinte e separate, e rifiutava qualsiasi ingerenza della prima nelle questioni della seconda, nel senso che .le posizioni etiche espresse dell’una dovevano rimanere ininfluenti quanto alle scelte operate sul piano civico..

    Se ora le cose sono cambiate ne va preso atto, ma dovrebbe però valere il principio che tutte le indicazioni provenienti dalla Chiesa vanno raccolte, non solo le “aperture” e “innovazioni” che possono tornare gradite ad una parte politica – e che peraltro non sembrano trovare unanime condivisione all’interno della comunità dei fedeli – pena l’applicare il criterio del cosiddetto “doppio binario”, ossia quella logica che abbiamo giustamente contestato ogni qualvolta ci pareva venisse esercitato il garantismo a “senso unico”, a seconda cioè del rispettivo punto di vista e tornaconto politico..

    Paolo B. 03.09.2015

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