sabato, 10 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Boeri (Inps): Crecita occupazione merito di Jobs Act e decontribuzione
Pubblicato il 21-09-2015


La crescita dell’occupazione è legata anche all’introduzione del contratto a tutele crescenti e alla decontribuzione per le assunzioni a tempo indeterminato. Lo ha recentemente detto il presidente Inps, Tito Boeri in un’intervista a Radio anch’io rispondendo a una domanda sull’aumento dell’occupazione merito degli interventi del Governo Renzi su decontribuzione e Jobs act. «Sicuramente quando la disoccupazione cala è positivo. Sia la decontribuzione dei contratti a tempo indeterminato che il nuovo contratto a tutele crescenti hanno avuto un effetto» positivo. «Noi lo abbiamo visto dalle nostre statistiche perché c’è stato un rialzo forte delle assunzioni a tempo indeterminato da gennaio e poi un ulteriore incremento da marzo con le tutele crescenti», ha aggiunto.

Pensioni: più flessibilità in uscita aiuterebbe i giovani

La crescita dell’occupazione tra gli over 55 ‘«è associata anche all’inasprimento delle regole per l’accesso alla pensione», ha dichiarato il numero uno dell’Inps spiegando che a questo si associa la riduzione dell’occupazione nella fascia tra i 15 e i 34 anni. «Credo che un po’ più di flessibilità in uscita verso la pensione – ha sottolineato – sarebbe di aiuto per l’occupazione giovanile».

Poletti: la flessibilità in uscita è tema ineludibile

La flessibilità in uscita verso la pensione rispetto all’innalzamento netto dell’età introdotto con la legge Fornero sulla previdenza è un tema ”ineludibile” che sarà affrontato nella legge di stabilità. Lo ha ribadito il ministro del Lavoro, Giuliano Poletti. In una recente intervista al Corriere delle sera, il ministro ha particolarmente sottolineato quest’aspetto ed ha affermato, infatti, che: “Bisogna reintrodurre un certo grado di flessibilità sulle pensioni. Perché tenere le persone dentro le aziende è uno dei fattori che impedisce ai giovani di trovare un lavoro. E’ una delle cause per cui le aziende stesse faticano a tenere il passo con un mondo sempre più veloce”. Ma come si riesce a coniugare l’effettiva realizzazione della flessibilità in uscita con buona pace di coloro i quali sostengono che l’operazione di riforma delle pensioni, volta a favorire i pensionamenti anticipati, debba avvenire senza costi aggiuntivi per lo Stato?

Dati Istat

La fotografia dei dati che ci ha consegnato l’Istat e che il Jobs act, e la forte decontribuzione del lavoro stabile, stanno producendo i primi effetti, che sono effetti compatibili con il quadro economico attuale di lenta ripresa: da gennaio a luglio infatti gli occupati sono lievitati di 119mila unità. Non un numero elevatissimo, ma qualcosa si muove. Una crescita che interessa appunto soltanto i dipendenti (+183mila unità), mentre gli indipendenti rimangono sostanzialmente invariati. Più in dettaglio, Nel secondo trimestre 2015, i lavoratori a tempo pieno aumentano in misura sostenuta per il secondo trimestre consecutivo, con un incremento di 139mila unità (+0,8%). Ininterrotta dal 2010, prosegue l’avanzata degli occupati a tempo parziale (+1,0%, 41 mila unità nel raffronto tendenziale) ma in oltre sette casi su dieci questa riguarda il part time involontario, la cui incidenza arriva al 64,6% dei lavoratori a tempo parziale (era il 64,5% un anno prima). Questi dati indicano che una parte delle imprese sta facendo lavorare di più i propri dipendenti (e ciò è coerente con la diminuzione delle ore richieste di Cig segnalate dall’Inps), ma anche che ci sono larghe aree di territori ancora in sofferenza (dove risulta in rialzo il lavoro part-time involontario). L’incremento di 180mila occupati nel secondo trimestre 2015 merita poi due ulteriori riflessioni. La prima, è che questo aumento interessa entrambe le componenti di genere e coinvolge soprattutto il Mezzogiorno (+2,1%, 120mila unità, essenzialmente servizi). Al calo degli occupati 15-34enni e 35-49enni (-2,2% e -1,1%, rispettivamente) si contrappone il rialzo degli occupati ultra50enni (+5,8%), e qui probabilmente va aperta una riflessione. Inoltre, l’ascesa di 180mila occupati sta avvenendo a Pil che si alza lentamente. Il rischio è che lievita l’occupazione senza far avanzare la crescita, e quindi penalizzando la produttività.

Sicurezza. Nuova app per misurare la conoscenza del mondo Inail 

Stimolare l’interesse verso i temi che caratterizzano le attività istituzionali dell’Inail attraverso la dimensione ludica. Questa l’idea alla base della app disponibile a partire dal 23 luglio scorso sulla pagina di Facebook dell’Istituto, realizzata nell’ambito dell’ultima campagna di comunicazione sulla mission istituzionale per permettere agli utenti del social network di misurare la propria conoscenza del mondo Inail.

Si può scegliere tra due livelli di difficoltà. L’applicazione, accessibile da pc o da tablet (utilizzando il browser), è uno strumento interattivo di semplice esecuzione, che offre all’utente la possibilità di rispondere a una serie di domande, scegliendo tra due livelli di difficoltà, su uno dei quattro percorsi tematici proposti – prevenzione, assicurazione, prestazioni e ricerca – ciascuno dei quali è ispirato alle funzioni istituzionali già richiamate dallo spot della campagna. Una volta completato il percorso scelto, insieme al punteggio raggiunto vengono presentati dei link di approfondimento sulle tematiche trattate, con un rimando diretto ai contenuti disponibili sul portale dell’Inail. È inoltre possibile invitare i propri amici iscritti a Facebook a prendere parte a loro volta al test.

Un approccio innovativo per coinvolgere anche i giovani. L’approccio dell’iniziativa, concepita anche per essere personalizzata e riadattata in occasione di nuove campagne o altre azioni di comunicazione, è quello sintetizzato efficacemente dal termine inglese “edutainment”. Punta cioè a educare attraverso le modalità più leggere e innovative tipiche dell’universo social, estendendo la platea degli interlocutori dell’Inail anche ai frequentatori di Facebook, a partire dai giovani, per innescare quel meccanismo di viralità che può contribuire ad amplificare la portata del messaggio istituzionale.

Lavoro. Tutele anti-rapina al dipendente 

La tutela dell’integrità fisica dei lavoratori richiede al datore di predisporre misure di sicurezza idonee a metterli nelle condizioni di operare con assoluta sicurezza nel loro ambiente di lavoro. E dove si sviluppa attività creditizia, l’impegno si estende ai rischi da rapina. È questo il principio stabilito dalla Cassazione, con la sentenza 8486 del 2013. I giudici si pronunciano sul caso di un dipendente che, ferito nel corso di una rapina nell’ufficio postale in cui lavora, ricorre contro il datore per ottenere il risarcimento del danno biologico da invalidità permanente subito. Il tribunale esclude la responsabilità datoriale, considerando l’atto delittuoso caratterizzato da assoluta eccezionalità. Il lavoratore si rivolge allora alla Corte d’appello che, invece, condanna la società. I giudici di secondo grado, infatti, ritengono che l’articolo 2087 del Codice civile imponga al datore di adottare misure idonee a proteggere la salute anche da eventi non direttamente collegati allo stretto ambito lavorativo, come atti criminosi di terzi, e che implichi, in caso di offerta al pubblico di servizi creditizi, una particolare prevenzione. I giudici, in concreto, valutano che l’ufficio postale fosse privo di una serie di misure necessarie, come vetrate antisfondamento e antiproiettile, doppie porte con apertura alternata e comando di blocco automatico, impianti di videoregistrazione, vigilanza a mezzo guardie giurate e adeguata protezione del cortile condominiale di accesso dei dipendenti e del pubblico. La società ricorre in Cassazione, ritenendo che l’articolo 2087 non contenga un obbligo assoluto di rispettare ogni cautela possibile, anche innominata.

E i giudici di legittimità, perfezionando la precedente giurisprudenza, chiariscono alcuni interessanti profili. In primo luogo, la Corte precisa che l’articolo 2087 collega la responsabilità datoriale alla violazione di obblighi di comportamento imposti dalla legge o suggeriti da conoscenze sperimentali tecniche del momento. Si sottolinea, inoltre, che le cautele datoriali devono contrastare sia i rischi insiti nell’ambiente di lavoro, sia quelli derivanti da fattori esterni e inerenti a esso. Ciò richiede al datore di valutare se l’attività della sua azienda presenti rischi extra-lavorativi da prevenire. In terzo luogo, si sostiene che l’obbligo di prevenzione ha «un contenuto non ipotizzabile a priori», ma da individuare, nella realtà, alla luce delle tecniche di sicurezza comunemente adottate: in questo senso, l’attività creditizia impone di tutelare i dipendenti con la predisposizione di particolari misure derivanti dalle nuove acquisizioni tecnologiche.

Sicuezza a scuola: un approfondimento del periodico statistico dati Inail

Nel 2014 gli infortuni denunciati per gli studenti delle scuole pubbliche statali sono stati 82.118 (-6,9% rispetto al 2013), con una prevalenza di infortunati di sesso maschile (56,7%). Tra gli stranieri, la maggioranza dei casi ha riguardato alunni di nazionalità rumena (17%). A scriverlo è il periodico statistico Dati Inail, che in vista dell’inizio del nuovo anno scolastico ha dedicato il suo numero di agosto a un approfondimento sulla sicurezza tra i banchi.

Il calo più marcato al Centro-Sud. La flessione del 6,9% delle denunce registrate nel 2014 – più elevata tra le femmine (-7,5%) che tra i maschi (-6,4%) – certifica la ripresa del trend decrescente che aveva caratterizzato il triennio 2010-2012 e che si era interrotto nel 2013. Il calo è più marcato al Sud (-9,7%), al Centro (-9,5%) e nelle Isole (-8,4%), rispetto alle regioni del Nord-Ovest (-5,2%) e del Nord-Est (-5,1%), dove si concentrano 47.659 denunce (suddivise tra le 26.992 del Nord-Ovest e le 20.667 del Nord-Est), pari a quasi il 60% del totale.

Lussazioni e distorsioni le lesioni più frequenti. In più della metà dei casi riconosciuti dall’Istituto nel 2014, le lesioni subite dagli studenti sono lussazioni o distorsioni (53,9%), seguite da ferite (19,6%), contusioni (18,1%) e fratture (8,3%), mentre le principali sedi delle lesioni sono gli arti inferiori (50,2%) e quelli superiori (37,3%).

Un progetto per conoscere i rischi. Come ricordato da Dati Inail, sulla scia dei protocolli di intesa stipulati con il Ministero dell’Istruzione, l’Istituto ha promosso il progetto Sicurezza e benessere nelle scuole – presentato lo scorso maggio a Roma, nell’ambito di un convegno che si è svolto presso la direzione centrale di piazzale Pastore – con il duplice obiettivo di fornire un quadro di alcuni dei principali rischi e fattori di disagio presenti nelle scuole e formare su questi temi la popolazione scolastica, dagli studenti ai dirigenti.

Nelle aule scarsa qualità acustica e dell’aria. Dalle indagini ambientali condotte dai professionisti della Consulenza tecnica accertamento rischi e prevenzione (Contarp) in alcune scuole secondarie di II grado, oltre ai problemi già noti relativi alle strutture e agli impianti, sono emersi aspetti meno conosciuti e meritevoli di approfondimento, come la scarsa qualità acustica e dell’aria all’interno delle aule e l’inadeguatezza degli arredi, che non tengono conto del cambiamento delle caratteristiche antropometriche degli studenti.

Carlo Pareto 

                                                                       

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