martedì, 6 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Catalogna. Vittoria a metà per il fronte indipendentista
Pubblicato il 28-09-2015


Catalogna-elezioniIl fronte secessionista catalano è uscito vittorioso solo in parte dalle elezioni celebrate ieri per il parlamento nella regione autonoma spagnola, dove ha conquistato il 72 per cento dei 135 seggi in palio ma non è riuscito ad ottenere la maggioranza dei voti.
Junts pel Sí ha ottenuto 62 seggi e CUP 10 seggi. Ciudadanos è emersa come seconda forza, e con i suoi 25 seggi si è imposta sulle due principali formazioni non indipendentiste della regione, il PSC (16 seggi) e il PP (11 seggi).

Il blocco Junts pel sì e Cup, hanno fatto sapere che nel 2017 potrebbero proclamare l’indipendenza della Catalogna, nonostante il governo spagnolo guidato da Mariano Rajoy  consideri questo passo incostituzionale. Subito dopo la diffusione degli exit poll, gli indipendentisti si sono radunati a Barcellona urlando “Indipendenza!” e sventolando le bandiere a strisce giallorosse della Catalogna.

“Hem guanyat, hemos ganado, we have won, nous avons gagne’!”, ha scandito Mas in catalano, spagnolo, inglese e francese, davanti a migliaia di sostenitori che gridavano “Indipendenza! Indipendenza!”. “Stiamo scrivendo la pagina più gloriosa della storia della Catalogna”, ha detto il presidente secessionista. Il leader del partito della Sinistra Repubblicana Catalana Oriol Junqueras ha aggiunto che “le urne ci hanno dato un mandato esplicito per l’indipendenza della Catalogna”.
Le elezioni catalane, hanno fatto registrare un altro record storico, quello dell’affluenza, con il 77%, secondo i dati definitivi. L’aumento della partecipazione al voto è stato del 9% rispetto alle elezioni del 2012.

Nell’immediato, gli scenari possibili sono diversi. La prima opzione per gli indipendentisti – che dovranno ora scegliere il presidente regionale, non necessariamente l’uscente Mas – è culminare il “processo” e proclamare la cosiddetta Dui (dichiarazione unilaterale di indipendenza), superando le perplessità della Cup che riteneva necessaria anche un maggioranza dei voti, oltre che dei seggi: una misura improbabile, prima di tutto per gli avvertimenti europei in merito all’illegalità di una tale decisione e alle sue conseguenze, politiche e soprattutto economiche.

Sebbene la Dui possa considerarsi anche come un ulteriore strumento politico di pressione nei confronti di Madrid, la questione ‘indipendenza’ si limiterebbe probabilmente a una guerra di ricorsi alla Corte Costituzionale – sarebbe però difficile, di fronte all’elettorato indipendentista, fare poi marcia indietro in caso di un futuro accordo con Madrid ma, una posizione oltranzista rischia di favorire alle politiche la destra spagnola conservatrice e nazionalista, meno incline alle concessioni.

Più probabile, per ora appare quindi un atteggiamento attendista, che costringa ad esempio le forze più progressiste a livello nazionale (socialisti e Podemos) a prendere apertamente posizione a favore di una soluzione di tipo federalista (soprattutto in materia economica) alla quale il governo della Generalitat potrebbe dare poi il proprio assenso senza perdere la faccia – e troppi voti. Barcellona, in altri termini, manterrebbe la spinta dell`indipendenza per ottenere il massimo possibile da una trattativa con il governo centrale, per poi presentare la relativa intesa come la migliore e più realistica soluzione possibile.

Mentre i Catalani riempivano i seggi il premier regionale dei Paesi Baschi spagnoli Inigu Urkullu ha rivendicato un “autogoverno” per la sua regione. “La Spagna ha presentato come un problema” il voto catalano, ha affermato, “ma a Madrid non si rendono conto che il problema sono loro. Hanno un problema in Catalogna, ma lo hanno anche in Euskadi”. Urkullu, del partito nazionalista basco Pnv, ha accusato il governo di Madrid del premier Mariano Rajoy di “fare passi indietro” e di “tentare di ricentralizzare” la Spagna, non rispettando gli accordi e gli impegni sulla devoluzione di competenze alle Comunità autonome. Il premier basco ha augurato “buona fortuna” ai catalani e ha detto di auspicare una “consultazione legale” anche nei Paesi Baschi sul futuro del territorio. L’obiettivo, ha detto, è “radicare l’autogoverno basco nell’Europa”, con un “nuovo statuto che rispetti le decisioni democratiche del popolo basco”.

Secondo le previsioni il voto in Catalogna, la seconda regione più popolosa della Spagna, influenzerà le elezioni generali spagnole. Due maggiori partiti, il Partito popolare (PP) di Rajoy e i socialisti di Pedro Sanchez, hanno perso decine di migliaia di voti rispetto alle consultazioni del 2012. Anche il movimento anti-austerity Podemos ha registrato un calo significativo di sostegno. Tra i partiti che si oppongono all’indipendenza c’è Ciudadanos, che al contrario ha visto aumentare il numero dei sostenitori. Nonostante la vittoria degli indipendentisti ieri, gli analisti ritengono che l’esito delle elezioni costringerà al dialogo tra autorità catalane e spagnole.

Intanto Rajoy ha già convocato una riunione straordinaria del vertice del suo partito, lo stesso faranno PSOE e Podemos, a seguito del disastroso risultato delle elezioni catalane, in molti sono pronti a scommettere che non sarà l’attuale Presidente del governo a rappresentare il PP nella corsa elettorale per elezioni politiche di dicembre.

Sara Pasquot

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