domenica, 4 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Immigrati. Spuntano muri, cambiano le rotte
Pubblicato il 18-09-2015


Scontri migranti ZagabriaL’Ungheria di Orban continua a trincerarsi, dopo la costruzione di una recinzione lungo tutto il confine serbo, il primo ministro ha annunciato che l’Ungheria ha iniziato anche la costruzione di un muro lungo il confine croato. I lavori sono cominciati nella notte e Orban ha assicurato che in tempi rapidi la barriera coprirà tutti i 41 chilometri di confine tra i due Paesi non attraversati dal fiume. “Dobbiamo implementare le stesse misure che ci sono sul confine con la Serbia”, ha detto Orban.

Al lavoro al momento ci sono 600 soldati, nella giornata di oggi ne arriveranno altri 500, ai quali se ne aggiungeranno altri 700 nel fine settimana. Un vero e proprio esercito a protezione dei confini nazionali, così Zoran Milanovic, il primo ministro croato risponde annunciando: “Il confine non può essere sigillato e tutta questa gente non la si può trattenere”. Intanto la situazione diventa ancora più drammatica per gli immigrati: la Slovenia ha annunciato di aver sospeso i collegamenti ferroviari con la Croazia per frenare l’afflusso di migranti e il governo di Zagabria ha chiuso sette delle otto strade che collegano la Serbia alla Croazia dopo l’arrivo, negli ultimi tre giorni, di 13mila persone. Alla chiusura annunciata in precedenza dei valichi di Ilok, Ilok 2, Principovac, Principovac 2, Tovarnik, Erdut e Batina, si è aggiunta anche quella di Bezdan. Al momento della chiusura, al valico di Bezdan si trovavano un centinaio di migranti che non sono riusciti a passare e sono stati condotti con un autobus in un vicino centro d’accoglienza. “Siamo saturi” ha detto il ministro dell’Interno croato Ostojic.

Profughi-nuova rotta

Così molti profughi che arrivano dalla città serba di Šid camminano attraverso i campi per raggiungere il confine. Dal Governo sloveno invece si viene a sapere che la decisione di fermare anche le linee ferroviarie è arrivata dopo il fermo di 150 migranti a Dobova, provenienti dalla Croazia. “Al momento – afferma la polizia slovena – il traffico passeggeri non è operativo”. Anche la Repubblica Ceca non sa come affrontare la situazione ma si è detta pronta ad aiutare i rifugiati, Praga conferma però la sua ferma opposizione al piano Ue delle quote obbligatorie, come proposto dalla Commissione europea. La motivazione è stata data dal primo ministro Bohuslav Sobotka al quotidiano economico Hospodarske Noviny: “Ci sarà una pausa durante l’inverno, ma poi partirà una nuova ondata” di rifugiati verso l’Ue. “Centinaia di migliaia di rifugiati sono in moto e una delle ragioni per cui abbiamo rifiutato le quote – ha spiegato – è che non si finisca con l’approvazione di una soluzione burocratica per poi dire che è stato tutto risolto”.

310x0_1442431697380_APTOPIX_Serbia_Migran_rainAl caos che ormai governa l’Europa centro-orientale, i membri non sembrano trovare soluzione, per il momento Donald Tusk ha convocato il vertice straordinario tra i capi di stato e di governo dei 28 paesi dell’Unione europea per il prossimo mercoledì.
La Germania, dopo la notizia del nuovo “muro” di Orban, invita l’Europa a rimanere unita. Il ministro dell’economia tedesco, Sigmar Gabriel ha ricordato che, mentre Berlino sta mettendo a disposizione palestre, caserme e case alle famiglie rifugiate, altri Paesi stanno “mettendo il filo spinato lungo i propri confini e chiudendo i cancelli”. “L’Europa è una comunità di valori fondata sulla empatia e la solidarietà umana. E quelli che non condividono i nostri valori non potranno nel tempo contare sul nostro sostegno economico”, ha detto Gabriel.
“Se continua così l’Europa è in pericolo, più in pericolo di quello che è stata con la crisi finanziaria o la crisi greca”.
Un altro Paese, non appartenente all’Europa dei 28, si sta “spendendo” nella causa dei profughi: Ankara ha adottato una politica di assoluta apertura, senza mai respingere gli arrivi.
La Turchia, nel cui territorio vive il maggior numero di rifugiati al mondo, ha finora speso 7,6 miliardi di dollari in costi di assistenza, prendendosi in carico circa 2,2 milioni di cittadini siriani in fuga dalla guerra civile. Lo dice il vice-premier Numan Kurtulmus in un incontro con la stampa.

Maria Teresa Olivieri

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