lunedì, 5 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Agguato (a Cesare) al Senato
Pubblicato il 09-09-2015


Come Giulio Cesare alle idi di marzo del 44 avanti Cristo, anche Matteo Renzi rischia di lasciarci le penne proprio al Senato. Cesare venne trafitto dal suoi oppositori, ma anche da coloro che credeva amici: “Quoque tu, Brute, fili mi”, sussurrò mentre cadeva sotto le coltellate dei suoi attentatori. Anche Renzi rischia di essere abbattuto dal fuoco amico. Oddio, amico mica tanto, perché la minoranza dem tenta da tempo di dare una spallata al giovin signor fiorentino. Poi, ogni volta rincula, tentenna e al momento giusto perde pezzi. Renzi non ha un Ottaviano dietro l’angolo, ma un gruppo di oppositori che come quelli di Cesare gli imputano di avere pressoché poteri assoluti. Come Cesare anche Renzi pare un uomo solo al comando, di ciclistica e bersaniana memoria.

Tutto ruota attorno al secondo articolo della legge, quello che riguarda la composizione del Senato, riportato dalla legge costituzionale a cento e nominato in gran parte dai consigli regionali. La posizione dei fautori dell’elezione diretta sarebbero in maggioranza, secondo i calcoli delle firme raccolte. Non cambierebbe granché, perché l’elezione sarebbe solo assicurata dal titolo di consigliere regionale e si sono studiate anche forme un po’ contorte di listini bloccati (che novità…) da affiancare a quelli dell’elezione diretta dei consiglieri regionali. Pare che la mediazione non abbia avuto fortuna.

Ciononostante Renzi non indietreggia di un palmo. Perché, se è consapevole di essere minoranza non cede sul punto? Le ipotesi sono due. O pensa di non essere minoranza perché convinto di avere su questo argomento un deciso aiuto dalle forze di opposizione (dunque ci sarebbero franchi, anzi palesi, tiratori che hanno firmato l’eleggibilità e che sarebbero pronti a votare il suo contrario), oppure vuole lo scontro definitivo coi suoi oppositori interni puntando a nuove elezioni, o quanto meno minacciandole, perché il presidente Mattarella difficilmente potrebbe sciogliere le Camere sulla base di un crisi di governo aperta da un voto su una riforma costituzionale.

Resta il fatto che “hic Rhodus hic salta”. Il Senato è ancora luogo di agguato. Con una differenza non da poco, però. Chi oggi potrebbe sostituire Renzi alla guida del primo partito italiano e del governo? Ci sono in giro nuovi potenziali imperatori? Aprire la strada a Grillo, cioè a Di Maio, o a Salvini, a chi conviene? Ecco perché penso che alla fine Renzi scamperà. Anche se mi trattiene un dubbio. E cioè che nuove elezioni si svolgerebbero col Consultellum anche per il Senato. E che la sua eleggibilità sarebbe così assicurata per molti senatori in scadenza di mandato. A pensar male a volte ci si prende.

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Commenti all'articolo
  1. Caro Mauro, è evidente che siamo allo scontro finale.
    Se Renzi sopravvive all’agguato e vince in Parlamento, il giorno dopo si divora l’opposizione interna e la spolpa definitivamente.
    L’opposizione questo lo sa bene e cercherà di affondare quanto più può il coltello per essere lei a sopravvivere.
    Ma ti dò ragione, Mauro, Renzi, assai coraggioso e coerente in questo frangente, la scamperà, dopo di che all’opposizione interna non rimarrà altra possibilità di salvezza che fare una scissione.

  2. Questa volta concorderei con l’opportunismo dei senatori. Andare al voto con la legge elettorale detta “consultellum” è meglio della legge “acerbo” oh mi scuso per il lapsus “italicum 2”.
    Per il prossimo referendum voterò no così spero di mandare a casa il neo anzi new “Cesare” (sic) e tutti i ragazzi della “terza C”.

  3. caro Mauro la battaglia sul senato è solo strumentale . l’obiettivo è portare Renzi ad una trttativa interna sul Pd, sui capilista futuri e sulle modifiche all’italicum.
    mio faccio una domanda: ma i partiti che hanno votato l’Italicum e che ora ne richiedono la modifica, se ne sono accorti ora che non gli conveniva il premio di lista?

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