venerdì, 9 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Colosseo chiuso?
Chiudiamo i sindacati
Pubblicato il 18-09-2015


Una sciocchezza tira l’altra. Come i tweet. Ha cominciato il ministro per i Beni Culturali Dario Franceschini – “la misura è colma” – l’ha seguito a ruota il presidente del consiglio Matteo Renzi: “Non lasceremo la cultura ostaggio di quei sindacalisti che sono contro l’Italia. Adesso basta: oggi decreto legge #colosseo #lavoltabuona”.

Oggetto del disdegno governativo un’assemblea sindacale che ha fatto chiudere per due ore e mezza i siti archeologici più importanti della Capitale, dal Foro Romano al Palatino, dalle Terme di Diocleziano a Ostia Antica.

L’assemblea sindacale era stata regolarmente convocata e autorizzata. Dunque non un ‘fulmine a ciel sereno’, ma la solita inefficienza burocratica ministeriale che invece di informare prima guide turistiche e operatori del settore, ha lasciato che il tutto divenisse una ‘sorpresa’, materiale buono per commenti (come questo) e per un diluvio di tweet.
Ma domandiamo: vogliamo impedirgli di fare assemblee e scioperi oppure i lavoratori del settore devono essere considerati alla stregua di quelli dei servizi essenziali, come treni, bus, ospedali … Anche questi possono fare assemblee e scioperi, ma devono dirlo 15 giorni prima e garantire uno standard minimo di servizi.
Per la verità sembra quasi che, come già accaduto con Pompei, ci sia una strategia studiata a tavolino: mettere sul banco degli accusati lavoratori e sindacati, additarli all’opinione pubblica come l’origine delle inefficienze e dei clamorosi ritardi del nostro intero sistema Paese.

Non che i sindacati non abbiano le loro colpe e che i lavoratori qualche volta abbiano poca voglia di lavorare, ma far credere che il nostro patrimonio turistico sia gestito peggio che male per colpo di costoro, richiede una bella faccia tosta. Piuttosto ci dovrebbero essere delle dimissioni, almeno di qualche dirigente ministeriale, così come si dimise Sandro Bondi da ministro, a furor di popolo, quando venne giù un pezzo di un muro negli scavi di Pompei perché aveva piovuto troppo …
Diciamo pure che in questo frangente, e a leggere i tweet governativi, Renzi & C. corrono un bel rischio, quello di apparire non come gli  ‘innovatori’, ma come i ‘restauratori’, con una bella venatura padronale e di destra che non si vedeva dagli anni ’60. Quale sarebbe il rimedio? Ridurre i diritti sindacali, licenziare in libertà, pagare meno chi lavora… e così via elencando? Quando la smettono di imitare, e male, il ‘mascellone’? Per forza poi appare credibile la frase sul Senato da trasformare in Museo…

Di certo questo ritorno al passato non servirebbe né a far crescere il PIL né tantomeno a far funzionare meglio il Paese, ma solo ad allargare il bacino degli scontenti, la platea di chi si sente estraneo allo Stato e alle sue Istituzioni, a ingrassare la malapianta del radicalismo sociale e politico.
Carlo Correr

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Commenti all'articolo
  1. Partì, Renzi, con un’affermazione strabiliante: una riforma al mese.
    Non c’è riuscito, ma non per sua colpa. Un po’ le resistenze, un po’ gufi e rosiconi, un po’la burocrazia, il tempo gli è volato via di mano. Ma la voglia di andare di corsa non gli è passata.
    A Roma, un’assemblea di lavoratori ha bloccato per qualche ora la visita del Colosseo. Fino alle undici mattutine (che però era stata annunciata per le undici “p.m.” – a causa di un ritardo culturale molto originale: non è che non sapevano l’inglese, era una specie di analfabetismo di ritorno della lingua latina)!
    Questo fatto è stato giudicato come una violazione del diritto del turista a visitare il Colosseo. Una violazione gravissima, tanto che, nel pomeriggio – quando era già prevista una riunione del Consiglio dei Ministri –è stato rimediato alla situazione giuridica con l’emanazione di un decreto che parifica musei e siti archeologici ai servizi di interesse nazionali e, di conseguenza, impedisce che si ripetano assemblee che siano causa della chiusura, anche temporanea, di quei luoghi.
    Questa è dimostrazione di forza ed espressione delle priorità del Paese. Solo i sindacati, fossilizzati, hanno manifestato delle riserve.
    Il decreto è come una cartina di tornasole che rivela il ruolo dell’Italia nel processo produttivo mondiale.
    Prendiamo il computer, la prima cosa che viene in mente è la California, Cupertino, Windows, Mac, Google, ecc. Ed è tutto vero. Peccato che in Italia la Olivetti fosse stata all’avanguardia in questo campo e sia stata fatta scomparire dalla faccia della terra, o che a Pisa sia nato il primo grande calcolatore. No, questa non era materia per gli italiani. Qualcuno decise che per noi andava bene un altro futuro, di gioia, bellezza, arte, patrimonio culturale, moda, cucina, turismo…
    Così, piano piano, l’Italia ha abbandonato – salvo rare eccezioni – le produzioni industriali per ritirarsi nelle nicchie di sopravvivenza che le erano state riservate.
    Nel passato non sono mancate le assemblee né gli scioperi che hanno tenuto chiusi prestigiosi musei, senza altre reazioni se non un trafiletto nella cronaca locale. Ora non più, destinati ad essere parcheggiati nel frivolo, solo ci resta “l’economia della cultura”, che esiste, non è uno scherzo, ma non dovrebbe che essere comprimaria di un processo produttivo a largo raggio.
    E’ in atto un meccanismo che prevede per noi un radioso futuro che si potrebbe sintetizzare così: “Italia: pizza e mandolino”.
    In questo contesto, molto condiviso, Renzi ha fatto bene a decretare d’urgenza, perché così si sappia cosa ci resta e come dobbiamo comportarci. Non ci sono concesse distrazioni.

  2. caro Moreno Bucci,
    se la memoria non mi inganna, e non mi inganna, hai già dimenticato quando proprio Ponte Vecchio a Firenze, sindaco Renzi, venne chiuso a turisti provenienti da tutto il mondo e a fiorentini per una festa privata. Come mai in quel caso non è stato invocato il decreto legge? cioè un provvedimento di estrema necessità e urgenza?
    Ma perchè, parimenti, non viene invocato un altro decreto che imponga al Governo semplicemente di pagare i custodi di un monumento per il lavoro svolto?
    Se non si dispone dei denari per pagare NON si chiedono prestazioni di lavoro. Almeno questo principio lo manteniamo oppure abbiamo già deciso di sacrificarlo al vuoto renzismo?

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