mercoledì, 7 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

CAOS RIFORME
Pubblicato il 15-09-2015


Riforme-Boschi-Pd-Psi

Continua il confronto, anche aspro, nel Pd, sulle riforme con un ulteriore strappo con la minoranza interna. Intanto il Psi con una lettera inviata al ministro Boschi esprime le sue perplessità sull’articolo 1 del ddl ma soprattutto sull’Italicum di cui chiede la modifica del l’assegnazione del premio di maggioranza non più alla lista ma alla coalizione.

“Entro il 15 ottobre – afferma il presidente del Consiglio – la legge di stabilità deve essere presentata in Senato e questo rende anche ragione della data del 15 ottobre per la conclusione delle riforme”. Ma la fretta del governo cozza contro il volere del presidente del Senato, che rimanda al mittente la richiesta di convocare una capigruppo fatta dal presidente dei senatori Pd Zanda. “Finché resta in vigore questo Regolamento a convocare la Conferenza dei capigruppo dovrà essere solo il Presidente del Senato e non altri”. Una giornata piena di tensioni con il presidente del Consiglio Matteo che tira dritto nonostante lo strappo sull’articolo 2 del ddl sulle riforme: la senatrice Doris Lo Moro, unica esponente della minoranza interna presente al tavolo del Pd, ha lasciato la riunione. Ad un cronista che l’ha interpellata ha sottolineato che “c’è divergenza tra quello che viene comunicato all’esterno e quello che avviene nelle riunioni”. “Ho lasciato la riunione – ha spiegato Lo Moro – perché non era efficace restarci. Il tavolo ha enucleato i temi di discussione che sono politici e richiedono una soluzione politica e non istituzionale”. Ma lo strappo è negato dal Ministro Boschi: “Continueremo a lavorare”.

Ma Renzi ha fretta e vuole forzare la mano per evitare che il ddl Boschi resti impantanato ancora a lungo in commissione. Così il gruppo del Pd chiederà di calendarizzare direttamente per l’Aula il testo di riforma costituzionale. Un’accelerazione voluta da palazzo Chigi con l’intento di “stanare Grasso” spiegano fonti del Pd. La richiesta del Pd a portare subito il ddl Boschi in Aula è già stata portata dal capogruppo del Pd Zanda al presidente del senato e così il testo potrebbe arrivare all’esame dell’assemblea dei senatori già questa settimana, probabilmente giovedì.

Insomma la lotta tutta interna al Pd continua, con la minoranza che non intende arretrare e Renzi che non intende fare concessioni. Il punto è proprio l’articolo 2, nodo cardine del provvedimento, e sulla sua possibilità di essere cambiato dopo essere stato già votato in prima lettura sia alla Camera che Senato nella stessa identica versione. Grasso si deve ancora esprimere. Ma il nodo non è procedurale, ma politico. In caso Grasso dovesse vietare modifiche all’articolo 2, i contrari al testo hanno già in mente le contromosse. La prima è chiedere il voto segreto sull’articolo 1 dove sono definiti i confini dell’intera riforma. La seconda contromossa è quella di bocciare integralmente l’articolo 2 se Renzi in cambio non concederà aperture sulla legge elettorale Non è solo Quagliariello a minacciarlo. Secondo alcuni calcoli sono più di 20 i senatori centristi disposti al tutto per tutto.

A dire che non è saltato nessun tavolo è il Ministro Boschi che crede ancora in una possibile intesa con la minoranza: “Abbiamo lavorato seriamente per raggiungere un accordo su diversi punti” e “continueremo a lavorare”. Ma lo stallo è evidente e la difficoltà del Pd ancora di più. Il presidente della Commissione Anna Finocchiaro ha annunciato che nell’esame degli emendamenti in Commissione Affari costituzionali, saranno considerati inammissibili quelli all’Articolo 2, tranne il comma 5 modificato dalla Camera, a meno che non ci sia un accordo politico da parte di tutti i gruppi. Qui sta il punto: un accordo di cui Renzi non vuol sentire parlare.

Il segretario del Psi Riccardo Nencini e il senatore Carlo Vizzini, già presidente della commissione affari costituzionali al Senato hanno scritto una una lettera congiunta indirizzata al Ministro per le Riforme Maria Elena Boschi. “I parlamentari socialisti – si legge nella lettera – hanno partecipato, sin qui, al dibattito parlamentare sulla riforma della seconda parte della Costituzione, così come alla riforma elettorale, con pieno spirito di collaborazione per pervenire ad un cambiamento che renda più funzionale il nostro sistema. Questo ha comportato anche il dover rinunciare all’approvazione di nostri emendamenti anteponendo l’interesse del cambiamento alle modifiche pur legittimamente richieste e non ottenute. Adesso si fa strada un incidente politico sulla questione della elezione diretta dei senatori che rischia di apparire come un punto che nasce da un più vasto disegno politico rispetto alla specifica questione.

Noi – continua la lettera – sosteniamo che su questa vicenda non si possa partire dal tipo di elezione (di primo o di secondo grado), ma dalle funzioni che il Senato è chiamato ad esercitare nella riforma”. “L’articolo 1 del Disegno di Legge Costituzionale recita che ‘il Senato della Repubblica rappresenta le Istituzioni territoriali’ e nonostante che le modifiche apportate dalla Camera tendano a depotenziarlo permane pieno il suo ruolo nel quale ‘concorre alle funzioni di raccordo tra Stato e gli altri Enti costitutivi della Repubblica e tra questi ultimi e l’Unione Europea’. Questo significa che, in attuazione dell’art. 114 della Costituzione che definisce i soggetti costitutivi che compongono la Repubblica, si crea, attraverso il Senato, una sede politico-istituzionale per il confronto di questi Enti e una stanza di compensazione per gestire e risolvere le eventuali controversie con una leale collaborazione, evitando il ricorso alla giurisdizione. In questo contesto – si legge ancora – se si vorrà ben definire i ruoli, elementi rappresentativi del territorio come i Sindaci delle aree metropolitane ed i Presidenti delle Regioni dovrebbero essere assolutamente componenti del Senato.

Quanto ai restanti componenti, questi devono bilanciare la rappresentanza del territorio ed in questo caso non è sbagliato che si tratti di consiglieri regionali. Si può pensare che vengano eletti in un listino a parte? Sì, ma se sono consiglieri regionali quante volte devono essere votati? Toccherà, invece, ai regolamenti consentire le presenze differenziando i giorni delle votazioni tra le Regioni ed il Senato oppure, se i costi lo consentono, nominando i supplenti nelle Regioni. Detto questo, resta fondamentale che le funzioni del Senato siano il vero presupposto del modello di elezione dei propri componenti. Infine, va detto che abbiamo votato l’Italicum che punta ad un bipartitismo mentre il nostro sistema è ancora frastagliato e, per ora, è a dir poco tripolare. Riteniamo che una norma transitoria, che solo per la prima applicazione della legge preveda gli apparentamenti e conferisca il premio alla coalizione, crei ampia possibilità di partecipazione e possa consentire ai partiti di costruire il sistema politico del futuro. Insomma, quanto è già accaduto a cavallo degli anni Duemila per le Regioni. Le nostre considerazioni sono fatte con spirito costruttivo. Vogliamo continuare il lavoro di questo Governo con lo spirito riformista che è quello della nostra storia e che il Presidente del Consiglio sta ben interpretando per rilanciare l’Italia con un processo di crescita che superi la crisi e rilanci lo sviluppo” concludono nella lettera Nencini e Vizzini.

Intanto dalla Lega Calderoli chiede una soluzione politica senza forzature e imposizioni. “Se c’è una soluzione politica, che prevede ridare competenza a Senato e regioni e rivedere il modello elettivo del Senato, io immediatamente ritiro i miei oltre 500mila emendamenti e ne resteranno 3-4”. Schierata per il no anche Forza Italia che con Paolo Romani ha smentito le indiscrezioni secondo cui ci sarebbe un accordo sulle riforme con 6-7 senatori azzurri non prenderebbero parte al voto mentre 3 o 4 voterebbero a favore. “Smentisco categoricamente la notizia. Il gruppo di Forza Italia al Senato è compatto su un’unica posizione e cioè l’opposizione netta alle riforme. Linea decisa all’ultima assemblea del gruppo”.

Ginevra Matiz

 

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Commenti all'articolo
  1. Le riforme passeranno senza particolari problemi per la semplice e inoppugnabile ragione che nell’attuale Parlamento sussiste una grande congerie di nominati dai capi partito o capi corrente che totalmente avulsi dal contesto sociale e popolare ma bene incollati sulle proprie poltrone specie quelle senatoriali di Palazzo Madama vedono come il diavolo l’acqua santa il rischio di nuove elezioni politiche anticipate.

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