martedì, 6 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Chi deve ricordare Allende? 
Pubblicato il 12-09-2015


Premessa doverosa: quello che seguirà non vuole essere intenzionalmente pretenzioso, ma soltanto la ricerca di un’opportunità per delle considerazioni in condivisione il più possibile fuori da ogni – anche se lecita – passione.

In queste ultime settimane di mio ”avvicinamento” all’Avanti! ho seguito con interesse e attenzione certe riflessioni – e non ultime alcune del direttore di questo giornale che gentilmente mi ospita – con le quali la galassia socialista ha voluto focalizzare dei passaggi della propria tradizione storico-politica che di fatto diventa costume. Mi aveva colpito, tra le altre, la puntualizzazione seccata che si faceva circa la ”campagna acquisti” che altre culture politiche fanno (fuori dai denti: gli ex-post-comunisti che si pigliano Sandro Pertini senza riconoscergli la matrice socialista) nel pantheon socialista.

Questo era il preludio a ciò che potrebbe identificare lo zenit di questa storia: Salvador Allende e la questione cilena. A chi toccano di ”diritto” le celebrazioni di questo 11 settembre cileno? A quelli del Pd, che nonostante tutto si ritrovano in eredità oltre quarant’anni di ”attenzioni” verso quell’esperienza, o ai socialisti, i quali rivendicano legittimamente l’appartenenza tra le loro fila del ”compagno presidente” anche se dal punto di vista del costume, quell’esperienza, l’hanno lasciata in mano ai comunisti?

In quei drammatici giorni l’unione di intenti tra socialisti e comunisti c’era, anche se ciascuno dal proprio fronte autonomo. Solo in un secondo momento le strade si divideranno, per poi proseguire più o meno parallele. Partiamo dai socialisti: dal fronte socialista, oggi si ricorda con orgoglio i giorni in cui Bettino Craxi, sfidando i fucili dei carabineros cileni in quel clima sinistro e surreale che cominciava a pervadere il Paese, rendeva omaggio ad Allende. Craxi, personalmente, politico della vecchia scuola nel solco del socialismo, non dimenticherà mai formalmente e concretamente né il Cile né Allende. Tuttavia non si può dire lo stesso della sua creatura, quel partito che verrà da lì a qualche anno. EVIDENZA-Salvador-AllendeUn partito che nella sua estetica si evolveva in altro, legittimamente, certo, con la società che dettava i tempi. In un passaggio dedicato al Psi di un suo saggio sui comunisti e la cultura di massa (”I comunisti italiani tra Hollywood e Mosca”), Stephen Gundle scrive: ”Senza dubbio il Psi fu il partito più dinamico degli anni Ottanta. Cercò i propri sostenitori tra le nuove figure professionali e le persone di successo. Si identificò con la Milano del secondo miracolo economico che era la roccaforte del partito e corteggiò stilisti, imprenditori edili e dei media e personalità dello spettacolo”. Francamente, e molto banalmente, con i comunisti che come vedremo di seguito adotteranno e coccoleranno chi di quel Cile era ambasciatore e messaggero, e con il Psi che forte della sua autonomia ormai consolidata era diventato più anti-comunista che a-comunista, c’era spazio nei luccicanti anni ’80 per l’epico Allende in b/n che con elmetto e fucile resisteva dalle stanze della Moneda?

I comunisti: gli Inti Illimani, probabilmente i cantori più conosciuti dell’esperienza di ”Unidad Popular”, nei giorni del golpe si trovavano in tour in Italia per un giro nelle varie feste dell’Unità. In quelle ore di comprensibile smarrimento, i componenti del gruppo si interrogavano sul nome del paese sul quale sarebbe ricaduta la scelta per l’ormai più che probabile esilio. Optarono per la Germania dell’Est; fu Giancarlo Pajetta a dissuaderli, consigliando loro di restare in Italia, cosa che poi effettivamente avvenne. Dal loro libricino ”Viva Italia” parlano delle feste dell’Unità: ”Si è parlato molto di questi eventi politico-commercial-culturali, dei pro e dei contro. Noi stessi, tentando di tracciare un bilancio, ci scontriamo con la difficoltà del tempo che passa e dei cambiamenti che falsano prospettive e punti di riferimento. Nel bene e nel male, la macchina organizzativa che è oggi un festival dell’Unità non ha niente a che vedere con il tessuto artigianale di passione e di partecipazione che avevano le feste, grandi e piccole, negli anni a cavallo tra i Settanta e i primi Ottanta.”. Malgrado ciò continuano comunque a partecipare, quasi per inerzia (anche quest’anno, a giorni, parteciperanno alla festa di Modena), poiché sono appunto frutto del lasciato di quel Pci degli anni Settanta, e pertanto continuano ad essere ”Allende” qui da noi. Il Psi degli anni Ottanta, invece, non ha coltivato nulla e dunque non ha lasciato nulla.

A questo punto sarebbe più un’autocritica generale da fare, in questo senso, per i suoi eredi. E quindi, in definitiva, tra eredi comunisti con questa farsesca e caricaturale eredità degli Inti Illimani, ed eredi socialisti che in mano non si ritrovano nulla di ”culturale” in questo senso, il diritto al ricordo va alle singole coscienze, a chi sa sopportare e confrontarsi, nella propria introspezione, con la pesante eredità politica e morale di Salvador Allende. Che non è cosa da poco ed è ben più importante della celebrazione.

Carmelo Sardo 

 

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