domenica, 4 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

L’ex leader Massimo
Pubblicato il 03-09-2015


La sua intervista al Corriere di oggi è un grido disperato. Massimo D’Alema non solo non è più un leader politico riconosciuto nel suo partito, non solo non è più in Parlamento e non è nella Commissione europea, surclassato dalla giovane e inesperta Mogherini, ma è un uomo solo. È stato abbandonato anche dai suoi collaboratori e perfino dai più cari amici. Già da tempo da Velardi e Rondolino, con lui ai tempi della Presidenza del Consiglio, dal suo ex sottosegretario Minniti, divenuto poi addirittura veltroniano, e perfino da Nicolino Latorre, che quando parlava in tivù di D’Alema lo chiamava “il presidente”, divenuto poi renziano, e addirittura da Matteo Orfini che di D’Alema era considerato il figlioccio. Mentre Cuperlo, quando parla D’Alema, ne prende subito le distanze per paura di perdere consenso.

Poteva fare come Veltroni e girare qualche film e diventare cronista sportivo? No, Massimo la politica ce l’ha nel sangue molto più di Walter, che la associa ad altri hobby, che forse lo appassionano di più. Mi è francamente dispiaciuto questo ostracismo nei confronti di un uomo politico intelligente ed esperto come Massimo D’Alema, concepito da Renzi alla stregua del simbolo della rottamazione. Di lui avevano anche fatto perfino un fantoccio da calpestare. Una tal violenza nei confronti di un uomo politico, per di più dello stesso partito, non è facile da riscontrare, nemmeno ai tempi della vecchia Dc dove le coltellate si davano sempre col sorriso sulle labbra e nel rispetto dell’accoltellato. Ora però anche un ex comunista come D’Alema dovrebbe porsi la domanda del perché. In omaggio allo storicismo nulla avviene mai a caso, vero? Perché D’Alema oggi viene considerato dal gruppo dirigente del Pd come una malattia e lui ribatte considerando i suoi detrattori come stalinisti, finendo anche per sposare posizioni mai state sue?

E perché ormai questa opinione ha travalicato il PD e perfino quando gira per strada, o quando si reca a un funerale, Massimo viene preso a male parole? Il problema di D’Alema è duplice. Viene considerato, a ragione, come uno dei protagonisti di questo ventennio nero, e viene rappresentato (non saprei con quanta obiettività) come un uomo della vecchia politica. Quest’ultima più che un’accusa potrebbe anche trasformarsi, ammesso che non sia già così, in un merito. Per difendersi dalla prima D’Alema cosa fa? Sta nella parte, esalta un ventennio indifendibile, contesta le revisioni renziane finendo anche per contestare se stesso, come sull’articolo 18 o sull’antiberlusconismo, decreta, come nella migliore tradizione comunista, l’espulsione di Renzi dalla sinistra.

Da uomo di partito egli conosce anche la regola della opportunità e sa che questo è l’unico tasto che gli resta da toccare per porre qualche intoppo nella marcia giudicata trionfale di Renzi e dei suoi. Parla di un PD al 33 dal 41 delle europee, che è però molto di più di quanto conquistato da Bersani (il 25%) del 2013. Diciamo la verità. Renzi non si è comportato correttamente con lui. Gli aveva certo promesso il posto in Europa, poi lo ha beffato scegliendo la Mogherini. E dedicandogli anche qualche sberleffo. Per questo oggi Massimo è livido e con ragione. Ma egli non può fare di questo il motivo delle sue critiche. Da navigato uomo politico le immiserirebbe. Resta una domanda con facile risposta. Se D’Alema fosse all’Ue con la delega agli Esteri avrebbe oggi le stesse posizioni?

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Commenti all'articolo
  1. Oltre a domandarsi se “avrebbe oggi le stesse posizioni” qualora “fosse all’Ue con la delega agli Esteri”, sarebbe da chiedersi cosa avrebbe proposto, se fosse in quell’importante ruolo, riguardo al grande e complesso problema dell’immigrazione, da uomo politico intelligente, esperto e navigato (aggettivi che il Direttore non usa sicuramente a caso).

    Quanto all’essere concepito “alla stregua del simbolo da rottamare”, o al venir considerato “come una malattia”, mi sembra l’impropria conseguenza dell’esasperata personalizzazione della politica, che tende a neutralizzare l’avversario, interno od esterno, attraverso la sua “demonizzazione”, e facendolo apparire come un nemico, ossia un “male”, e in questi ultimi decenni non sono mancati i precedenti in tal senso, che avrebbero dovuto farci riflettere, e anche ricredere, su questo nuovo volto della vita politica.

    Paolo B. 03.09.2015

  2. Vi ricordate quando il simpatico e sarcastico “Migliorede’noantri” non entrava nel PSE perchè “del resto non siamo mai stati socialisti”? E il PSE gli preferì l’ignota Lady Ashton o giù di lì. E’ il giusto epilogo per chi avrebbe potuto ma non ha fatto, preferendo sempre la tattica e la presunzione.

  3. Ma per noi socialisti la vicenda D’Alema dovrebbe suggerirci tante considerazioni amare e, nello stesso tempo, di soddisfazione per quello che avrebbe potuto essere e non è stato. D’Alema soltanto arrogante? Caro Mauro: Tu, con la tua apprezzata ironia potresti ricordarci che cosa è stato D’Alema per noi socialisti riformisti.

  4. Mauro, ho appena letto che Alfano è stato accolto alla festa dell’Unità con una ovazione. Chissà se un giorno un simile trattamento sarà riservato ai socialisti e a chi socialista è stato. Come cambia il tempo della politica!

  5. Caro Mauro, Massimo D’Alema è una disgrazia al pari di tutte le creature di Enrico Berlinguer. Fortunatamente Matteo Renzi si è guardato da lasciargli un ruolo di rilievo. Ti dirò chemi dà un certo fastidio leggere che la brava Federica Mogherini viene considerata una beffa da Direttore dell’Avanti!

    • Tu scrivi che Renzi ha beffato D’Alema scegliendolo la Mogherini. Io sostengo che Renzi ha scelto la Mogherini perché è capace, equilibrata, competente e non sa di muffa e di polvere come D’Alema. E non fa nemmeno parte della lobby del gioco d’azzardo.

  6. Mai stato dalemiano, ma ne ho riconosciuto l’esperienza e la caratura politica. Non voglio far paragoni, perché inammissibili, per epoca, fatti e ruoli. Ma il D’Alema di oggi, mi pare il Craxi di ieri: grandi vedute (non necessariamente condivise) e prospettive di ampio respiro, come pure grandi errori (ma chi non li fa). Non amo speculare e dire che chi di spada ferisce, di spada perisce, ma su D’Alema si sono accentrati tutti gli strali del nuovo che “avanza” nel partito che non ha più un’anima. D’Alema vittima sacrificale, esempio del peggior periodo della II Repubblica. Onestamente lo trovo ingiusto, specialmente quell’averlo “baggianato” come il giovane virgulto fiorentino ha fatto di lui. Se dobbiamo fare un’analisi politica dell’ex potente “Baffino” il ragionamento può variare, ma non è il contesto nel quale riflette il Direttore Del Bue, ed a quello, limitatamente mi attengo. Fosse stato all’UE? domanda difficile, ma forse una visione più ampia, più internazionalista, avrebbe senz’altro giovato all’Italia come riconoscimento sul piano diplomatico ed all’Europa su quello politico.

  7. Fa sorridere sentire il mitico “Baffino” dire che nei suoi confronti si usano sistemi stalinisti, roba da KGB, sistemi da comunismo reale, è un po’ come un sacerdote che rinnega il suo Dio. Non si discute l’uomo politico intelligente e scaltro, ma la disinvoltura, con cui spesso cambia le opinioni e i giudizi ( cosa del tutto normale in politica, ma senza esagerare) come quella di qualche giorno fa, in cui consigliava di ritornare alle origini dell’Ulivo. Ma se non ricordo male chi fu che segò il tronco dell’amata pianta , che fece fuori il governo Prodi in combutta con Cossiga e Mastella, e poi ne prese il posto? Comunque una ragione D’Alema ce l’ha, il Pd rischia di perdere una consistente quota di elettorato di sinistra, forse lo rimpiazzerà con quello dei vari Verdini , Alfano e Casini, dato che ha già inglobato anche Scelta Civica forse alla fine del gioco farà pari e patta con le Europee del 2014, ma in definitiva avrà fatto come i serpenti in primavera avrà cambiato pelle.

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