sabato, 3 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

AFFARE EUROPEO
Pubblicato il 16-09-2015


Immigrati-Ungheria-Squinzi

Mentre continua l’emergenza profughi, l’Europa prova ad affrontarla ergendo muri nazionali e lasciando così che si sbriciolino i presupposti comunitari sui quali era nata.

L’Ungheria dopo aver eretto il muro contro gli immigrati, ha promulgato anche delle leggi per fermare gli arrivi, ma solo ieri 367 migranti sono entrati illegalmente in Ungheria e tutti saranno oggetto di un procedimento giudiziario. Oggi sono avvenuti nuovi scontri tra profughi e le forze dell’ordine ungheresi ad Horgos, davanti al muro eretto al confine con la Serbia, gli immigrati hanno rpovato a varcare il confine lanciando delle coperte sul fino spinato del muro e provando così ad attraversarlo, ma la polizia ungherese ha reagito con lancio di lacrimogeni e intervento dei cannoni ad acqua.

Di contro i Paesi ai confini ungheresi hanno annunciato nuovi controlli alle frontiere con il Paese di Orban: il Governo sloveno ha annunciato i controlli ai confini ungheresi preceduto da quello austriaco che ha iniziato a controllare anche le frontiere italiane. I controlli, annunciati da Vienna, per il momento riguardano soprattutto il confine con l’Ungheria.

La rotta balcanica
Il primo ministro croato, Zoran Milanovic, dopo la chiusura del confine serbo-ungherese, ha annunciato che la Croazia consentirà il passaggio dei profughi nel proprio Paese. “È evidente che queste persone non vogliono restare in Croazia”, ha detto Milanovic che ha anche chiesto una riunione urgente del consiglio di sicurezza dell’Onu. I migranti che scelgono la rotta balcanica per arrivare nel “cuore” dell’Europa ora potranno attraversare la Croazia “pronta a ricevere queste persone o indirizzarle dove vogliono andare”, ha detto Milanovic dinanzi al Parlamento. “Potranno attraversare la Croazia e li aiuteremo”. “Il filo spinato nell’Europa del XXI secolo – ha aggiunto, chiaramente rivolto, ai suoi vicini ungheresi – non è la risposta, ma una minaccia”. Intorno a mezzogiorno, il ministro dell’Interno Ranko Ostojic ha comunicato che erano 277 quelli entrati fino a quell’ora in Croazia dalla Serbia. Ma per migranti arrivati in Croazia, già stremati da settimane di cammino, si profila adesso un altro rischio: incappare in qualcuna delle mine lasciare nella zona orientale del Paese, durante la guerra della Jugoslavia: per evitare nuove tragedie, il governo di Zagabria ha già inviato sminatori. La Croazia resta ormai l’unico modo per proseguire la rotta balcanica e raggiungere la Slovenia per poi proseguire verso la Germania, anche perché l’Ungheria ha cominciato le misurazioni per proseguire la barriera lungo la frontiera con la Romania.
Oggi la Polizia greca rende noto che circa 5.000 migranti hanno attraversato il confine nord della Grecia entrando in Macedonia in 24 ore, tra martedì e mercoledì. La rotta balcanica inizia qui dove i poliziotti macedoni gestiscono con i manganelli l’afflusso di migranti dalla Grecia.

Macedonian riot police attack refugees#Video of #Macedonian riot police attacking refugees

Posted by Rudaw English on Giovedì 10 settembre 2015

Il richiamo all’Unione
Mentre ogni Stato europeo procede di proprio conto Berlino chiede a Bruxelles un vertice straordinario sull’emergenza profughi. Sulla stessa linea il commissario Ue, Cecilia Malmstrom “Qualsiasi costruzione di muri e barriere non è l’Europa che vogliamo”. “Gente disperata troverà sempre strade alternative” per entrare in Europa, ed è per questo che è importante “trovare un accordo la settimana prossima”.
Sul tema dei migranti “occorre una assunzione di responsabilità da parte dell’Unione e di tutti i paesi al suo interno”. Lo dice il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, da Vienna. “È un fattore di carattere epocale con una dimensione e un ritmo crescente che richiede di essere governato non dai singoli stati che non potrebbero farlo, non sarebbero in condizione di farlo, ma può essere governato soltanto dall’Unione nel suo complesso, da una gestione comune”, conclude il Capo dello Stato. La soluzione per il presidente austriaco Heinz Fischer è “far partire il prima possibile gli ‘hotspot'”. Quella dei profughi, ha aggiunto, è ormai “un’emergenza epocale e lo spirito unitario dell’Unione è a rischio. L’Europa ha la forza per affrontare il problema, c’è la volontà ma va risolto insieme”. Infatti, secondo Fischer, “lo sforzo della redistribuzione dei richiedenti asilo va fatto a 28 e non a 8 paesi, serve uno sforzo collettivo e comune”. Il presidente austriaco, che oggi ha avuto un lungo colloquio con Sergio Mattarella, dopo aver confermato che Schengen deve rimanere “il filo conduttore dell’Europa”, ha spiegato che quello di Dublino “è un trattato di compromesso ma ora non c’è di meglio anche se non rappresenta una soluzione da qui all’eternità”.

Confindustria: “Priorità è dare lavoro agli italiani”
“Non è l’immigrazione che può risolvere i nostri problemi. Noi abbiamo bisogno di ridare lavoro innanzitutto agli italiani”. Parola del leader di Confindustria Giorgio Squinzi, a margine della presentazione a Milano della Fondazione E4impact Per Squinzi è necessario che “cominciamo a ridare un futuro ai nostri giovani e una velocità al Paese” visto che “abbiamo oltre il 13% di disoccupazione e oltre il 40% di disoccupazione giovanile”.

La Russia contro la risoluzione Onu contro i trafficanti
Mosca si è detta fermamente contraria alla risoluzione Onu che permette all’Europa l’uso della forza contro i trafficanti di esseri umani nel Mediterraneo. La Russia non vuole che si ripeta ciò che accadde nel 2011 con la Libia quando con la risoluzione adottata per autorizzare il ricorso a “tutte le misure necessarie” per proteggere i civili venne di fatto spianata la strada all’intervento militare.

Maria Teresa Olivieri

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