martedì, 6 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Addio all’IMU, ma benvenuti al federalismo fiscale – Marco Cappato
su il Foglio
Pubblicato il 30-09-2015


DIRE “ADDIO” ALL’IMU HA SENSO SE DICIAMO “BENVENUTI” AL FEDERALISMO FISCALE
di Marco Cappato

La posta in gioco più importante con l’abolizione dell’IMU sulla prima casa non è la ripresa economica, ma il federalismo. Più precisamente: il federalismo fiscale municipale, che il governo Renzi deve decidere se creare o affossare.
Sull’utilità di tagliare le tasse è difficile essere in disaccordo. Che la priorità sia l’Imu è questione controversa. Molti economisti, tra i quali gli esperti della Commissione europea, sostengono che gli effetti sarebbero maggiori riducendo le tasse su imprese e lavoratori, dato l’effetto moltiplicatore di maggiori investimenti e assunzioni nel settore produttivo. Le critiche sono fondate. Renzi rivendica l’autonomia delle scelte del Governo rispetto all’Unione europea, tenendo un occhio al fattore consenso, che premierebbe la detassazione sugli immobili visti i numeri dei proprietari di casa in Italia. Naturalmente, la strategia può funzionare solo se il Governo sarà davvero in grado di tagliare la spesa, ridurre l’evasione e far seguire riduzioni fiscali anche sulla produzione, come promesso da Padoan. Si vedrà.
Su un punto però non ci sono dubbi, neanche nell’immediato: i Comuni, che già escono da 5 anni durante i quali si sono visti tagliare 8,3 miliardi di trasferimenti (fonte CGIA Mestre) saranno privati di una ulteriore fonte di entrata. Il Governo ha promesso di compensare con nuovi trasferimenti statali. Anche se fosse vero, sarebbe la strada sbagliata. La conseguenza certa sarebbe di eliminare persino quel minimo di collegamento tra tassazione e territorio, in uno Stato già pesantemente centralista.

Un’alternativa c’è. Con l’occasione dell’’abolizione dell’IMU sulla prima casa, invece di compensare con maggiori trasferimenti statali, il Governo potrebbe proporre al Parlamento di attribuire piena capacità impositiva ai Comuni proprio sulla prima casa. Non una “local tax” fissata a Roma, ma una tassa municipale. Si incardinerebbe così l’obiettivo che la Lega ha inseguito per ventanni: il federalismo fiscale, con conseguente responsabilizzazione della spesa pubblica locale. Il federalismo all’italiana, a trazione leghista, ha vissuto come decentramento regionale della spesa in assenza di decentramento regionale delle tasse, con la conseguenza di trasformare le Regioni italiane da mere articolazioni burocratiche dello Stato centrale a potenti e irresponsabili centri di clientelismo e dissipazione delle risorse pubbliche, anche peggio dello Stato centrale.
L’abolizione dell’IMU sulla prima casa fornisce l’occasione di avviare una rivoluzione federalista cambiando terreno di gioco e puntando su una dimensione territoriale certamente più radicata nella storia italiana di quanto non lo siano le posticce regioni. Nel lasciare ai Comuni autonomia impositiva sulla casa, lo Stato dovrebbe attribuire loro maggiori compentenze, riducendo la spesa centrale. Il rischio che poi i Comuni si rivalgano sui cittadini, tanto da aumentare la pressione fiscale complessiva, sarebbe affrontabile non solo e non tanto attraverso “tetti” impositivi, ma ancor più attraverso uno strumento che può ancora essere efficace: la democrazia. In particolare, la dimensione comunale si presta a pratiche di coinvolgimento dei cittadini nel governo delle risorse pubbliche, a forme di democrazia diretta sul modello svizzero, alla realizzazione di una fiscalità ambientale e di un welfare di prossimità meno assistenzialista. I benefici non sarebbero solo economici. Realizzare il federalismo fiscale puntando sui Comuni spiazzerebbe le rivendicazioni delle piccole patrie in salsa regionalista. Da non sottovalutare, come la Catalogna insegna.

Marco Cappato
Presidente del gruppo Radicale-federalista europeo a Milano

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