sabato, 3 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Chi è senza peccato
Pubblicato il 08-09-2015


La filippica del deputato 5 Stelle Mattia Fantinati al Meeting di Comunione e Liberazione a Rimini ha galvanizzato le folle virtuali sui social media. Il suo atteggiamento fazioso e persecutorio ricorda il furore dei giustizialisti al tempo di Mani Pulite. Che differenza abissale rispetto all’intervento colto e intelligente di Claudio Martelli al Meeting di CL negli anni Ottanta! Altri tempi, altre intelligenze, altre carature politiche.  Io e i cillieni militiamo da sempre su sponde opposte. Negli anni Ottanta, quand’ero studente, polemizzavo aspramente contro il loro modo di concepire la religione e la politica. Ma il confronto/scontro era politico. Altra cosa dal moralismo becero che va per la maggiore oggi. Noi laici non lottavamo contro il Male assoluto. Ai cattolici ultra conservatori contrapponevamo la nostra visione laica e libertaria. Talora affioravano punti d’incontro: la lotta per la libertà nei paesi oppressi dal comunismo per esempio.

La laicità è figlia della cultura liberale: significa tolleranza, apertura mentale, esercizio del dubbio. Il laico, convinto che la verità assoluta non esiste, rispetta il proprio interlocutore – a condizione, ovviamente, che questi non persegua la sopraffazione e la violenza. Fantinati invece possiede la verità, è un puro. I suoi avversari sono nemici del bene. Colpisce la posa compiaciuta dello zelota, dell’integralista: “Sono qui per denunciare come Comunione e Liberazione, la più potente lobby italiana, abbia trasformato l’esperienza spirituale morale, in un paravento di interessi personali, finalizzati sempre e comunque a denaro e potere. La politica deve essere laica, perché deve fare il bene comune, di tutti. Non esiste una politica cristiana, esiste un cristiano che fa politica. Il Movimento 5 stelle si indigna che si possa strumentalizzare in questo modo tanta brava gente e credenti cattolici”.

Questo j’accuse generalizzato, questa chiamata di correità collettiva è degna dei tribunali della Santa Inquisizione – l’inquisitore fa ricadere le (presunte, ma date per certe) colpe su tutti i militanti del movimento incriminato. L’illuminista Beccaria, che teorizzò la geniale distinzione tra reato e peccato, inorridirebbe. Secondo il diritto laico, c’è solo un caso in cui il reato “associativo” ha un senso: quando si ha a che fare con organizzazioni criminali quali la Mafia e il Partito nazista. In uno Stato costituzionale di diritto, si denuncia la singola persona che ha commesso un reato specifico. Per i grillini invece chi è al governo o raggiunge posizioni di potere nella società civile – anche in una democrazia liberale –  è un corrotto, un disonesto, un losco figuro.

Badate bene: è tutt’altra cosa dire “chi è al governo può abusarne”. Dubitare di chi è al governo è cosa lecita, ed è compatibile con il garantismo. E infatti i liberali hanno escogitato il meccanismo della rotazione dei governanti. Ma il pentastellato senza macchia e senza paura (s)ragiona in base a categorie religiose manichee: di qua i puri, di là gli impuri; di qua i buoni, di là i cattivi; di qua la verità, di là la menzogna. Ma perché mai non è lecito che un movimento politico influenzi l’opinione pubblica anche con il denaro e il potere? Non è quello che fate anche voi, cari Robesperierre in sedicesimo? Non utilizzate forse il denaro, e i social media (spesso in maniera scorretta, propagandistica)? E cos’è questa entità misteriosa — il Potere – che evocate con gli occhi sgranati?

In un post su facebook, il nostro eroico deputato aggiunge il carico da novanta: “abbiamo buttato un sassolino dentro l’ingranaggio. Abbiamo fatto capire cosa significa onestà, trasparenza, a tutti i costi. La nostra onda travolgerà il marcio.” In sintesi: la politica non è buon governo, gestione efficiente della cosa pubblica. È molto di più: è rigenerazione, riscatto morale. È una jihad: il compito dei puri è scacciare il diavolo con l’acqua santa. È così che i giustizialisti e i puritani soffiano sul fuoco dell’antipolitica. Talmente grandiosi e irrealistici sono i loro strombazzati propositi di rinnovamento radicale che la gente prima o poi si ritrae, schifata, dalla politica democratica – palude malsana non bonificabile.

Per i grillini la commistione fra potere, denaro e politica è  fonte di ogni male; ed è causa del decadimento morale della nazione. Chi, in politica, maneggia il denaro  — lo sterco del demonio – è un ladro e si danna l’anima. “Negli anni avete generato un potere politico capace di influenzare sanità, scuole private cattoliche, università e appalti. Sempre dalla parte dei potenti, sempre dalla parte di chi comanda. Sempre in nome di Dio”. Insomma: gli imprenditori ciellini sarebbero come i mercanti del Tempio scacciati ignominiosamente da Gesù. Io – da buon socialista – ho una vena anti-clericale. Ma so bene che nessun movimento politico e nessuna Chiesa possono fare a meno di gestire in maniera “impura” le cose terrene. Il momento spirituale e quello temporale non si separano a colpi d’accetta. Umani siamo, e abitiamo un mondo imperfetto e maledettamente complicato. Leggetevi Carlo Ginzburg, il quale ironizza sulla “storiografia giudiziaria” per cui la politica sarebbe un susseguirsi di tradimenti, complotti, inganni, ruberie. Lo stesso impero romano, secondo i moralisti, crollò perché gli antichi romani avevano perso le antiche virtù repubblicane: sobrietà e onestà. Si erano rammolliti, trascorrrevano troppo tempo nelle terme e a gozzovigliare… La storia – la politica di oggi è la storia di domani – non è una rassicurante fotografia in bianco e nero: è piuttosto un canovaccio pieno di macchie e di zone grigie. E il grigio non è detto che indichi una cloaca maleodorante.

La Chiesa cattolica è stata tutto e il contrario di tutto, spesso nello stesso momento storico: una struttura di potere che ha perseguitato e torturato ebrei ed eretici, ordinato omicidi, pianificato stragi e guerre sante. È stata anche una entità spirituale che ci ha trasmesso la Caritas, gemma racchiusa nel Vangelo. Nella Chiesa convivono il papa simoniaco Bonifacio VIII e San Francesco. Il poverello di Assisi sapeva che la Chiesa era un impasto di idealità e corruzione, eppure scelse di riformarla standoci dentro. In tempi più moderni abbiamo avuto il papa antimodernista Pio X, e il grande papa laico Giovanni XXIII. Anche fra i ciellini, semplici militanti o dirigenti, ci sarà chi si è fatto sedurre dalle lusinghe di Satana. E ci saranno anche tanti idealisti per i quali il denaro e il potere sono un mezzo per promuovere una certa visione del mondo, non un fine in sé. Lo sterco del demonio a volte è utilissimo. Ricordo certe polemiche meschine contro Don Oreste Benzi, il fondatore della comunità Papa Giovanni XXIII di Rimini. Lo accusavano di fare il “business” col denaro e le proprietà che i fedeli gli donavano. Ebbene sì, era a modo suo un affarista, e gliene ne siamo grati: è così che ha compiuto tante opere di bene.

Gratta gratta si scopre che i duri e puri non sono poi così puri. Perché scegliere un tipo di reato-peccato, se il mondo della politica ufficiale è affarismo putrido da cima a fondo?  Semplice: la logica manichea del puro richiede che il male denunciato sia assoluto ed estraneo, lontano da sé. Il male deve incarnarsi in un gruppuscolo laggiù sull’orizzonte – la casta, i ciellini ecc. – che funge da sacco delle botte e capro espiatorio per i mali della nazione. Pochi colpevoli, e tutti gli altri assolti.  Ecco perché il Movimento 5 stelle ha scelto come bandiera di battaglia la corruzione. Denunciare l’evasione fiscale, reato altrettanto grave, metterebbe in crisi lo schema semplicistico “cittadini onesti di qua, politici corrotti di là”. Troppe persone dovrebbero mettersi una mano tremolante sulla coscienza. Che differenza c’è sul piano giuridico fra il corrotto/corruttore e il grande evasore? Nessuna: entrambi violano la legge. Che differenza morale c’è fra un politico (o un amministratore pubblico) che incassa una tangente e un imprenditore che guadagna duecentomila euro l’anno e ne dichiara solo diecimila? Nessuna: entrambi rubano; entrambi danneggiano la comunità. Negli Stati Uniti, paese con un forte imprinting puritano, corrotti ed evasori sono trattati allo stesso identico modo: vanno in galera tanto gli uni quanto gli altri. Sia chiaro che non sono, a mia volta, un talebano della legalità: lo so che il piccolo commerciante spesso è costretto a evadere per sopravvivere. Ma la grande evasione è, questa sì, un male: è una delle cause dell’ingiustizia sociale. Il pensionato, il dipendente, l’imprenditore onesto tirano la cinghia eppure finanziano ospedali, scuole, strade anche per i milionari che evadono le tasse. Secondo uno studio della Commissione UE, nel 2013 l’evasione ha sottratto ben 50 miliardi di euro alle casse dello Stato italiano. Una montagna di denaro, pari a due finanziarie lacrime e sangue. Con quei soldi potremmo fare tante cose: ridurre le tasse a chi ne paga troppe, aiutare i bisognosi, investire nell’economia.

Nel Vangelo ci sono vari passi che incitano al fanatismo. Ma ce ne sono due stupendi, assolutamente anti-integralisti. Gesù non si fece cogliere in fallo dal fariseo di turno che voleva arruolarlo nel partito anti-tasse e anti-Roma. Prendendo in mano la moneta che il fariseo (un puro) gli porgeva, disse: “A Cesare quel che è di Cesare, a Dio quel che è di Dio”. Queste parole sono state interpretate come una dichiarazione ante litteram di laicità. A mio modesto avviso sono un richiamo al realismo, alla concretezza: il denaro non va demonizzato – Cesare ne ha bisogno per costruire strade, ponti e acquedotti. Quando una folla inferocita si apprestava a lapidare una prostituta, Gesù fermò la barbara esecuzione dicendo: “Chi è senza peccato scagli la prima pietra”. Per poter scagliare la prima pietra, i moralisti sono costretti a denunciare un solo tipo di peccato: quello di cui – per il momento – non si sono macchiati loro.

Edoardo Crisafulli

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Commenti all'articolo
  1. Da socialista e da cattolico le faccio i miei complimenti per questo scritto; anzi, se permette, me lo stampo. Oltretutto tocca un tema a me caro che è l’evasione fiscale: una vera piaga, alla quale nessuno vuol mettere mano, forse anche per motivi elettorali (gli evasori sono tanti e votano); mentre invece è una battaglia da affrontare quanto prima, una battaglia (per me) socialista e cristiana.

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